L’ostilità, spesso irrazionale, che una parte significativa della sinistra manifesta verso un approccio più “ottimistico” rispetto all’emergenza Covid, potrebbe essere una diretta conseguenza (non la sola) del metodo pedagogico marxista-leninista e della Scuola di Francoforte.
Sviluppato in anni che vedevano le masse prigioniere dell’ignoranza, quindi la loro emancipazione diventava un’urgenza, respingeva e respinge qualsiasi forma “disimpegnata” e “leggera” di arte e di intrattenimento, considerandola vacua, pericolosa, dispersiva e fuorviante. Per questo, e qui entra in ballo anche la visione materialistica del Socialismo, persino un atteggiamento più positivo riguardo la pandemia potrebbe essere inteso come superficiale e velleitario.
Un “modus cogitandi” da cui discende pure un certo, storico (e autolesionistico), rifiuto delle moderne tecniche della propaganda e della comunicazione.
L’arroccamento di una parte non marginale della sinistra, non solo italiana, alle misure restrittive ed alla cultura dell’emergenza (più che allo stato d’emergenza stesso o alla narrazione dell’emergenza) può forse trovare una risposta ed una chiave di lettura nei residui di quell’eredità socialista cui è debitrice, insieme al M5S, per ragioni storich
Alcune dichiarazioni di Andrea Bocelli sono senza dubbio discutibili, anche alla luce dell’enorme responsabilità che una posizione come la sua conferisce. Questo, al netto di ogni riflessione sulla necessità di invitare un cantante lirico ad un incontro a tema medico-scientifico.
Tra le tecniche della propaganda, più precisamente della propaganda “agitativa”, ne esiste una che è tanto diffusa quanto poco conosciuta (almeno per l’assenza di un “frame” ad hoc) ribattezzata da alcuni studiosi “fare terra bruciata”.
Si può notare come una parte del movimento d’opinione più “prudente” rispetto all’emergenza Covid tenda ad attribuire credibilità alla formazione ed alla competenza in modo incostante, a seconda del momento e della posizione espressa dal soggetto.
Tempo fa avevamo paragonato la condizione attuale degli scienziati (virologi, epidemiologi, immunologi, pneumologi, ecc) a quella dei magistrati degli anni ’90; entrambe le categorie impegnate direttamente e come nessun’altra in una fase di emergenza e per questo idealizzate dalla gente “comune” sull’onda dell’emotività, con riflessi significativi e destabilizzanti sul loro Ego. Un paragone
Nello scontro che sta avvenendo in questi giorni in Europa, l’economia e lo stesso Recovery Fund sono solo alcuni aspetti, e forse secondari, di una questione molto più vasta e complessa.
Uno dei maggiori esperti di comunicazione politica italiani suggerisce agli aspiranti spin doctor di usare i mezzi pubblici, in modo da conoscere e capire il paese “reale” al di là delle distorsioni mediatiche. Un consiglio che può sembrare ingenuo, dato il carattere soggettivo dell’esperienza personale, ma che ha una sua validità.
Capita spesso, a chi manifesti una linea critica verso una certa narrazione ansiogena, se non proprio alterata, del Covid, e verso le misure prese dal governo, di sentirsi accusare di negazionismo, egoismo, leghismo (non è un’offesa “ipso facto”), populismo, trumpismo (!) e persino di anti-patriottismo (quest’ultimo è un aspetto oltremodo inquietante, essendo un cliché usato dai regimi illiberali).