Ciro a papà: Beppe Grillo e quei cliché pericolosi

Se è comprensibile che un genitore difenda il propio figlio e se è indiscutibile e ovvio che in uno stato di diritto un accusato vada ritenuto innocente fino a sentenza definitiva e fino a prova contraria, c’è un passaggio dello sfogo di Beppe Grillo che lascia perplessi: “Una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo otto giorni fa la denuncia. Vi è sembrato strano. Bene, è strano.”

Si tratta, a nostro giudizio, di una pericolosissima semplifcazione, stretta parente del “se l’è cercata”, e dell’ “in fondo se l’è voluta”, orridi cliché contro i quali la società civile non ha ancora smesso di combattere. Semplificazione, perché è ampiamente dimostrato che la vittima di uno stupro o di un episodio di violenza spesso si trova in uno stato di confusione e alienazione tale da non permetterle di agire e pensare in maniera razionale, lucida e rapida. Può dipendere dallo schock, dal timore della condanna sociale, dalla vergogna, dalla paura, da pressioni esterne o dal substrato personale di ognuno. Le varabili in gioco sono molteplici e differenti.

E’ bene, insomma, non passi il messaggio secondo cui si è vittime solo e se si agisce, dopo, prima o durante il fatto, in determinati modi prestabiliti da altri, magari dallo stesso carnefice.

Nota: Grillo si sbilancia anche in valutazioni di carattere procedurale, senza averne forse le competenze

Il Covid, il ritorno alla normalità e le insidie di uno scenario nuovo che viene dal passato

Ogni fase storica critica ha visto categorie e personaggi particolari trarre vantaggi dalla situazione. Le cose non sono diverse in quella attuale, ma forse adesso la platea dei beneficiari è più ampia.

Se ad esempio in tempo di guerra erano soprattutto certi settori della politica e gli imprenditori delle armi e dell’acciaio a fare affari e ad avere nuove opportunità, oggi alle “classiche” grandi corporation e ai politici si sono aggiunti le techno-corporation, i colossi dell’E-commerce e del delivery, le lobby ambientaliste, esperti o pseudo-tali saliti inaspettatamente alla ribalta e tutta una galassia di Attori di grandi, medie e piccole dimensioni che in qualche maniera hanno la possibilità di sfruttare la “crisi” sanitaria. Senza dubbio ad essere cambiati sono, e questo è un aspetto decisivo, gli strumenti che costoro possono usare per influenzare la pubblica opinione, ovvero i media a cui si sono aggiunti i “new media” (a loro volta direttamete interessati nell’ottenere guadagni dalla pandemia), capaci di un potere di conidizionamento pressoché illimitato, di raggiungere chiunque e ovunqe e di risorse sofisticatissime.

Sebbene la teoria del “grande vecchio” come manovratore e artefice unico di ciò che sta accadendo da ormai oltre un anno sia forse troppo ambiziosa, è invece probabile che nell’effetto domino prodotto dalla reazione eccessiva e scomposta (e senza precedenti nella Storia) dell’Italia contiana questa lunga fila di soggetti si sia inserita, in un’involontiara azione sinergica, per mantenere alta la tensione e rimandare il più possibile il ritorno alla normalità.

Un simile intreccio di interessi , la potenza di fuoco a disposizione dell’informazione, sia essa mittente autocefalo o semplice vettore, e il fatto che in ballo ci sia la paura della morte (per noi o per i nostri cari), ovvero la più forte e incalzante delle angosce, potrebbe rendere molto dfficile il superamento dell’ emergenza ed un ritono alla vita ante-febbraio 2020, quantomeno in tempi prossimi.

Uno scenario complesso e di difficile interpretazione, insomma, perché nuovo e inedito pur con caratteristiche note e conosciute.

Il Covid, la crisi e quell’empatia intermittente

La comprensione e l’empatia verso un clandestino che delinque non sono di per sé qualcosa di sbagliato. Anzi. Se però un attimo dopo ci si mostra cinici o indfferenti nei confronti di un barista o di un ristoratore di provincia messi in ginocchio dalle restrizioni (spesso inutili o dannose), magari accusandoli di essere dei fascisti (!), dei sovversivi e degli evasori, allora si è prigionieri di un fanatismo brutale ed ottuso, di una visione superata e sconclusionata dei rapporti produttivi e di classe. E una parte politica che si comporta in questo modo non può sopravvivere, perché fuori dalla Storia, dalla logica, dalla realtà dei popoli e dal buonsenso.

“Meglio senza festa di compleanno che intubato”: quel male “maggiore” che non c’è e quei danni reali a infanzia e adolescenza

All’apparenza incomprensibile e illogica, la passività con cui molti genitori e nonni accettano che figli e nipoti vivano un’infanzia e un ‘adolescenza grigie, innaturali e alienanti, così diverse dalle loro, si spiega analizzando un aspetto fondamentale e peculiare della narrazione sul Covid, almeno in Italia.

Da ormai più di un anno, infatti, i media e alcuni medici e scienziati tra i più mediaticamente esposti hanno suggerito, talvolta ricorrendo a plateali “fake news”, che il virus fosse pericoloso per i giovani e i bambini quanto lo è per ultraottantenni e pluripatologici. Questo, attenzione , non solo per esigenze “commerciali” (in primis l’informazione) facendo leva sull’emotività sia con semplici articoli di cronaca sanitaria sia con mezzi persuasivi più sofisticati come le storie o le immagini di un medico o di un infermiere con accanto un non identificato bambino in TI, ma anche per una precisa strategia “verticale”* che mirava e mira a mantenere alta la tensione. Difficile, d’altro canto, spiegare per quale motivo un operatore sanitario dovrebbe dichiarare che nel suo ospedale sono ricoverati adolescenti e bambini quando non è così.

Tra i due mali, il genitore e il nonno scelgono così in buona fede quello che ritengono il “minore”, cioè l’annullamento o la mortificazione della libertà di figli e nipoti nelle età più belle della vita. Il problema, tuttavia, ed è drammatico, è che il male “maggiore”, per l’appunto, non esiste. Ma esistono i contraccolpi, gravissimi, sulla psiche, e perdite che saranno irreparabili. Chi potrà mai ripagare, è allora doveroso domandarci, questi bambini e questi ragazzi?

*Si intende la propaganda calata dall’alto, dai vertici, dall’esblishment, da personaggi autorevoli e influenti. Medici e scienziati possono esserne sia il bersaglio (propaganda “treetops”, diretta ai vertici della società, dove “treetops” sta infatti a indicare i rami più alti dell’albero) che i vettori e i mittenti. Come abbiamo detto, è improbabile che dietro certe esagerazioni e mistificazioni ci sia sempre e solo il semplice desiderio di protagonismo di questo o di quel sanitario.

Politico, cura te stesso (Covid, politici, medici e confusione)

Il medico avrà sempre come priorità la salvaguardia e la tutela della vita umana, dunque è fondamentalmente sbagliato e pretestuoso accusare i càmici del chiusurismo che affligge l’Italia e una parte del mondo in questa fase storica. Sarà invece del politico, del decisore e del pubblico amministratore il compito di andare oltre, mediando con coraggio, competenza, onestà e autorità tra le varie esigenze dello Stato e del popolo, tra i vati aspetti del problema.

Sarà o, per meglio dire, sarebbe. Medici e scienziati non possono farlo né avrebbero gli strumenti per farlo (escludendo gli psichiatri, gli psicologi e i sociologi) .

Per questo, tuttavia, anche loro dovrebbero evitare sconfinamenti in ambiti, delicatissimi, di altrui competenza.

Il Covid, la manipolazione e il criceto a colori

Se da un lato il sistema a colori e a fasce può garantire una gestione più razionale ed equilibrata della “crisi” sanitaria, dall’altro presta il fianco a interrogativi allarmanti.

Come in una sorta di variante della “rana bollita”, in una grande ruota del criceto, spesso il cittadino non ambisce infatti più al ritorno alla normalità “sic et simpliciter”, ante-marzo 2020, ma il suo orizzonte, la massima aspirazione che ritiene possibile, diventa solo il cambio di colore, con i privilegi (pochi) che ne derivano. Si presterà e si presta quindi, docile, alle normative, per avere un premio che in realtà non è tale.

Un trionfo della manipolazione orwelliana nelle sue conseguenze più subdolamente coercitive, se voluto e perseguito con intenzione.

Il Primato Nazionale e quello della “censura”? Le incognite di una convivenza non facile.

Il ban nei confronti del canale ByoBlu (da YouTube) e della pagina del Primato Nazionale (da Facebook) ripropone l’annosa, complessa e delicata tematica della “censura” dalle piattaforme social e, più in generale, dagli spazi di discussione pubblica in rete.

Se il principio in base al quale i proprietari di un sito o di un social possono fare ciò che vogliono perché sarebbero a “casa loro” è abbastanza infantile, oltreché debole da un punto di vista morale e giuridico, resta innanzitutto la difficoltà, e questo senza bisogno di scomodare la speculazione filosofica, di stabilire ciò che è effettivamente vero e ciò che e effettivamente falso e ciò che effettivamente sgradevole, estremo ed offensivo. Ed è questa difficoltà che può diventare, è spesso diventa, la porta d’ingresso per l’abuso, per il soggettivismo censorio*. Per quale motivo, ad esempio, “colpire” ByoBlu e il Primato Nazionale ma non sanzionare anche chi, tra giornali, opinionisti e scienziati in questi mesi ha veicolato una comunicazione allarmistica, ansiogena e spesso delle vere e proprie fake news?

Dall’altro lato va pure considerato che la disinformazione (volendo usare un termine generico e amplipensante) e la comunicazione ostile hanno ormai da anni superato il livello di guardia e in larga misura per colpa di certi Attori ben individuabili, in entrambi gli emisferi della politica.

Un problema delicato e complesso, appunto e come si è detto, che andrà gestito con la massima razionalità e il massimo equilibrio mettendo da parte ogni sollecitazione emotiva e ideologica. E magari, ci permettiamo di consigliarlo, cercando di ricorrere il meno possibile al cartellino rosso, alla cacciata definitiva e senza appello. In gioco non ci sono solo la credibilità ed il futuro di questo o di quel social ma la salute della stessa democrazia. Bisogna insomma chiedersi se ce la sentiamo di affidare ad un gruppo di ragazzi della Silicon Valley il ruolo di arbitri e padroni del confronto, di nuovi imperatori che con un movimento del pollice possono far vivere o annientare un’idea. Oggi tocca ai vostri avversari, ma domani?

*Chi scrive collabora da anni con un’associazione di ricerca storica sul colonialismo italiano, bannata più volte dai social insieme ai suoi responsabili per infondate accuse di razzismo e fascismo. Casi come questo non sono, com’è ben noto, isolati

Se a spaventare è Michela Murgia

Murgia non sa o finge di non sapere che i militari vengono impiegati soprattutto nella gestione delle emergenze ma forse ha ragione quando condanna una certa retorica bellicista sul Covid, peraltro non adottata solo da Figliuolo ma da esponenti di governo, scienziati e opinionisti vari ormai da un anno.

Sbaglia invece nel suo giudizio d’insieme, nel suo giudizio “ontologico”, sui militari e le divise. Un anti-militarismo superficiale, infantile e fricchettone tipico di una certa sinistra, almeno verso gli eserciti del mondo occidentale e capitalista (le forze armate e i combattenti di altri paesi suscitano e suscitavano in costoro ben altre reazioni).

Pur pubblicando con case editrici “continentali” e lavorando con l’Italia “continentale”, Murgia è poi, o almeno lo era, un indipendentista sarda, quindi non è da escludere che il suo rigetto per l’uniforme di Figliuolo abbia origine anche da questo sentimento anti-unitario ed anti-nazionale, ormai fuori dal tempo.

L’ambiente totalitario nella democrazia del Covid

Secondo lo psicologo e sociologo ungherese-americano Edgar Schein (1928 – ), l’immersione in un ambiente totalitario erode fino a far scomparire quasi o del tutto la sfera privata intesa quale humus della forza creativa e della riflessione autonoma, del “sé proteiforme”*.

La teoria può essere estesa allo spazio totalitario inteso non solo in senso fisico, giacché non l’unico a poter garantire l’isolamento sociale e mentale dell’individuo (si vedano i casi delle sètte e dei culti coercitivi nell’Occidente contemporaneo).

L’ingresso in un movimento d’opinione polarizzato può quindi, specialmente se si vengono a formare delle “bolle” basate sull’ “omofilia” e il “grouping”, riprodurre le dinamiche di un contesto fisico illiberale e anti-democratico, con lo sgretolamento o l’annientamento della capacità analitica libera e razionale.

L’estremismo e l’irriducibile fermezza di molti “chiusuristi”, come di molti dei loro diretti “avversari”, ne sono una prova e una dimostrazione plastica.

Due amiche, il Covid e la propaganda

In questi giorni è uscito un servizio su due amiche molto anziane, ricoverate per il Covid e poi guarite. Amiche da sempre, veniva detto, separate solo una volta: adesso e dal virus.

Servizi come questo vanno al di là della semplice informazione e rappresentano un sistema propagandistico molto più raffinato di quelli basati sul consueto utilizzo di storie ad elevato impatto emotivo.

Si cerca infatti di sottolineare una presunta eccezionalità/diversità del Covid, in grado, nel caso di specie, di fare ciò di cui nemmeno l’intero Novecento, con tutto il suo imponderabile carico di tragedie, è stato capace (appunto tenere lontane le due donne).

Una forma di propaganda che forse può essere fatta rientrare in quella “sociologica”, per stravolgere e ricostruire i meccanismi percettivi della comunità.