Le insidie dell’antipolitica-Cosa ha realmente detto il Capo dello Stato e perché ha ragione.

Nelle società libere, la politica non è soltanto un strumento della democrazia, ma il suo scheletro stesso, la sua linfa vitale. E’ grazie alla politica, infatti, che il cittadino si manifesta, è rappresentato, ha voce, visibilità. Esiste.

Colpire la politica, in modo orizzontale, qualunquistico, azzerante, incapsulandola in uno sbrigativo binomio con il malaffare, significa dunque colpire la democrazia nei suoi punti vitali, significa voler sostituire allo stato diritto un regime delle pulsioni, delle emotività, dell’Es nietzschano nella sua declinazione più belluina.

Giuste e condivisibili, quindi, le affermazioni di Giorgio Napolitano (“antipolitica patologia eversiva”), che non volevano colpire il dissenso in quanto tale bensì mettere in guardia dai pericoli di un rigetto dei partiti e della rappresentanza nelle sue forme più mature e consolidate.

Silvio Berlusconi: il migliore di tutti noi.

Prerogativa dell’intelletto geniale è (anche) il saper comprendere prima degli altri l’andamento, la funzione e lo sviluppo delle dinamiche contingenti e circostanti. Essere in grado, insomma, di vedere oltre, di vedere più in là. Chi giudica un azzardo lo “strappo” dell’arcoriano (a parere di chi scrive si tratta, almeno per adesso, di un ricatto), commette lo stesso tragicomico errore di coloro i quali vaticinano periodicamente la sua fine politica dal 1993 per poi vedersi smentiti con regolare puntualità, trovando il rivale più solido, più forte e più popolare di prima. Berlusconi ha saputo, da straordinario interprete e conoscitore dell’istologia culturale, sociale ed emotiva dei suoi connazionali, fare dell’aumento Iva il punto d’entrata verso il segmento più ventrale dell’elettorato (ovvero la sua porzione maggioritaria), destinato a farsi voragine di sfondamento mediante una campagna elettorale (qualora Napolitano optasse per lo scioglimento delle Camere) che si consegnerà alla storia ed alla saggistica accademica sociologica per l’inusitato tasso di populismo e demagogia. Il capo del PdL è, inoltre, perfettamente consapevole della debolezza del centro-sinistra, si gravido di validi elementi ma non abbastanza forti, sul piano mediatico e comunicativo, da competere con lui, come sa di potere contare sull’appoggio, de facto, del M5S, inchiodato all’immobilismo parlamentarista ma schierato, politicamente e propagandisticamente, contro il partito democratico. Di nessuna consistenza, ancora, le “spaccature” in seno al PdL; chi dissente è destinato a venire travolto dalle potenti batteria mediatiche dell’ex capo-padrone, secondo il metodo che ha condotto all’estinzione politica e pubblica di Fini, Marcegaglia, Boffo, Giannino, ecc.

Ma vi è un’altra componente, che in troppi tendono, da ormai due decadi, a sottovalutare: Berlusconi è specchio, emanazione ed esemplificazione dei tratti più peculiari dell’italianità, caratteristica che lo porta ad essere percepito dal cittadino medio come a sé affine e contiguo. E’, questo, un elemento che l’ex Presidente del Consiglio riesce a sfruttare alla perfezione. Un esempio: le gaffes. Si tratta di una strategia comunicativa tesa non soltanto alla diversione ed all’esigenza di spostare ed orientare lo sguardo collettivo e mediatico (la loro scansione temporale non è mai omogenea), ma anche ad “umanizzare” Berlusconi, a renderlo vicino alla gente, esattamente come il torso nudo fu per Mussolini, la canottiera per Bossi oppure il “vaffanculo” per Grillo e Giannini. All’indagine più attenta non potrà sfuggire infatti come non si tratti mai di scivoloni ingolfati dall’elitarismo di un Monti o dalla sconclusionatezza suicida di una Fornero, ma di siparietti tipicamente popolari e consueti, che da un lato hanno lo scopo, di consegnarlo all’immaginario come un “everyman” e dall’altro di gettare in pasto al biasimo chi, invece, lo riprende, confezionando cosi’ la respingente l’immagine di un elitario e di un radical chic. L’ex Cavaliere è un’anomalia cui soltanto la natura, oppure una sterzata violenta del destino, riuscirà a porre rimedio; l’italiano non potrà superare Berlusconi perché questo equivarrebbe a superare se stesso.

Che cos’e’ la Destra,che cos’e’ la Sinistra,che cos’e’ Renzi. Ma il PD cos’e’?

Renzi non è un socialdemocrati­co; è un centrista di provenienza margheritiana e di formazione, cultura e famiglia peculiarmente democristiane (è un lapiriano). Ovvia e comprensibile, di conseguenza, la perplessità nell’elettore di sinistra, all’idea di liquidare per sempre gli ultimi scampoli di socialismo democratico “consegnando” il cartello politico-eletto­rale “liberal” ad un vetero democrtistiano.­ Mi fa sorridere, però, che le accuse di “destrismo” e di “berlusconismo”­ provengano dall’apparato ex PCI-PDS-DS e dai fuoriusciti PRC adesso accasatisi sotto l’ombrello vendoliano (appena la nave ha iniziato ad imbarcare acqua, molti “compagni” non hanno esitato ad abbandonarla). Ricordiamo che sono stati loro ad imbastire un governo con Silvio Berlusconi (indipendenteme­nte da quello che può essere il giudizio sull’esecutivo Letta); ricordiamo che sono stati loro ad eleggere un capo dello Stato in fronte compatto con il centro-destra (indipendenteme­nte da quello che può essere il giudizio su Napolitano); ricordiamo che sono stati loro a salvare l’arcoriano dall’ineleggibi­lità nel 1996 (e in misura minore nel 1994); ricordiamo che sono stati loro ad introdurre, istituzionalizz­are e rafforzare il precariato, sconquassando il mercato del lavoro (Pacchetto Treu e Protocollo sul Welfare); ricordiamo che sono stati (anche) loro a votare la nefasta Legge Biagi (per paura di essere dipinti come fiancheggiatori­ delle BR dal serraglio mediatico berlusconiano);­ ricordiamo che sono loro a detenere il record di privatizzazioni­ nella storia repubblicana (Governo D’Alema. Solo la coppia Eltisn- Gajdar arrivò a tanto); ricordiamo che sono stati (anche) loro a finanziare ed appoggiare tutte le iniziative militari USA/­UNOCAL-NATO (anche la signora Rame votò in tal senso, nel 2007); ricordiamo che sono stati loro a consegnare il Ministero di Grazia e Giustizia nelle mani di Clemente Mastella (come nominare Pacciani presidente di un’associazione­ contro la violenza sulle donne); ricordiamo, altresì, che sono stati loro a governare con i diniani; ricordiamo ecc, ecc, ecc. Il tutto, corroborato e sostenuto da un’insopportabi­le quanto ipocrita retorica di odore migliorista sul senso di responsabilità istituzionale. I vecchi “apparatčik” hanno attestato la loro linea di galleggiamento,­ a partire dal 1995, sull’appeasemen­t con il Cavaliere, e questo allo scopo di congelare i loro privilegi e il loro potere contrattuale. Le riforme ed il governo del Paese non sono, alla luce del segmento storico recente, ai vertici delle priorità di Via Sant’Andrea delle Fratte numero 16. Chi ha paura? Di chi?

I saggi di Napolitano e il paleofemminismo

Uno dei “problemi” evidenziati da talune porzioni della sinistra nazionale riguardo le due squadre di “saggi” volute e composte dal Capo dello Stato per cercare di condurre il Paese fuori dalle sabbie mobili del vuoto esecutivo in cui è precipitato, è il fatto che i membri delle equipes siano esclusivamente soggetti “maschi”. Attenzione, non uomini. “Maschi”. Un po’ come se stessimo parlando di esemplari di criceti da laboratorio. Le formazioni devono ancora mettersi al lavoro, ma la retrocultura caricata ad odio del pianeta “liberal” ha già emesso la sua inappellabile sentenza di condanna. Non importa che l’Italia sia legata ad un asino che sta per essere gettato in fondo al mare, come non importa che il genere non rappresenti, di per sè, un valore o un disvalore; il furor ideologicus esige il suo sacrificio di sangue. L’altare è quello del fanatasimo e ad essere sgozzata è la ragione. La sinistra si dimostra, ancora una volta e per l’ennesima volta, sideralmente distante dal Paese reale e dalle “issues” della sua piattaforma civile. Per questo, il Paese reale continua a bocciarla in cabina elettorale. E fa bene. P.s: Il paleofemminismo­ ha segnato il passo, mentre al politically correct l’evoluzione del pensiero critico sta prendendo le misure per l’abito funebre. Ma la sinistra preferisce la rendita della retorica al guadagno della progettualità.