Beppe Grillo, Laura Boldrini e il ruolo della provocazione.


Quando il più grande imprenditore televisivo non dispone di una televisione

Strumento orizzontale, libero ed interattivo, il web non ha tuttavia ancora spodestato la televisione dal suo ruolo di “opinion maker” egemone e preferenziale, e quasi certamente non ci riuscirà mai, data l’irruzione di nuovi soggetti come le “i-Tv”, già diffusissime e popolari oltreoceano. Il gap tra web e tv si rende ancora più forte, percepito e percepibile in un Paese come il nostro, terzo in Europa a dotarsi di una connessione (grazie all’Università di Pisa) ma ancora ancora indietro rispetto alla media europea nelle statistiche sull’utilizzo e la diffusione degli strumenti dell’interazione virtuale. Scrive il blogger , giornalista e politologo Filippo Sensi a proposito del ruolo dei media durante l’ultima campagna elettorale: “Ci aspettavamo una campagna virale, creativa, come era stato per le amministrative di Milano, con la vittoria di Pisapia. Non è che non ci siano stati spunti e che la Rete non abbia giocato un ruolo crescente. Ma l’impressione complessiva, anche alla luce dei risultati del voto, è che non si sia giocata online la partita elettorale”.

Abilissimo comunicatore e profondo conoscitore delle dinamiche alla base del consenso, Beppe Grillo si rende conto che la sua sopravvivenza pubblica e politica non sarebbe possibile, senza un’esposizione televisiva adeguata; per questo, la provocazione, la forzatura e il pirotecnicismo dialettico sono gli strumenti mediante i quali il leader pentastellato ottiene non soltanto la visibilità sul grande schermo, ma un ruolo assolutamente dominante nell’universo catodico. L’avvitamento del dibattito televisivo sulla recente polemica con la Presidente della Camera dei Deputati, è la prova e l’esempio paradigmatico dell’efficacia di questo indirizzo tattico e politico.

Ecco perché Beppe Grillo “odia” Laura Boldrini

Da Spengler ad Evola, oltre la misoginia, oltre la tattica

Corrente politica interconfessionale sviluppatasi dal Fascismo e in via minoritaria dal Socialismo e dall’anarchismo classico, il Nazional-Anarchismo (o Anarco-Nazionalismo o Anarco-Fascismo), ha nella sua istologia dottrinale e nel suo indirizzo programmatico la lotta al mondialismo, al liberalcapitalismo, all’ inclusivismo-fusionismo etnico e culturale, alle organizzazioni internazionali (quali ONU o UE) per sostenere il mutualismo, il distributismo, il mutualismo , l’ etnonazionalismo il ruralismo, il luddismo e la permacultura. Precursori del Nazional-Anarchismo sono e possono essere individuati in Celine, Evola, Mishima, D’Annunzio, Topfer, Jünger, Spengler, Yockey, ecc. E’ attraverso una ricognizione sull’ideologia nazional-anarchista che si potrà trovare la chiave di lettura del pensiero politico grilliano, della sua grande capacità di attrazione presso segmenti del tutto diversi ed antitetici tra di loro e delle sue direttrici comunicative, come, ad esempio, il martellamento nei confronti della Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Se la componente misogina o strategica (la ricerca dell’attenzione mediatica in vista delle consultazioni europee) possono essere alcune delle cause di questo indirizzo politico, proporle come uniche e sole spiegazioni non è infatti che un atteggiamento limitato e limitante. L’aver fatto parte di un organismo internazionale, nato come espressione degli assetti sviluppatisi dopo la II Guerra Mondiale come l’ONU, per di più in veste di “missionaria” in aiuto alle popolazioni africane e, ancora, il suo “politically correct” ecumenizzante, liquido e trasversale, fanno di Laura Boldrini l’esemplificazione di quello che, per un anarco-nazionalista (o anarco-fascista) qual è il leader pentastellato, è l’ atomo primo di ogni deriva etica e di ogni pericolo sociale. Beppe Grillo non odia Laura Boldrini perché donna, ma perché donna in carriera, di sinistra, ed espressione di quel sistema liberal-democratico sorto dopo il 1945 che forza e valica i confini della sua etica politica e della sua formazione culturale ed antropologica improntata al tradizionalismo rivoluzionario.

De Boldrinite

Tra le 25 regole della disinformazione individuate e illustrate dal politologo statunitense H.Michael Sweeney, se ne segnala una, di larghissimo impiego nell’arsenale retorico non solo berlusconiano ma, più in generale, del suo comparto di sostenitori. Questa strategia si presenta con la formula “attacca il messaggero”, e il suo obiettivo è quello di colpire e ridicolizzare l’interlocutore-avversario mediante epiteti particolarmente impopolari e richiamanti il grottesco. L’azionista di maggioranza del centro-destra e il suo popolo di simpatizzanti vi ricorrono in special modo per replicare alle critiche rivolte all’indirizzo dell’arcoriano, con i “contenders” bollati come “fissati”, “ossessionati”, ecc. Si tratta di una “exit strategy” estremamente efficace perché consente di spostare l’attenzione dall’oggetto del contendere (la difesa di Berlusconi non è certo cosa semplice ed agevole), alleggerisce il peso sul bersaglio dell’attacco e lo trasferisce sul “messaggero”, appunto, della critica, che in questo caso ci viene presentato alla stregua di un maniaco in preda a devianze ossessive. Di tattica, però, si tratta. Un diversivo. Altra cosa è l’atteggiamento, questo si realmente compulsivo, che destri e grillini stanno manifestando nei confronti di Laura Boldrini; ferma restando la mia personale ed inossidabile antipatia per la Presidente della Camera, che ritengo depositaria e portatrice di tutti gli stereotipi più peculiarmente negativi della sinistra occidentale nella sua declinazione “rosa” (protofemminista, misandrica, snob, bacchettona, radical chic”), l’acrimonia che i testimoni di Grillo e gli adepti di Berlusconi palesano e concretizzano nei suoi confronti meriterebbe, a modesto avviso di chi scrive, una riflessone ed una sosta di carattere extra-politico