Elezioni spagnole: quando il “vento” iberico diventa un venticello

Spain's Prime Minister and People's Party (PP) leader Mariano Rajoy applauds during the final campaign rally for Spain's general election in Madrid

Nonostante la Spagna sia, dopo la Grecia, il membro dell’Eurozona maggiormente colpito dalla crisi (situazione aggravata da una fragilità endemica dell’impalcatura economica del Paese), il partito di governo è riuscito a confermarsi al primo posto, pur con un’evidente emorragia di consensi.

Dall’altro lato, l’alternativa anti-sistema di Pablo Iglesias avanza ma non sfonda, attestandosi in terza posizione dietro al PSOE, uno dei due bastioni della politica tradizionale spagnola.

Quarta e staccata la lista Ciudadanos – Partido de la Ciudadanía, altra forza con velleità di rottura.

Una disamina delle Elecciones Generales scevra da ogni tentazione ideologica o partigiana dimostrerà dunque come la balcanizzazione dello scenario parlamentare non si sia tradotta, di fatto, in un ribaltamento degli equilibri di potere a vantaggio delle nuove compagini e in una rivoluzione sostanziale.

I massacri dei Conquistadores e la memoria corta dei loro discendenti

conquistador_by_madspeitersen-d2z6s5cLa dotazione di un apparto di tipo socialista, antitetico al precedente hitleriano, rappresentò, per l’opinione pubblica e la classe dirigente della DDR, un anestetico contro il trauma, morale e storico, del Nazismo.

Ecco, ad esempio, che l’orrore di quanto avvenuto tra il 1933 e il 1945 venne associato alla sola Germania Ovest, facendo tabula rasa di ogni responsabilità al di là del Muro.

Allo stesso modo, i discendenti dei coloni in America Latina* sembrano espellere dalle loro coscienze la violenza degli antichi Conquistadores, associandola ai soli europei ed estraneand

*Il termine “latino”, riferito a spagnoli ed ispanici, è da considerarsi improprio. Gli spagnoli discendono infatti dagli Iberi e dai Celti, spesso definiti “Celtiberi”.osene.

Il Barcellona, l’indipendentismo catalano e quella “macchia” sulla maglia.

barcaL’FC Barcellona è spesso considerata, in ragione del suo grande successo internazionale, il fiore all’occhiello e l’ambasciatrice della Catalogna nel resto del mondo. La squadra sceglie tuttavia di farsi sponsorizzare dalla compagnia aerea di bandiera qatriota, questo nonostante Doha sia uno dei maggiori destabilizzatori della fascia mediorientale e nonostante si tratti di un Paese dittatoriale, munito della Sharia, estremamente repressivo nei confronti dell’opposizione interna e del tutto insensibile alle esigenze più elementari dei lavoratori stranieri (spesso provenienti dal sud-est asiatico), relegati in condizioni al limite della sopravvivenza e della dignità umana**.

Il dato non può che gettare un’ombra sulla società e, di riflesso, sul movimento indipendentista catalano che individua nei blaugrana uno dei suoi maggiori veicoli propagandistici; la condotta dell’Emirato si staglia infatti come del tutto incompatibile con i valori di matrice socialista esibiti dai separatisti.

* Il Qatar ha avviavo ormai da diversi anni un processo di penetrazione in Occidente, che include l’entrata in numerosi brand storici come Louis Vuitton, Glencore, Vinci, Vivendi, Le Figaro (ne possiede la sede centrale), Volksvagen, Porsche, ENI, ecc.

** Si stima che circa 3000 lavoratori immigrati muoiano ogni anno in Qatar, spesso colpiti da infarto a causa delle alte temperature sotto le quali sono costretti a lavorare. Il fenomeno sta assumendo connotati ancora più allarmanti con la costruzione degli impianti sportivi per il Campionato mondiale di calcio che si svolgerà nell’Emirato.

L’ “addomesticamento” di Tsipras: un destino inevitabile anche per “Podemos”.

Finance ministers meeting“Rispetteremo i nostri obblighi sul prestito verso la BCE e il FMI”, queste le parole del primo Ministro greco Alexīs Tsipras, due giorni fa.

Una turning point prevedibile per il giovane leader di Syriza, consapevole di non avere le coperture e il peso contrattuale per un braccio di ferro con l’attuale governance europea né per la realizzazione del suo programma ispirato al newdelismo rooseveltiano.

Un destino che attenderebbe anche lo spagnolo “Podemeos” (movimento di sinistra nato sul modello del M5S italiano) qualora dovesse accedere a Palazzo della Moncloa, data la precarietà dei conti del Paese e la debolezza di Madrid nei consessi internazionali.

La crescita e l’affermazione di soggetti apertamente ostili all’attuale, miope, politica di rigore, sarà senza dubbio destinata ad imprimere un cambiamento nelle linee di indirizzo di Bruxelles/Strasburgo e Francoforte, ma senza “shift” decisivi, sostanziali e traumatici a vantaggio di progettualità di segno socialista.

Eutanasia, omosessuali, coppie di fatto. Perché l’Italia è indietro ma la Spagna non è avanti.

Se è indubbio che l’Italia accusi un ritardo, pesante ed anomalo per una grande democrazia occidentale, su alcuni temi etici di fondamentale importanza come i diritti di omosessuali e coppie di fatto e l’eutanasia, è altrettanto indubbia l’inconsistenza di qualsivoglia paragone ed accostamento con la Spagna o le realtà sudamericane, recentemente dotatesi di dispositivi a tutela delle sopracitate categorie e della libertà di scelta.

La motivazione sta nel fatto si tratti di Paesi da poco usciti da lunghi periodi dominati ed offuscati da colpi di stato e regimi dittatoriali di matrice reazionaria-fascista-militare, appoggiati da attori quali il Vaticano e gli Stati Uniti; di conseguenza, il movimento d’opinione conservatore e cattolico avrà, in quei contesti, una libertà di manovra inferiore rispetto a quella di cui dispone in Italia, mentre, al contrario, i segmenti progressisti e laici potranno contare su un margine d’azione superiore. Ecco perché nazioni arretrate quali Cile, Uruguay ed Argentina, hanno potuto equipaggiarsi di strumentazioni evolute a tutela delle minoranze e del libero arbitrio, allineandosi alle da sempre più evolute e mature società europee.

Siamo dunque in presenza di un fenomeno potenzialmente transitorio, sulla cui durata e capacità di sedimentazione non sussistono ancora elementi certi e provanti (la Spagna uscita dall’ubriacatura zapaterista vede oggi minacciato il diritto all’aborto).

Sul versante opposto, potremo invece rilevare come molti dei paesi ex comunisti dell’Europa orientale vedano la presenza di governi a trazione conservatrice (ad esempio Russia ed Ungheria) e stiano sperimentando un ritorno massiccio delle istanze monarchiche (ad esempio Romania, Bulgaria ed Albania) e dell’influenza della chiese cristiane ed ortodosse, nel segno della riscoperta e dell’attualizzazione delle loro tradizioni pre-marxiste.

Telecom e il populismo..telefonato.

Compito di un’azienda privata non è farsi portatrice dei colori nazionali; per quello c’è la squadra olimpica di scherma. Compito di un’azienda privata è, se vogliamo fare capolino nel terreno della semplificazione, quello di “funzionare”. Questo si traduce in competitività, qualità del prodotto, buoni dividendi per il comparto azionario e, per ciò che interessa agli italiani nel caso Telecom, salvaguardia dell’occupazione del personale dipendente. Coloro i quali adesso si stracciano le vesti dinanzi alla vendita a Telecinco parlando di orgoglio nazionale ferito, sono, in buona parte, gli stessi che per anni hanno protestato contro gli aiuti di stato resisi necessari per evitare il tracollo o la svendita agli stranieri della FIAT (salvo poi sostenere chi ha buttato al vento miliardi di euro nella boutade propagandistica a tutela, temporanea, dell’italianità di Alitalia). Ma soprattutto, sono, in buona parte, gli stessi che hanno consentito ad una forza politica dichiaratamente secessionista e i cui leader proclamavano ( e proclamano) con orgoglio il proposito di volersi mondare l’orifizio anale con il vessillo nazionale, di occupare i vertici dello stato, portando avanti un’opera, subdola e costante, di erosione della cultura e della coscienza collettiva. Questo è offendere la dignità del proprio Paese.

Le Iene e le Olimpiadi dell’Illegalità…ma non del buon gusto

Ieri sera mi è capitato davanti agli occhi un servizio de “Le iene” (ennesimo grimaldello mediatico ad uso e consumo dell’ arcoriano e travestito da servizio di controinformazione); un inviato lasciava in terra un Rolex nelle piazze delle città di vari Paesi europei (Italia, Francia, Svizzera e Romania) aspettando che qualcuno lo raccogliesse. Recuperarlo significava vincere la “medaglia dell’illegalità”. Il “premio” era messo in palio anche attraverso una modalità differente e consequenziale: l’inviato rincorreva i passanti con in mano 100 euro, avvisandoli che la banconota era caduta dalle loro tasche. Chi la prendeva, assicurava a se stesso ed al proprio Paese il “trofeo” del programma di Italia 1. Il tutto “impreziosito” dalla cornice fonetica delle urla, sguaiate e stridule, della “iena”. Chi è salito sul punto più alto del podio? Bucarest, la Romania. Ladroni! Premesso che raccogliere un oggetto in terra non costituisce un atto amorale così come, in tempi di crisi (ancor più severi in un Paese del Secondo Mondo), non e biasimevole “accettare” 100 euro se e quando nessuno le reclama, non possono esimermi dal pormi e dal porre alcuni interrogativi: sono stati soltanto i romeni a raccogliere l’orologio e ad accettare la banconota, oppure la cosa è avvenuta anche in altre piazze? Chi può garantire che il servizio non sia stato sottoposto ad un’attenta (e calcolata) opera di “labor limae”? Il format in questione è trasmesso, per l’Italia, da una rete Mediaset, e non mi stupirei se anche questa fosse una mossa, l’ennesima, di indottrinamento politico e culturale, in tale frangente volta ad alzare la polvere contro gli immigrati e i romeni “zingari” e “ladri”. Se così fosse, ci troveremo davanti ad un esempio di propaganda “agitativa” di tipo “sociologico” (tra le più insidiose).

Ho una buona istruzione ed una situazione economicamente accettabile anche grazie ad un “romeno” del XIX secolo, che lasciò l’aquilano per andare a farsi sfruttare (ed insultare) in una fabbrica di Detroit.