E’ consuetudine accettata, nella prassi democratica, il dialogo tra i leader dei maggiori schieramenti politici, nell’interesse capitale e supremo dello Stato e della nazione. L’incontro tra il segretario del partito di maggioranza relativa e dell’opposizione, rientra quindi nelle logiche dello scambio liberale e di quella “realpolitik” che è condizione imprescindibile per quel pragmatismo gestionale di cui una comunità ha bisogno, in special modo in una fase delicata e complessa come quella sperimentata e vissuta dal nostro Paese nell’attuale momento storico. Il Cavaliere si è tuttavia dimostrato sempre lontano dagli interessi reali e dalle reali contingenze del Paese, ripiegato su traiettorie di tipo smaccatamente personalistico e tornacontista; dal fallimento del “Patto della crostata”, alle trappole tese al maldestro Veltroni, il tatticismo berlsuconiano si muove attraverso direttrici che non hanno mai avuto la loro meta nella soluzione dei tanti e troppi nodi gordiani che imprigionano il sistema Italia, in ogni suo aspetto e declinazione. Renzi non è un ingenuo e non è imprigionato tra le maglie di una crisi di consensi come il Veltroni del 2008, di conseguenza il “do ut des” non rimane che l’unica spiegazione e l’unica chiave di lettura del contestato meeting con il capo di FI. Ma quali, le condizioni? Quali, i parametri e le loro tappe? Qui, la soluzione di un enigma e le risposte per il nostro futuro
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Gregory “Pappy” Boyington e Hiroo Onoda
Veritas filia temporis.
Pur riconoscendo ed onorando il valore patriottico e l’onestà intellettuale del Tenente Hiroo Onoda (il “soldato fantasma” che trascorse 30 anni nella jungla ignaro della fine della II Guerra Mondiale), preferisco ricordare chi scelse di mettere a repentaglio la propria vita per quella democrazia che, sebbene imperfetta, inquinata e viziata, sta oggi consentendo a me di esternare un’opinione e ai miei contatti di leggerla, condividendola oppure avversandola e rigettandola. La mia scelta cade sul Colonnello Gregory “Pappy” Boyington, pilota nella United States Marine Corps proprio contro i giapponesi. “Asso dell’aviazione” con all’attivo ben 26 velivoli nemici abbattuti, fu fatto prigioniero il 3 gennaio 1944, trascorrendo i 20 mesi che precedettero la fine del conflitto in un campo di concentramento, tra atroci sofferenze e privazioni. Il Colonnello Gregory “Pappy” Boyington è scomparso l’11 gennaio 1988.
Il “tradimento” italiano del 1915.Destrutturazione di una menzogna
La memorialistica più approssimativa e ideologizzata ha confezionato il resoconto di un’Italia “traditrice” della Triplice Alleanza, pronta a pugnalare, in nome di un mitologico carico storico e genetico malevolo, gli alleati di decenni per il proprio tornaconto esclusivo e particolare. Siamo tuttavia in presenza, come anticipato, di una manomissione del contributo documentale; la Triplice Alleanza era infatti una coalizione a carattere esclusivamente difensivista e non offensivista che prevedeva inoltre, tra le sue clausole, l’obbligo da parte dei membri di notificare preventivamente agli altri firmatari del patto l’intenzione di dichiarare e muovere guerra. Aggredendo la Serbia con un pretesto e limitandosi a comunicare la sua scelta soltanto a Berlino, Vienna veniva pertanto meno ai dettami alla base della colazione, “tradendo” per prima non soltanto l’Italia ma la stessa Germania , colta impreparata e trascinata, de facto, nel gorgo della trincea. Oltre a questo, la pubblicistica anti-italiana ha irrobustito il proprio sabotaggio dell’elemento fattuale con la “leggenda” della “spedizione punitiva” (“Strafexpedition” ) concepita da Germania ed Austria-Ungheria per vendicarsi dell’ex alleata. Si tratta anche questa volta di un’elaborazione giornalistica, dal momento in cui la formula “Strafexpedition ” non comparve mai negli atti ufficiali degli stati maggiori tedesco ed austroungarico, né sarebbe stato possibile in un’epoca che conservava ancora l’antico spirito cavalleresco ed il rispetto dell’avversario. Reale scopo dell’offensiva era quello di prendere alle spalle le truppe italiane dal Trentino, mettendole in questo modo fuori combattimento (la V Armata predisposta dal generale Cadorna per contenere l’eventuale dilagamento nemico a valle non sarebbe stata sufficiente). Normale strategia, quindi. Senza nessun velleitarismo ideologico o politico.Per concludere, sia utile ricordare come il nostro Paese fosse allora legato ad un patto di non aggressione con Parigi, siglato nel luglio del 1902.
Viktor Ritschek
Organizzata e concepita per la cattura dei grandi protagonisti del crimine nazista, la rete investigativa e giudiziaria occidentale fece sfuggire tra le sue maglie spesso troppo larghe i “pesci” più “piccoli” del gangsterismo hitleriano. E’ il caso del giovanissimo sergente delle SS Viktor Ritschek , “tedesco dei Sudeti”, impiegato nel lager di Leopoli (lo stesso nel quale fu imprigionato Simon Wiesenthal ). Pochi giorni prima della fine del conflitto, Ritschek uccise a sangue freddo un padre, una madre ed il loro bambino, con un colpo alla nuca, davanti agli occhi del futuro “cacciatore di nazisti”. Nascosti presso una famiglia polacca, i tre erano stati traditi e successivamente catturati. “Quando tornò indietro, il suo passo erta il solito passo. Aveva abbattuto tre scoiattoli”, scrisse anni dopo Wiesenthal nelle sue memorie.
“Sono non di meno convinto, e non saprei dirne il motivo, che Ritschek sia ancora vivo e che viva, sotto falso nome, da qualche parte in Svezia. Probabilmente voglio ch’egli viva: perché lo voglio trovare. Trovare e vedere la sua faccia: una faccia d’uomo nella quale nulla muta dopo che ha ucciso tre persone per le quali di lì a pochi giorni si sarebbero aperte le porte della libertà”
Gli incontri di Matteo Salvini
Questo, l’estratto di uno status sulla bacheca del leader leghista Matteo Salvini:
“Nicolò, guardia giurata, mi ferma ora in strada e mi dice: “Mi raccomando, tenga duro. Io l’anno scorso ho votato GRILLO ma mi ha DELUSO, ora proverò con voi”. Soddisfazioni.
Vicenda molto verosimilmente fantasiosa (la guardia giurata non può “fermare” pedoni e/o automobilisti, compito spettante alle forze dell’ordine, e, qualora il leader leghista si stesse riferendo ad un semplice incontro, è singolare che Nicolò gli abbia confidato che professione svolgesse), si tratta tuttavia una chiave di lettura e codificazione importante dell’istologia ideologica e propagandistica di una forza smaccatamente e peculiarmente populista quale può essere la Lega Nord. Salvini riferisce di un incontro in strada con un uomo “della strada”, un uomo qualunque, un “everyman”, ma non solo: la guardia giurata è una figura legata all’idea di legalità, di ordine e di forza, tutti elementi cari al partito verde e fondanti il suo impianto politico e la sua liturgia promozionale. Ancora un volta, l’obiettivo è l’aggancio con la “massa” e con il suo segmento più ventrale (Nicolò racconta di essere stato deluso da Grillo), nella rincorsa ad una semplificazione artificiosa che ha nel ribasso dialettico e concettuale i suoi punti di forza.
James Knox Polk
James Knox Polk, 11º presidente degli Stati Uniti d’America. Il vero “padre” e l’attuatore del Manifest Destiny e del concetto di “Guerra preventiva”.
La Guerra messicano-statunitense (voluta da Polk e scatenata con un pretesto) vide il Generale Antonio López de Santa Anna alla guida delle truppe messicane. Si trattava di un eroe e di un patriota, ingiuriato per decenni dalla propaganda hollywoodiana.
Renzi e il nuovo sicuro. Cicli e ricorsi di una rottamazione
Scelta tattica di insostituibile importanza perché punto di collegamento con il segmento più ventrale ed istintuale dell’elettorato, il “rottamismo” renziano paga tuttavia una vistosa quanto ingenua lontananza dai pensieri lunghi della progettualità strategica, “vulnus” destinato ben presto a far arenare nelle secche dell’equivoco il primo cittadino di Firenze e le sue ambizioni più eloquenti e sostanziose.
Imbastire la propria architettura comunicativa sul principio della determinatezza e della deteriorabilità del “cursus” politico e gestionale, è infatti un’arma che Renzi vedrà ritorcerci contro, non appena l’entità cronologica del suo iter pubblico acquisirà sempre un maggior peso ed una maggiore visibilità.
In poche parole, non saranno molte le candidature e le leadership che il segretario democratico potrà sostenere ed alle quali potrà ambire prima di finire, anch’egli, nella gogna e nel gorgo dei “rottamandi”, pronto allora a difendersi, come altri prima di lui, a colpi di “latinorum” inconforme e relativista.
M5Stelle in Sardegna
Il “niet” alla competizione sarda, frutto del timore di un (probabile) rovescio elettorale, rivela e segnala un grave ritardo nell’evoluzione democratica, civile e politica da parte del M5S. Nelle realtà anglosassoni, una sterzata di questo genere segnerebbe l’epilogo di qualsiasi formazione politica.
Renzi il frainteso
Quel fideismo “evergreen” ma mai “cool”
Scienziato, storico, attivista e giurista, il russo Moisei Ostrogorski è tuttavia passato alla storia per la sua produzione come sociologo e politologo, divenendo, insieme a figure come Max Weber, uno dei padri della moderna Sociologia Politica. Estremamente rivoluzionarie per l’epoca e figlie del complesso assetto congiunturale innescato dell’ultima fase zarista, le teorie di Ostrogorski vedevano nelle masse una sentinella di importanza apicale ed imprescindibile per la tutela della democrazia; per questo, secondo Ostrogorski, era fondamentale che il popolo venisse istruito il più possibile, per tutelarsi dalla classe dirigente e per aumentarne, di conseguenza, la qualità ed il valore. Ma non solo: il sociologo russo individuava una corrispondenza tra l’immobilismo monolitico e dogmatico dei partiti, che assimilava a quello delle religioni, e tra il legame fideistico che si fonda tra credente e religione e quello esistente tra partito ed elettore.
Quest’ultimo tassello dell’indagine ostrogorskiana è utile ai fini della comprensione di quanto avvenuto ieri, dopo la gaffe del primo cittadino di Firenze. I suoi “followers” si sono infatti prodotti e profusi in improbabili quanto cervellotiche indagini, geografie, monitorizzazioni e mappature, al millimetro e al dettaglio, della frase pronunciata dal loro leader di riferimento sull’ex viceministro Fassina, analizzandola e sezionandola in base alle traiettorie della semantica, della semiotica, della sociosemiotica e della fonetica. Una vera e propria battaglia all’ultimo fendente, una novella Isso a colpi di accuse di complotti, interpretazioni e speculazioni teoriche sull’intonazione della voce nel momento “incriminato”, sull’uso del tal pronome e sul suo arché intenzionale; tutto, allo scopo di destrutturare le posizioni degli avversari del momento, che sostenevano la tesi, fondata (almeno agli occhi di chiunque possa contare su una sufficiente padronanza degli strumenti della comunicazione) della gaffe (è mancato all’appello soltanto il “masscult” del “è stato frainteso”). Uno scivolone piccolo e di scarso cabotaggio concettuale, seppur evitabile, nato dallo slancio giovanilistico di un uomo consapevolmente in crescita di consensi e successi, ma amplificato dalla strenua operazione di “maquillage” messa in atto dai “supporters” renziani, dimostratisi incapsulati in quell’equivoco concettuale segnalatoci da Ostrogorski ormai un secolo fa, al pari di quei pentastellati o forzisti tanto e troppo spesso canzonati e sottoposti alla pubblica ordalia per la medesima pulsione ultrastico-partigiana.
Comunicazione a cinque stelle. La ricerca dell’alterità e le sue insidie
Accostata al modello qualunquista, fascista o leghista, la liturgia comunicativa pentastellata trova un punto di congiunzione di non trascurabile importanza anche con quella adottata dall’universo socialista, prima, e comunista, poi, nel nostro Paese. Il suo eccesso di normativismo didascalico e pedagogico e il suo plumbeo esclusivismo elitario, suggeriscono infatti un’idea di pugnace intransigenza e chiusura al confronto che potrebbe, con il tempo , far saltare la connessione tra il Movimento e le piattaforme popolari, esattamente come avvenne per le realtà marxiano-marxiste, partitiche come movimentiste.
Boldrinismo urlato. Troppo livore e troppa sindrome da primi della classe
