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Storiografo, giornalista, spin doctor. Come i gatti ho più vite. Ma in tutte la passione di raccontare l'attualità, la storia e la comunicazione.

Dove può aver sbagliato Fedez

Qualora l’ultima sua mossa non sia stata genuina ma abbia risposto, completamente o in parte, ad una strategia di “marketing”, Fedez potrebbe aver commesso un errore, forse gravissimo e fatale.

Se il suo scopo era infatti far breccia in quella parte d’Italia (collocata più che altro a sinistra) che lo snobbava o malgiudicava e/o ridimensionare gli aspetti più corrosivi e meno convenzionali del suo personaggio, sarebbe infatti bastata l’adesione della scorsa estate al mainstream emergenziale e “chiusurista” sul Covid. Pure il sostegno al DDL Zan non sarebbe stato, di per sé, controproducente (anzi), se manifestato in maniera più sobria e pacata.

Con questa rottura e con questa svolta radicale, Fedez si va invece a legare ad un gruppo di potere che storicamente non gli appartiene e che è, sì, dominante, ma solo per una serie di elementi fortuiti e soprattutto in via temporanea, con il rischio di essere travolto e annientato alle prossime elezioni, o comunque in un futuro molto prossimo.

Anche la potenza di fuoco dell’infuencer/rapper andrà peraltro riconsiderata; il peso dei social viene spesso sopravvalutato dai non “addetti ai lavori” e 2 milioni di fan e follower, ai quali andranno tolti gli inattivi e i fasulli, sono pochi se confrontati ai numeri di una qualsiasi televisione nazionale (un programma di seconda fascia arriva senza problemi a 2 milioni di telespettatori). La rete è uno strumento per arrivare alla ribalta televisiva, perché il piccolo schermo è il media ancora egemonico, in assoluto.

Non va dimenticato, per concludere, che un conto è fare l’infleuncer per un marchio di boxer o di costumi da bagno, altra cosa e conoscere la politica e la comunicazione politica, terreni molto più accidentati e insidiosi.

Fedez…con prudenza

Anche il fatto che Fedez abbia riportato (violando le normative sulla privacy) una versione modificata, ovvero con alcuni tagli significativi, del suo confronto con Ilaria Capitani, può far sorgere dei dubbi sulla sua sincerità nella battaglia a favore de DDL Zan e dell’inclusione. E forse molto più del suo passato, che peraltro è passato (benché meno remoto di quanto alcuni credano o vogliano far credere) o di certe collaborazioni attuali.

Come detto, lui e la moglie sono due importanti influencer, dunque per loro il “personal branding” riveste una centralità assoluta e l’ “immagine” si sovrappone all’ “identità”, molte volte superandola. Personaggi disposti ad usare anche figli neonati per guadagnare follower e fan, abituati a studiare e valutare, sulla base del trend del momento e con l’ausilio dei migliori esperti del settore, ogni singolo passo, anche azioni e gesti che al non “addetto ai lavori” sembrerebbero banali e del tutto naturali.

Di nuovo, il consiglio, in questo come in altri casi, è separare il messaggio, quando lo si ritiene giusto, dal messaggero, resistendo alla tentazione di cadere in panegirici e idealizzazioni forse fuori luogo o frettolosi. C. T. Russell diceva che una buona idea resta tale anche se arriva da Satana; Federico Lucia non è certamente il demonio ma sarebbe raccomandabile un po’ più di prudenza nei suoi vessilliferi dell’ultima ora.

Ernesto “Che” Fedez?

Fedez non è stato “censurato”; semplicemente, la dottoressa Capitani gli ha chiesto di non fare quello che avrebbe potuto essere definito un comizio, attaccando senza contradditorio e da una televisione pubblica, di Stato, pagata con i soldi dei cittadini.

Benché non ci siano elementi concreti a mettere in dubbio la sincerità del rapper nella sua battaglia a favore del DDL Zan o in quella contro il Covid, i suoi trascorsi politici, le sue collaborazioni milionarie con Attori discussi e discutibili (ad esempio Amazon) e la centralità del “personal branding”, per lui e la moglie influencer, lasciano a riguardo qualche perplessità.

Il consiglio, in questo come in altri casi, è separare il messaggio, quando lo si ritiene giusto, dal messaggero, resistendo alla tentazione di cadere in panegirici e idealizzazioni forse fuori luogo.

Comunisti col Rolex…quattro anni dopo

Di per sé non c’è nulla di male nell’ascoltare e nel condividere il parere di un rapper, od ex tale, su tematiche di natura politica o sociale. Dopotutto, il compito degli artisti è anche quello, è raccontare il mondo, da sempre.

Fedele all’austero pedagogismo marxiano e della Scuola di Francoforte, una certa sinistra ha tuttavia sempre guardato con malcelato disprezzo a chi seguiva certi generi e certi personaggi, elargendo “bacchettate” con pedanteria didascalica. E spesso lo fa anche oggi, come spesso anche oggi tende a valutare le esternazioni di una persona, famosa o meno, sulla base del suo titolo di studio (criterio non sempre giusto e affidabile).

Lascia poi perplessi anche l’ex PdC Conte, che parla di censura nei confronti di Fedez (non è così) dimenticando molte performance, non esattamente in linea con i principi democratici, dei suoi due governi, quello con la Lega e quello con le sinistre.

Il Covid, gli elettori e quella “svista” del PD

Partito di nicchia (d’ “élite”) e “massimalista”, LEU (che controlla il Ministero della Salute, secondo una denominazione abbastanza discutibile) sa bene che le categorie maggiormente colpite dalle restrizioni, ovvero la piccola e media impresa, gli esercenti, le partite IVA, ecc, non facevano parte del suo bacino elettorale nemmeno prima dell’ “emergenza” Covid.

Diverso è il caso del PD, compagine a doppia cifra e a vocazione moderata che ha al suo interno anche imprenditori ed autonomi (benché in misura minore rispetto ad altre forze) e, soprattutto, molte intelligenze liberali. E sono proprio queste ultime che si sono sentite tradite dall’arroccamento chiusurista dei “dem” e a cui il partito non ha pensato e che ha sottovalutato, guardando altrove e guardando indietro.

Tra loro (o quantomeno tra molte di loro) e il PD si è creata una frattura forse insanabile, le cui dimensioni e conseguenze saranno destinate a farsi sentire alle prossime elezioni.

Nota: intelligenze liberali che non hanno gradito nemmeno la pessima comunicazione “emergenziale” adottata dal PD o con il placet del PD. Per quanto le esperienze personali non facciano statistica, conosciamo moltissimi loro elettori storici che non voteranno mai più a sinistra.

Un Capitano in trappola?

Facendo entrare la Lega (e FI) nel governo Draghi, il blocco giallo-rosso ha ottenuto il duplice vantaggio di battersi con un’opposizone meno coesa e di indebolire il Carroccio (e FI), in calo nei sondaggi dopo tre mesi al servizio di un esecutivo forse ancor più “chiusurista” del precedente. Questo in un momento storico che vedeva il centro-destra destinato, nonostante alcuni errori, a sconfiggere gli avversari con percentuali bulgare alle prossime elezioni.

Non è dunque da escludere che Salvini sia stato attirato in un “tranello”, magari con la promessa di poter indirizzare le risorse del Recovery Fund alla sua platea elettorale. Un disegno che potrebbe avere anche una regia estera, se si immaginano l’effetto e le conseguenze, non solo in Italia, della vittoria travolgente di una formazione con la Lega e FdI come soci di maggioranza.

Se così fosse, resterebbe tuttavia da capire quale sarà il destino dei voti perduti dai leghisti. Una parte andrà e sta andando con la Meloni mentre un’altra finirà nell’astensione. Ma quanti? A differenza dell’elettore medio di centro-sinistra, quello di centro-destra sente infatti meno la militanza e tende a disertare le urne se un progetto non lo convince.

Di contro, FdI potrebbe però guadagnare i consensi di molti elettori potenziali ma inattivi di centro-destra al di là della Lega, scombinando all’ultimo minuto i piani degli avversari.

Antifascisti su Marte (25 Aprile e dintorni)

Anche se è innegabile che lo stato di cose attuale sia preferibile al nazi-fascismo (almeno dalla prospettiva di che è autenticamente democratico), cercare di disinnescare ogni obiezione contro le restrizioni, liberticide nonché spesso inutili e dannose, dicendo che “prima si stava peggio” e/o usando il Ventennio e il III Reich come unici termini di paragone possibili (“adesso ti puoi lamentare”), è riduttivo, ingannevole e puerile.

Una forma di scotomizzazione molto simile ad una exit strategy, che non aiuta a leggere e capire la complessità del momento presente e banalizza, rischiando di depotenziarla, la stessa ricognizione storiografica.

Si stava peggio 80 anni fa (e vale anche ad Est), insomma, ma questo non significa dover accettare o gradire ogni abuso ed ogni compressione delle libertà fondamentali, pure se voluti e disposti da uno stato formalmente di diritto.

Bentornato (si spera), dottor Pietrostefani: anomalie e paradossi della Dottrina Mitterrand

Benché discussa e senza dubbio discutibile, la cosiddetta Dottrina Mitterrand avrebbe potuto vantare una sua logica all’inizio, quando si prefiggeva di tutelare i terroristi stranieri condannati o ricercati per reati minori, ormai inattivi e integratisi pienamente nella società francese.

Negli anni ha però finito col coprire quasi tutti i fuggiaschi legati ad organizzazioni eversive di matrice politica, al di là del loro status nel gruppo, del crimine commesso ed anche se condannati, nel caso degli italiani, al di fuori delle “leggi speciali” (Pietrostefani). Un paradosso, guardando alla durezza con cui la Francia ha sempre trattato i propri terroristi (si pensi a quelli di Action Directe).

La scelta di consegnare all’Italia i 10 ex BR, NAP e LC cancella dunque, almeno in parte, una grande macchia nella storia recente dei “cugini” d’oltralpe.

L’India, il Covid e quei cadaveri bruciati: alcune precisazioni

Da quasi quattromila anni, i riti funebri induisti (“antyeshti”, “l’ultimo sacrificio”) prevedono la cremazione del defunto, all’aperto. Una pratica maggioritaria in India, se si pensa che oltre l’80% degli cittadini è di fede hindū.

Bruciare i corpi dei morti, e farlo non all’interno di strutture preposte e al chiuso come noi occidentali, è dunque una tradizione antichissima e consolidata nel Paese di Gāndhī, che nulla ha a che fare con l’emergenza Covid (al contrario, in caso di epidemia gli hindū seppelliscono i corpi).

E’ d’altro canto difficile pensare che un gigante di 3.287.263 km² per quasi 1 miliardo e 400mila abitanti, con complessità drammatiche e circa 28 mila decessi quotidiani, possa andare in tilt a causa di 2000 morti in più in un giorno distribuiti sull’intero territorio nazionale, al punto da non saper dove sistemare i cadaveri.

Senza dubbio Nuova Delhi non può affidarsi ad un sistema sanitario evoluto e un’esplosione epidemica potrebbe rappresentare un grave problema, ad ogni modo si ha l’impressione che certe immagini vengano usate (come già fu con quelle delle “fosse comuni” e delle file di bare in Brasile, in realtà antecedenti l’epidemia) per far leva sull’emotività, rafforzando la narrazione emergenziale.

Covid: perché non ci sarà alcuna “rivoluzione” (e cosa c’entrano la DC, il PCI e Richard Nixon)

Negli anni della Prima Repubblica si diceva che il PCI riempiva le piazze mentre la DC riempiva le urne. Alla prova dei fatti, quella che conta, la “maggioranza silenziosa” di memoria nixoniana stava insomma con la “balena bianca”. L’impegno declinato nella protesta può, volendo spiegare meglio il concetto. alterare la percezione della realtà e delle cose, perché se è vero (e qui si torna ad un “refrain” caro allo Scudo Crociato e più in generale ai conservatori) che mille persone scendono in piazza, è altrettanto vero che il resto della gente, cioè molta di più, sta a casa.

Chi pensa che qualche iniziativa contro le restrizioni, qualche tafferuglio in questa o quella città italiana ed europea e lo sdegno sui social siano la spia rivelatrice di un nuovo ’48 contro le classi dirigenti più “chiusuriste”, pecca quindi di ingenuità, almeno a nostro giudizio. Si tratta infatti di “vocal minorities”, di minoranze rumorose, mentre il grosso della popolazione è tenuto a freno e condizionato da un’incessante e pervasiva comunicazione/propaganda che usando mezzi mediatici potentissimi e sofisticati fa leva sulla più forte e subdola delle paure, ossia quella della morte, per noi e/o per i nostri cari (questo specialmente in contesti con un elevato grado di benessere e disabituati alle sofferenze).

Il dissenso e il malcontento sono, è vero, aumentati e destinati ad aumentare, ma senza superare e vincere quella barriera psicologica rafforzata e puntellata giorno dopo giorno e minuto dopo minuto da chi, in buona fede o in malafede, ha interesse a mantenere alta la tensione e i dispositivi di “contenimento” emergenziali. Una situazione oltremodo complessa e drammatica, imprevista e imprevedibile, che in linea teorica potrebbe non avere fine.