L’inferno di ghiaccio in Groenlandia



Premesso che un’annessione della Groenlandia richiederebbe il voto favorevole del Congresso, ecco cosa potrebbe comportare un blitz, scellerato, per accaparrarsi l’isola:

1) rifiuto, da parte delle forze armate, di ubbidire agli ordini (diritto sancito dal codice militare statunitense)

2) rimozione e messa in stato di arresto/accusa di Trump (il quale ha già gravi pendenze giudiziarie)

3) intervento militare della NATO (o di alcuni paesi dell’Alleanza), ovvero la WWIII

4) una guerra civile negli USA (anche per i motivi in capo ai punti 1 e 2)

5) una reazione, da parte della comunità internazionale, più dura di quella avuta nei confronti della Russia (la Danimarca è un regno pacifico, senza conti in sospeso con alcuno)

6 (o 5b) ) gli USA di Trump diverrebbero uno “Stato canaglia”, isolato, senza più il loro “impero esterno” europeo e con un’immagine a pezzi

7) reazioni imprevedibili, sullo scacchiere mondiale, di altre potenze (come la Cina)

Per Washington, per il mondo, ma soprattutto per Trump e i suoi, si profilerebbero insomma conseguenze apocalittiche. E’ razionale pensare non siano idioti e sprovveduti a tal punto.

Il 4 Novembre e le contraddizioni dell’antimilitarismo italiano. Un ricordo dal passato (recente): i carri armati “olimpici” e l’orgoglio per il nucleare sovietico

Leggo ed ascolto, come ogni anno, polemiche, anche feroci, sulla Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, posizioni che rispetto, pur non condividendole.

Non posso, tuttavia, fare a meno di notare e ricordare come molti di questi antimilatristi battessero le mani davanti alle sfilate dell’esercito Sovietico in Piazza Rossa, con in testa gli ICBM a testata termonucleare multipla, od alle inziative imeprialiste degli eserciti comunisti (Cuba, Vietnam, URSS e RPC ) nei vari scacchieri internazionali.

L’internazionalismo marxiano è un principio lodevole, ma va conosciuto bene.

Il trono sulla finestra:Grillo e l’equivoco populista degli F-35

L’acquisto dei cacciabombardieri F-35, rientra in un piano di ammodernamento degli apparati militari NATO, alleanza di cui l’Italia fa inossidabilmente parte da oltre sei decadi (nata come “barriera” al blocco socialista che mai, rammentiamolo, si era spinto oltre il perimetro jaltiano, e divenuta dopo il 1992 braccio armato dell’imperialismo economico occidentale). Grillo si è potuto permettere il gesto ad “effetto” di votare contro la misura, solo ed esclusivamente perché nell’attuale segmento temporale si trova collocato all’opposizione; qualora fosse stato il M5S a governare, non avrebbe potuto dire no ai piani dell’alleanza, e questo per ragioni politiche, strategiche ed economiche ben definite e, in primis, predefinite. Ricordiamo, inoltre, che l’ex comico è un atlantista dichiarato e convinto, e che nel suo ideale “pantheon” politico collocò Tony Blair, ovvero la quinta colonna dell’imperialismo e della reazione targati GOP e Likud.

P.s. la prima uscita “istituzionale” dei capigruppo pentastellati, fu proprio all’ ambasciata statunitense.

Il “terremoto” della Festa della Repubblica

Da aquilano di nascita e di “sangue”, ho trovato del tutto irricevibili le polemiche degli anni passati sull’inopportun­ità di celebrare il 2 Giugno nella capitale, per destinare i soldi (appena 2 milioni di euro) dell’iniziativa­ ai terremotati, abruzzesi ed emiliani. Si tratta di pretesti, provocazioni ed arieti attraverso i quali giungere a ben altri obiettivi, scardinando le basi del nostro stare insieme e della nostra comunità democratica nata dalla lotta al nazi-fascismo. Trovo tuttavia improprio che la Festa della Repubblica si caratterizzi per lo sfoggio di muscolarità militare e di retorica bellica, come avveniva ai tempi delle democrazie popolari (cui va il mio tributo per e sotto molti altri aspetti); più giusto e ragionevole sarebbe proporre un ventaglio di iniziative che rappresentino la nostra storia recente, il nostro cammino comune. Per il grigio-verde c’è il 4 Novembre.