Covid e fuoco “amico”: ragioni pratiche e radici storiche

La colpevolizzazione del cittadino, accusato dalla maggioranza, dai suoi canali e dai suoi sostenioridi essere il solo ed unico responsabile di ogni aumento dei contagi passato, presente e futuro, non risponde solo ad un’esigenza pratica, cioè trovare un capro espiatorio dietro il quale nascondere le mancanze delle istituzioni (nazionali come locali). Essa è probabilmente riconducibile anche ad un certo anti-italianismo di cui una parte della sinistra (la più radicale e meno moderata) ha sempre dato prova, frutto a sua volta di una lettura arbitraria dell’internazionalismo marxiano e del tabù dell’esperienza fascista, che al contrario esaltò l’elemento nazionale e identitario.

Un inquietante esempio di “fuoco amico”, insomma, che ricorda le cannonate dei Borbone sul popolo siciliano.

Qualunquismo, accuse e parolacce: come cambia la comunicazione della sinistra (solo al tempo del Covid?)

«Le misure messe in campo hanno l’obiettivo di evitare che si ripeta quanto è successo questa estate. I siti sono pieni dei centri con insopportabili assembramenti di persone: dobbiamo stare attenti, perchè quanto successo questa estate non accada più. Non fateci più vedere foto come quelle di oggi (domenica 13 dicembre, ndr): dobbiamo evitare tutti che la terza ondata abbia luogo. Sarebbe complicato iniziare la campagna delle vaccinazioni con un nuovo inasprimento della curva epidemica».

Così il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, intervenendo nella scorsa puntata di “Che tempo che fa”.

Le parole di Arcuri sembrano suggerire che le istituzioni, la maggioranza, i loro canali propagandistici, i loro collaboratori e i loro sostenitori siano persuasi di avere a che fare con una platea ingenua e facilmente raggirabile ed abbiano assimilato un “canovaccio” che ripropongono in loop. Canovaccio basato sulle tecniche della “ripetizione” (appunto) e della “semplificazione”; ripetere che la colpa di ogni nuovo ed eventuale aumento dei contagi è e sarà sempre del cittadino e solo del cittadino, così com’è avvenuto in passato, in estate (in realtà la seconda ondata non è dovuta ai comportamenti estivi, peraltro resi possibili e incoraggiati dal governo, ma è da attribuirsi alla natura stagionale del Covid).

Si torna quindi al tema della colpevolizzazione, centrale in questa narrazione comunicativa e propagandistica e assoluto protagonista della scena da marzo. Curiosamente, il governo e la sua rete di influenza adottano in tal modo una forma di propaganda “agitativa”-“interna” non contro un bersaglio avversario ma contro il loro stesso popolo, che è oltretutto la prima vittima della crisi sanitaria. Un caso forse inedito e unico, nella storia repubblicana del Paese. Restando in argomento, Luigi “Gino” Strada, in un’intervista di ieri che lo ha visto lanciarsi in previsioni azzardate sull’evoluzione della pandemia e sull’impatto dei vaccini (lo Strada non è né virologo né epidemiologo né farmacologo), ha del resto accusato gli italiani di superficialità, di egoismo e di ignorare i morti causati dal virus. Grazie, ci permettiamo di aggiungere. E a scanso di equivoci siamo ironici.

Questa serie di riflessioni ci offre lo spunto anche per un ulteriore approfondimento, in particolare sul nuovo approccio alla comunicazione della sinistra italiana. Da sempre accusata di non saper parlare e relazionarsi con l’esterno, prigioniera di termini e concetti farraginosi e distanti dalla “gente”, oggi i suoi leader e i suoi agit-prop ricorrono a pensieri semplici e semplicistici, incapsulati in frasette brevi e di facile assimilazione, non poche volte ricorrendo persino alla trivialità ed alla volgarità (si pensi agli ultimi post di Fabrizio Del Prete, carichi di parolacce e insulti nei confronti degli italiani). L’impressione è che abbiano ormai recepito lo stile di quelle stesse destre populiste e qualunquiste che hanno sempre combattuto e dalle quali hanno sempre cercato di distinguersi, partendo proprio dalla forma.

L’Homo Technologicus e il dio Covid

In questi mesi, il movimento d’opinione più “prudente” rispetto all’emergenza Covid ha spesso mostrato un atteggiamento irrazionale di fronte alle notizie e/o alle ipotesi anche solo vagamente positive e rassicuranti, rigettandole come sciocche, fuorvianti e pericolose pure quando fondate e provenienti da fonti di indubbia autorevolezza. Persino richiamare l’attenzione su altre problematiche, pressanti e reali, o debunkizzare una “fake news”, se allineata ad una certa narrazione allarmistica, era ed è in qualche caso malvisto.

Un atteggiamento irrazionale, dicevamo, conseguenza non solo di quella polarizzazione favorita dalla politica come dai media, per ragioni molteplici e differenti, ma che può trovare una chiave interpretativa nella Storia.

Non disponendo delle conoscenze per comprendere e cercare di spiegare le calamità, le epidemie e tutti quei fenomeni che avevano un impatto drammatico sulla sua esistenza, l’uomo del passato (ma anche quello del presente, nelle zone più arretrate del pianeta) tendeva allora ad attribuirle al divino oppure a qualche forza sovrannaturale, a leggerle come una loro emanazione o rappresentazione.

Benché il contemporaneo possa contare su un sapere assai più sviluppato, maturo e articolato, il fatto che il Covid-19 sia una malattia per certi versi sconosciuta, il non aver mai vissuto o il non ricordare un’altra epidemia e l’enfasi assegnata dai media e dalla politica a quella che stiamo vivendo, ha forse fatto prevalere, in alcuni, la componente emotiva. Il virus è stato quindi sublimato e assolutizzato, anche dai più lucidi e preparati (uomini come gli altri, con le debolezze e le fragilità di chiunque altro), per cui ogni tentativo di metterne in dubbio e minacciarne la forza, l’invincibilià, la centralità e l’ “autorità”, è stato visto e viene visto come una sorta di eresia, lontana dal vero e dal possibile.

Pur con tutto il suo scibile e il suo arsenale tecnologico, l’uomo del XXI secolo, lo stesso che programma sbarchi su Marte, non è insomma molto diverso, nelle sue pieghe più recondite, dal pastore greco che vedeva nel fulmine un segno dell’ira di Zeus.

In difesa di Andrea Crisanti (per una volta): datemi una virgola e vi stravolgerò il mondo

Adnkronos – Crisanti: “Terza ondata certa, Italia avrà record morti in Europa”

Corriere della Sera – “Coronavirus, Crisanti: «La terza ondata? È una certezza. L’Italia avrà record di morti in Europa»

Huffpost – Andrea Crisanti: “La terza ondata è certa. L’Italia avrà il record di morti in Europa”

Le strutture semantiche e semiotiche dei titoli proposti sembrerebbero suggerire che per Andrea Crisanti sarà l’ipotetica terza ondata a determinare un record di morti per l’Italia, mentre scorrendo gli articoli e leggendoli con attenzione ci si renderà conto che il ricercatore capitolino intendeva ben altro: “L’Italia alla fine della prossima settimana sarà il paese con più morti in Europa”. Si riferiva cioè all’attuale seconda ondata, facendo stavolta una previsione purtroppo razionale e fondata. Titoli volutamente “clickbait”, dunque, nel caso di specie non solo fuorvianti ma, quel che è peggio, con un enorme potere destabilizzante, per il carico ansiogeno e allarmistico che contengono. Grave, ancor di più e a maggior ragione se si considerano la storia e il prestigio degli organi in questione.

Sempre a proposito di un’ipoteica terza ondata, data per certa forse con troppa disinvoltura, c’è chi usa termini-frame apocalittici come “incubo” (La Stampa, Il Giornale, Affaritaliani, Fidelity News, ecc), mentre il pittoresco Cartabellotta della Fondazione GIMBE arriva a ipotizzare una “strage” e l’ancor più pittoresco ex attore di b-movie e commedia sexy anni ’70 e ’80 Gualtiero “Walter” Ricciardi definisce “terribile” il di là da venire gennaio.

Inutile ribadire come il dilettantismo e la malafede di una certa informazione e di una certa comunicazione siano stati e siano un’emergenza per certi versi più grave e pressante dell’emergenza (sanitaria) stessa. Un’infodemia destinata a causare danni incalcolabili, e forse irrimediabili, che ci porteremo dietro per anni, anche quando il Covid sarà solo un ricordo.

Stelle, vaccini e complotti: fenomenologia di Andrea Crisanti

Nel corso di un’intervista rilasciata alla fine di settembre, Andrea Crisanti raccontava (la cosa era comunque già nota) di essere stato avvicinato sia dal PD che dal M5S per un’eventuale candidatura al Senato. “Ma preferisco rimanere uno scienziato. E’ così che mi sento più utile. Magari quando andrò in pensione ci penserò, ma mancano cinque anni”. Queste dichiarazioni dimostrano e confermano alcune cose e ne suggeriscono altre. Dimostrano e confermano come, storicamente, in ogni fase critica alcuni Attori e alcune categorie traggano o possano trarre vantaggio dalla situazione, suggeriscono il motivo di un certo protagonismo dell’entomologo capitolino (l’opinionista scientifico più visibile sui media italiani da febbraio), di certe frizioni con Luca Zaia e, forse, delle ultime sortite, discusse discutibili, sui vaccini anti-Covid e su Pfizer e Moderna.

Benché il Crisanti si sia definito, durante la stessa intervista, vicino al PD e alla “terza via” di Tony Blair (!), e “sicuramente non di destra”, la vicinanza anche con il M5S, famoso per le sue posizioni scettiche sulle vaccinazioni, i vaccini e le case farmaceutiche, potrebbe spiegare una certa mentalità “dietrologica” del nostro, tra l’altro già evidenziata quando aveva ventilato l’ipotesi, senza averne la minima prova, che alcune regioni potessero truccare i dati riguardanti il contagio. Anche i suoi elogi al metodo cinese per contrastare il virus potrebbero segnalare un’aderenza all’ideologia ed alle linee del M5S.

Nota: “Se non fosse stato per me Zaia avrebbe combinato un disastro. Il 28 febbraio parlò di epidemia mediatica, poi si è preso il merito e non ho potuto tacere. L’ho trovata una debolezza umana ma non mi sono fatto mettere i piedi in testa e ho difeso i meriti miei e dell’Università di Padova. La gratitudine è un sentimento raro che talvolta genera ostilità”; sempre il Crisanti e sempre nell’intervisa sopracitata. In questo caso risulta invece palese la mancanza di umiltà, buongusto e discrezione, tipica appunto del protagonismo, di un Ego ambizioso. C’è, insomma, un visibile slittamento tra la pacatezza del suo stile e i contenuti che effettivamente esprime e veicola.

Covid: quel poco equilibrio degli “esperti”

Nel momento in cui un medico, uno scienziato, un divulgatore scientifico o un rappresentante delle istituzioni elaborano e diffondono previsioni sul medio-lungo periodo e senza dati concreti su un virus ancora non molto conosciuto come il Covid-19, stanno facendo dell’opinionismo. Magari “di prestigio”, ma pur sempre semplice opinionismo.

Per questo, anche per questo, dovrebbero cercare di essere il più cauti e prudenti possibile, nella forma e nella sostanza, evitando estremizzazioni e termini forti, sia che stiano immaginando uno scenario positivo sia che ne stiano immaginando uno negativo (come hanno fatto e stanno facendo nella maggior parte dei casi).

In gioco, lo ripetiamo, non c’è solo la loro credibilità, peraltro già compromessa, ma anche la salute psicologica dei cittadini, della Nazione.

Nota: nel frattempo Andrea Crisanti (il più attivo sui media da febbraio) sta continuando a sollevare dubbi sui vaccini anti-Covid. Lo ha fatto ad esempio pure ieri sera, nel corso di un programma RAI. Errare è umano ma perseverare meriterebbe forse un approfondimento della Magistratura italiana.

Che c’azzecca: il tifo al tempo del Covid

In questi mesi si sente spesso dire che il tal opinionista scientifico “non ne ha azzeccata una” mentre un altro le avrebbe “azzeccate tutte”. Premesso che tutti hanno, in qualche misura, sbagliato previsioni (soprattutto sul medio e lungo periodo, essendo il Covid-19 quasi sconosciuto), si tratta di un approccio, di un “modus cogitandi, emblematico di una certa irrazionalità tipica dell’attuale fase storica. Uno scienziato non è infatti un cartomante che deve “azzeccarci”, ma la sovraesposizione mediatica li sta portando, troppe volte, a spingersi (ed a spingerci) oltre.

Andrea Crisanti: lo strano caso dell’uomo che visse due volte

Dopo le sue ultime dichiarazioni sui vaccini, discusse e senza dubbio discutibili, Andrea Crisanti è riuscito nella missione all’apparenza impossible di diventare un’icona e un punto di riferimento per due mondi completamente diversi, inconciliabili e non comunicanti. Da un lato quello dei razionalisti (se non quasi “scientisti”), nella loro variante più prudente e rigida rispetto all’emergenza Covid, e dall’altro quello dei “complottisti” e dei no-vax.

Un caso unico nel suo genere, un curioso ponte di raccordo, l’entomologo capitolino, tra Burioni e Tarro, tra Povia e Piero Angela, tra ImolaOggi e il CICAP, tra il microscopio e il noncielodicono. Uno “status” che lo renderebbe tra l’altro molto pericoloso, se e quando dovesse portare nuovi affondi contro i vaccini.

Al di là dell’aspetto ironico e faceto (fino a un certo punto) della considerazione, appare evidente come la sovraesposizione mediatica di medici e scienziati sia dannosa non solo per il pubblico quanto per loro stessi, rischiando di comprometterne l’immagine e la credibilità. Come ha ribadito di recente un autorevole geologo,Tozzi, la scienza si fa nei laboratori. Sui media, almeno in questo modo, è solo opinionismo se non addirittura un’arte divinatoria.

Covid – Titoli, tranelli e teatranti

“Il Covid trascina 5 milioni e mezzo d’italiani nel tunnel della povertà”; così Repubblica, in un articolo di oggi.

Un titolo ed una linea simili a quelli de La Stampa (altro giornale vicino al Governo), che il 25 ottobre esordiva in prima pagina con un: “Il virus chiude cinema, palestre e ristoranti”.

A ben vedere non è il virus, in quanto tale, ad impoverire i cittadini e a chiudere esercizi commerciali e luoghi di culto, ma le misure restrittive, spesso discusse perché discutibili. Messaggi simili servono quindi a spostare il focus e l’attenzione dal vero nocciolo del problema (tra le tecniche usate ci sono la “semplificazione”, il “nemico comune” e l’ “argomento fantoccio”). Si tratta però di escamotage efficaci solo sul breve periodo, dal momento in cui la realtà delle restrizioni e il loro ruolo sono troppo pervasivi e invasivi per essere ignorati e/o per non essere ricondotti, prima o poi, al disagio socio-economico cui il Paese rischia di andare incontro qualora dovessero proseguire.

“Covid, il medico in corsia: ora ricoverati anche i 40enni.”; questo è invece il titolo di una testata on line nazionale, che una settimana fa riportava le dichiarazioni di un primario toscano. Informandosi meglio, si apprenderà ad ogni modo che i 40enni in questione erano due malati di leucemia, positivi al Covid. Un titolo volutamente “clickbait”, fuorviante ma quel che è (molto) peggio capace di creare ansia e allarme giocando sul filo dell’equivoco, ventilando l’ipotesi di pericolosissime mutazioni del virus. Un copione tristemente noto, da marzo ad oggi.

“Il ritorno alla normalità sarà tra molti anni: noi scienziati possiamo dirlo, i politici no”; questo, infine ma ancora, Gualtiero “Walter” Ricciardi, in un discorso tenuto ad un evento della Novartis. Dichiarazioni, SE confermate e correttamente riportate, non solo terroristiche, irresponsabili e prive di ogni ratio scientifica (su quali base le fa?), ma l’ex attore partenopeo, consulente del Ministro della Salute, in maniera implicita accuserebbe di mentire (!) anche il governo stesso con cui collabora e lavora. Una trama forse buona per una sceneggiata ma non per la scienza e le istituzioni.

“Smart controlling”: nuovi scenari e nuove insidie

Senza indulgere nelle teorie forse un po’ troppo ardimentose che vedono il “sistema” capace di controllarci e manipolarci usando particolari “segnali” generati dai monitor, è tuttavia indubbio e indiscutibile che la fase storica attuale rappresenti un’enorme occasione di guadagno e profitto per i colossi dell’e-commerce, del web e per l’informazione on-line.

Ma non solo.

Governi, partiti e apparati di sicurezza, ovvero il “sistema” inteso nella sua accezione politico-istituzionale, traggono ugualmente vantaggio da uno scenario come quello odierno, non soltanto potendo controllare i cittadini grazie alla mole di dati personali che essi immettono o lasciano mentre navigano ma anche erodendone la socialità, tenendoli isolati dietro uno schermo o comunque separati e distanti (“distanziati”).

Una strategia che potrebbe avere tra le sue ragioni d’essere anche la volontà di contrastare e liquidare i neo-populismi e, più in generale, tutti quei fenomeni inseriti nella categoria dell’ “anti-politica” (termine usato spesso con un intento volutamente spregiativo). Perché se è vero che populismi e neo-populismi si sono dimostrati molto forti sulla rete, è altrettanto vero che, almeno in Occidente, appaiono oggi in crisi, mentre a dominare sono e restano le forze “tradizionali” o quelle che ne hanno assimilato le caratteristiche.

Solo il tempo potrà fornirci una risposta in tal senso, ma stravolgere la natura stessa dell’uomo, che è fatta anche di convivenza, condivisione e contatto, di realtà reale, sarebbe un’impresa impossibile per chiunque.