Come previsto e prevedibile, lo scemare del Coronavirus in Italia ha imposto ai nostri organi di informazione un cambio di strategia, per restare ancorati al business determinato dall’emergenza.
Oltre a cercare sensazione facendo leva sulle ipotesi di una seconda, catastrofica, ondata (smenta da quasi tutti gli esperti), vengono infatti segnalati balzi di contagi e nuovi “lockdown” relativi all’estero (che in realtà non ci sono e non si sono verificati, come nel caso di Seul) senza tuttavia spiegare, nel titolo o nell’occhiello o nel catenaccio, che non si tratta del nostro Paese.
Più il virus si allontanerà, più la nostra informazione diventerà nervosa e temeraria, raschiando il barile della paura e dell’ansia in un pericolosissimo gioco al rialzo. Un’emergenza più dell’emergenza, alla quale dovremmo prepararci e saper rispondere.
Uniti da un intreccio di interessi diversi, media e politica spostano il loro mirino dai runners e dai passeggiatori solitari ai giovani e alla “movida”. Una narrazione ansiogena e tossica, oltre che fuorviante e inesatta, che fa leva sulle paure e le tensioni di una platea già duramente provata da mesi di Covid e, soprattutto, di pessima informazione. Il cittadino diviene così vittima sacrificale e sacrificabile, vittima due volte e ancora una volta, e purtroppo utile idiota. Ai più razionali spetta nuovamente il compito di scendere in trincea, per difendere e far prevalere il buonsenso.
Dopo il sollievo e i festeggiamenti per la liberazione di una nostra connazionale non può che rendersi necessaria una riflessione sull’opportunità di trattare con i sequestratori, facendo loro delle concessioni?.
Avere in antipatia Enzo Tortora non era un crimine contro lo Stato o la morale e non era “lesa maestà”. Si trattata di un semplice punto di vista, rispettabile come quello di chi, invece, nutriva simpatia per il conduttore genovese. Allo stesso modo era del tutto legittimo e razionale dubitare della sua innocenza prima della conclusone del processo, partendo dal presupposto che in un paese democratico, qua
Chiunque sia provvisto di un minimo di empatia e buonsenso non può che dolersi per la tragica fine di Fabrizio Quattrocchi e non può che rallegrarsi per la liberazione dei suoi tre colleghi, avvenuta molto verosimilmente grazie al pagamento di un riscatto (a differenza di quanto sostenuto da alcuni sui social). Tuttavia, la sua mitizzazione appare esagerata e fuori luogo, come appare irrazionale l’accostamento tra la sua
E’ sconcertante la superficialità con la quale molti stanno giudicando Silvia Romano, senza sapere nulla della sua detenzione (per adesso ne sanno pochissimo gli stessi investigatori) e senza sapere nulla di psicologia, degli effetti che un’esperienza del genere può avere su una persona. Il furore ideologico è il peggior nemico della riflessione e del buonsenso.
“Milano è una bomba”; pressappoco in questo modo una nota tv commerciale inaugurava ieri sera un servizio sul Coronavirus nel capoluogo lombardo. Un titolo terroristico, ai limiti del reato di procurato allarme, in riferimento all’ipotesi (tutta da dimostrare) di una ripresa massiccia dei contagi nella zona con la Fase 2.
L’Italia ha messo in atto e affrontato il “lockdown” più duro del mondo, più di quello predisposto dalla Cina (che era localizzato). Un caso forse unico nella Storia, per durata e proporzioni, mai visto neanche ai tempi delle grandi pestilenze o della Spagnola.
Ogni scelta comunicativa e propagandistica è capace di tramutarsi in un’arma a doppio taglio, sia per il mittente che per il suo target. Un ‘incognita, questa, che i professionisti del settore conoscono bene.
Secondo l’economista statunitense Milton Friedman, “padre” dei “Chicago Boys” e tra le figure più importanti e simboliche dell’ideologia neoliberista, solo “una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento [ … ] il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile”. Cambiamento per giungere al quale “una nuova amministrazione dispone di un periodo di sei-nove mesi [ .. ] se non coglie l’opportunità di agire