L’ambiente totalitario nella democrazia del Covid

Secondo lo psicologo e sociologo ungherese-americano Edgar Schein (1928 – ), l’immersione in un ambiente totalitario erode fino a far scomparire quasi o del tutto la sfera privata intesa quale humus della forza creativa e della riflessione autonoma, del “sé proteiforme”*.

La teoria può essere estesa allo spazio totalitario inteso non solo in senso fisico, giacché non l’unico a poter garantire l’isolamento sociale e mentale dell’individuo (si vedano i casi delle sètte e dei culti coercitivi nell’Occidente contemporaneo).

L’ingresso in un movimento d’opinione polarizzato può quindi, specialmente se si vengono a formare delle “bolle” basate sull’ “omofilia” e il “grouping”, riprodurre le dinamiche di un contesto fisico illiberale e anti-democratico, con lo sgretolamento o l’annientamento della capacità analitica libera e razionale.

L’estremismo e l’irriducibile fermezza di molti “chiusuristi”, come di molti dei loro diretti “avversari”, ne sono una prova e una dimostrazione plastica.

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