Lo Stato ero io, lo Stato sono io. Il partito ero io, il partito sono io. Eziologia di un equivoco e fenomenologia di una tirannide.

Da “Il Giornale“:

“Alfano tradisce”

“Alfano pugnala il Cavaliere”

“Al-fini il traditore”

«Gianfranco da salvatore della patria a traditore»

Come vediamo, c’è sempre una linea di continuità da parte del maggiore organo di stampa del Gruppo Berlusconi nell’ etichettare e definire il dissenso e i dissenzienti. La destra italiana (o meglio, la sua porzione maggioritaria e più esposta), si dimostra, ancora una volta e per l’ennesima volta, incommensurabilmente distante dal solco della condivisione democratica e della dialettica liberale. La collegialità viene espulsa dal sistema normativo dell’elemento destrorso-berlusconiano (ne ha mai fatto parte?) per lasciare il posto a traiettorie semantiche e retoriche rozze e volgari, cristallizzate al muscolarismo ventrale di stampo fascista. Il capo e i suoi cultori e sacerdoti sono e diventano così gli unici e i soli dispensatori di verità e legittimità politica e ideologica, costi quel che costi, esattamente come avvenne in quel 18 settembre 1943, quando le Camicie Nere voltarono le spalle alla nazione e a chi la rappresentava, legittimamente ed in modo “super partes” ( Vittorio Emanuele III e il Maresciallo Pietro Badoglio) per dar vita ad un segmento secessionista, abusivo ed arbitrario, altro ed antitetico rispetto allo Stato unitario e a chi lo aveva reso tale.

Malavita organizzata e separatismo: breve storia di un amore lungo 1000 anni.

Il caso “Trinacria”.

La vicenda giudiziaria del separatista (evito la formula “meridionalista” che ha un significato storico ed un portato culturale e programmatico ben differente) nonché ex Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, incriminato per concorso esterno in associazione mafiosa, non potrà cogliere impreparato il conoscitore di quegli elementi di saldatura tra malavita organizzata, società ed apparto statale propri di alcuni segmenti del territorio italiano. La complessità e la delicatezza della tematica rendono senza dubbio inadeguate e costringenti le potenzialità offerte da un circuito quale può essere un “social network”, ragion per cui farò ricorso alla semplificazione (a limiti dell’ aneddotica) per illustrare, brevemente, i legami di contiguità tra separatismo e malavita che hanno sempre contraddistinto ed ammorbato la politica siciliana, inquinando e manomettendo anche gli stessi movimenti indipendentisti e i loro impianti valoriali.

All’indomani dello sbarco anglo-americano in Sicilia, prese forma un vasto e variegato movimento antinazionale alimentato dal malcontento verso lo Stato dopo la tragedia della dittatura, della guerra guerra ed a causa delle mistificazioni sull’operato ( ineccepibile e responsabile sotto i profili morale, politico e giuridico) di S.A.R Vittorio Emanuele III e del Presidente del Consiglio dei ministri del Regno, Pietro Badoglio (la cosiddetta “Fuga di Pescara”, altrimenti nota come “Fuga di Ortona” , “Fuga di Brindisi” o “Fuga di Bari”) ). Gli Stati Uniti, terra da sempre idealizzata e vagheggiata anche in virtù di un arsenale cinematografico alterante i contorni e la fisionomia istologica del reale, divennero il polo di attrazione delle speranza e delle aspettative di una comunità stremata e in preda al caos; Washington seppe allora cogliere la palla al balzo, organizzando il movimento separatista nel MIS (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia) con a capo Andrea Finocchiaro Aprile (l’uomo dalle tre dita) e, addirittura, un suo braccio militare, capitanato dal bandito Salvatore Giuliano. La Mafia fu l’atomo primo di questo velleitarismo autonomista e della sua trama progettuale, quando si reintrodusse, grazie gli Alleati che aveva agevolato nello sbarco, alla guida di numerosi municipi della regione (Calogero “Don Calò” Vizzini fu addirittura sindaco del suo paese). Lo scopo che Cosa Nostra si prefiggeva, soffiando sul vento antitaliano, era quello di ritrovarsi padrona del territorio (quale Stato indipendente o come parte di una nazione lontana migliaia di chilometri e quindi impossibilitata ad un gestione diretta della cosa pubblica), com’era avvenuto dagli Angiò fino all’arrivo del Prefetto Cesare Mori, in epoca unitaria. D’altro canto, anche la Camorra era stata libera di sguazzare nelle miserie della popolazione campana fino all’introduzione della “Legge Pica” (1863), il primo tentativo di contrasto alle mafie istituzionalmente organizzato (tra l’altro, la “Legge Pica” offriva ai briganti una serie di garanzie impensabili sotto il regno delle Due Sicilie).

Raramente il separatismo è ammantabile di nobili propositi e cavalleresche ambizioni.

Il IV Novembre e le tante amnesie della destra “nazionale”

Le esperienze ideologiche 900esche ci hanno consegnato la spaccatura immaginifica, sedimentatasi ed ossificatasi nelle nostre strutture culturali più profonde, tra una destra patriottica ed una sinistra antinazionale. Si tratta, però e a ben vedere, di un falso storico, facilmente smentibile dall’osservazione e dallo studio dei processi materiali e filosofici più recenti. Se, infatti, è vero che la sinistra di ispirazione massimalista era ed è portata, in virtù del principio basico dell’internazionalismo marxiano, ad un rifiuto dell’idea di comunità identitariamente organizzata, è altrettanto vero che la restante porzione dell’emisfero “progressista”, nella sua accezione democratica e liberale, non solo ha sempre abbracciato gli ideali della condivisione unitaria ma prende le mosse proprio da quegli uomini e da quei segmenti concettuali che furono anima e linfa dei processi risorgimentali per sfociare, di lì a poco, nella Sinistra Storica e nell’estrema Sinistra Storica. Al contrario, la comunità conservatrice offre e presenta, accanto ad una nutrita pattuglia di ispirazione smaccatamente patriottica, anche un ricchissimo sottobosco antiunitario; da segnalare e da non sottovalutare, altresì, la profonda e preoccupante mutazione culturale che la prima fazione sta avendo per effetto dell’apparentamento politico con la seconda, tradottosi e concretizzatosi nel fiorire di tutta una bibliografia revisionista in senso antirisorgimentale proveniente dagli ambienti ex aenniani ed ex missini un tempo “appaltatori” unici (ed abusivi) degli ideali sciovinisti. Ma non solo: eventi come la prima Guerra Mondiale o le guerre di indipendenza o, ancora, importanti conquiste coloniali come quella di Libia (che segnò l’ingresso del nostro Paese nel club delle grandi potenze), vengono spesso ignorati oppure accolti tiepdiamente proprio dalle destre a vocazione nazionalista-fascista in quanto slegate dalla paternità mussoliniana e, anzi, merito di quell’Italia liberale che l’ex marxista predappiese bollava come “Italietta” e che combatté fino a distruggere, disperdendone le ceneri nell’oblio del trascorso.

P.s: la realizzazione della Repubblica Sociale, entità secessionista e giuridicamente inammissibile perché altra e contraria rispetto alla Stato legittimo delineato nella Brindisi libera da Pietro Badoglio e da Vittorio Emanuele III, è la prova provante dell’aderenza, da parte fascista e vetero-fascista, non agli ideali di “patria” e nazione bensì a quelli mussoliniani e partitici.

La strada maestra del qualunquismo

Questo il commento di un utente sulla pagina Facebook dedicata a Pietro Badoglio (personaggio che una pubblicistica ed una storiografia troppo faziose hanno consegnato ad un giudizio approssimativo ed ingeneroso):

“Cazzo e lo stato italiano spende soldi per un blog qui su facebook per ricordare questo cialtrone traditore pezzo di merda!!!!!!”

Secondo il nostro pittoresco amico, sarebbe lo Stato Italiano, quindi, a pagare per mantenere in vita la pagina dedicata all’ex Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia. Ma c’è di più: Facebook farebbe un’eccezione per i fan del Maresciallo, ospitando, nello spazio creato in suo omaggio, anche un blog. Ovviamente a spese del contribuente italiano. Non sbagliava, Sir Winston Leonard Spencer Churchill, quando sosteneva che il miglior argomento contro la democrazia è “una conversazione di cinque minuti con un elettore medio”