La minaccia al “branco” e la percezione del virus: perché “sopravvalutiamo” il Covid

lenteSebbene il Covid-19 abbia rappresentato e rappresenti un evento eccezionale, almeno per il mondo più evoluto ed avanzato, ogni anno le statistiche ci mostrano cause di morte maggiori e più insidiose, tra patologie, incidenti, infortuni ed eventi di vario genere, entità e natura.

Tuttavia, ad amplificare la percezione della pericolosità di questo virus è (anche) il numero, in alcuni paesi elevato, di vittime in un lasso di tempo ristretto o ristrettissimo.

Come spiega a riguardo lo scienziato cognitivo tedesco Gerard Gigerenzer, se sono in molti a morire, tutti insieme e in modo spettacolare e/o inusuale, la mente umana risponde con l’ansia, perché vedrebbe a rischio la sopravvivenza della specie (emblematica ed esplicativa la reazione alle foto dei camion di Bergamo). Un comportamento che molti esperti fanno risalire all’alba del nostro percorso, quando vivevamo in piccoli gruppi e di raccoglitori e cacciatori. “Ma quando sono altrettanti, o ancora di più, a morire in un modo distribuito nel tempo, come negli incidenti d’auto o di moto, è meno probabile che si venga assaliti dal paura.”

Restando in argomento Coronavirus, il fenomeno analizzato dal Prof. Gigerenzer rimanda ad un problema tipico di questa fase, cioè la confusione creata da grafici e statistiche anche per via del frequente e dilagante analfabetismo matematico. Il confondere “correlazione” e “causalità” o la “fallacia induttiva” secondo cui il dato riguardante un certo Paese valga anche per il nostro o altri, ne sono alcuni esempi. Spesso, una certa informazione sfrutta ad arte questi “vulnus” nella capacità analitica del pubblico, contribuendo ad esasperare e a complicare una situazione già precaria e pericolosa.

Se il pendolo inizia a muoversi: cosa ci insegna la reazione dopo la lettura degli atti del CTS e a cosa possiamo andare incontro.

verbali ctsLe prime crepe nella popolarità di Conte e del suo governo, emerse con la pubblicazione dei verbali del CTS, erano un evento previsto e prevedibile, alla luce delle dinamiche storiche. Un consenso molto forte e decisioni radicali sono infatti degli estremi, soggetti sempre ad oscillazioni opposte e contrarie appena le dinamiche di fondo subiscono un mutamento.

Il prossimo passaggio sarà una pericolosa e massiccia reazione di sfiducia verso l’informazione e, soprattutto, verso la comunità medico-scientifica, con il rischio di vedere aumentare le quotazioni e la popolarità dei movimenti anti-scientifici. Per questo, finché si è in tempo, è necessaria un’inversione di rotta che modifichi la narrazione del virus, ad esempio evitando i toni allarmistici, ansiogeni e confusionari usati finora.

Anche la sinistra dovrà imparare a secolarizzare il virus (c’è ancora chi difende il lockdown totale nonostante i pareri del CTS), a capire che esiste un mondo oltre il Covid e che presto tornerà ad affermarsi (per fortuna). Non sarà e non potrebbe essere una malattia la base e la stella polare di una strategia politica, di un modo di essere e di intendere le cose.

La mascherina e quelle “pubblicità progresso” sbagliate

mascherina3Da qualche giorno stanno circolano sui social, ma non solo, messaggi per sensibilizzare all’uso delle mascherine, paragonate alle cinture di sicurezza sulle automobili, sugli aerei oppure al casco per i motociclisti e gli scootersti. Si prosegue ammonendo che la mascherina non costituirebbe una limitazione delle libertà personali e ricordando gli intubati (ad oggi l’Italia conta una cinquantina di persone in terapia intensiva per il Covid su oltre 60 milioni di residenti).

Benché ispirato dalle migliori intenzioni, il messaggio contiene tuttavia alcune semplificazioni che lo rendono poco ricevibile e, forse, sospetto.

Più nel dettaglio:

-a differenza delle cinture e del casco, la mascherina va indossata in ogni momento della giornata, nei luoghi chiusi e quando non sia possibile mantenere la distanza interpersonale

-a differenza delle cinture e del casco, la mascherina può avere degli effetti collaterali, causando problemi alla pelle, problemi respiratori, problemi alle orecchie, di pressione, ecc

Ma soprattutto, le attuali restrizioni non riguardano solo l’uso delle mascherine ma investono molti altri aspetti della nostra vita (ricordiamo che abbracciarsi in pubblico è ad esempio proibito e può costarci una multa) con contraccolpi importanti sul nostro benessere psico-fisico e sull’economia del Paese.

Volendo concludere, anche se l’utilizzo delle mascherine è, per il momento, una pratica necessaria (almeno stando all’opinione della maggior parte della comunità medica), certe semplificazioni costituiscono sempre e in ogni caso una potenziale insidia, specialmente se e quando il mittente ha una riconoscibilità politica.