Ciro a papà: Beppe Grillo e quei cliché pericolosi

Se è comprensibile che un genitore difenda il propio figlio e se è indiscutibile e ovvio che in uno stato di diritto un accusato vada ritenuto innocente fino a sentenza definitiva e fino a prova contraria, c’è un passaggio dello sfogo di Beppe Grillo che lascia perplessi: “Una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo otto giorni fa la denuncia. Vi è sembrato strano. Bene, è strano.”

Si tratta, a nostro giudizio, di una pericolosissima semplifcazione, stretta parente del “se l’è cercata”, e dell’ “in fondo se l’è voluta”, orridi cliché contro i quali la società civile non ha ancora smesso di combattere. Semplificazione, perché è ampiamente dimostrato che la vittima di uno stupro o di un episodio di violenza spesso si trova in uno stato di confusione e alienazione tale da non permetterle di agire e pensare in maniera razionale, lucida e rapida. Può dipendere dallo schock, dal timore della condanna sociale, dalla vergogna, dalla paura, da pressioni esterne o dal substrato personale di ognuno. Le varabili in gioco sono molteplici e differenti.

E’ bene, insomma, non passi il messaggio secondo cui si è vittime solo e se si agisce, dopo, prima o durante il fatto, in determinati modi prestabiliti da altri, magari dallo stesso carnefice.

Nota: Grillo si sbilancia anche in valutazioni di carattere procedurale, senza averne forse le competenze

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