Il (triste) paradigma Spadafora

“E’ il virus che non è più credibile”; così il ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora, a chi lo accusava di poca credibilità per aver garantito solo fino a pochissimi giorni fa la riapertura delle palestre, delle piscine e degli impianti sciistici (invece posticipata dall’ultimo DPCM).
Grottesca nella forma come nella sostanza, una risposta del genere non è solo emblematica dell’incapacità del governo nell’affrontare certi aspetti dell’emergenza sanitaria ma anche della sua goffaggine a livello comunicativo.

Oltre a non saper comunicare la prudenza, tracimando troppe volte nell’allarmismo e nel terrorismo mediatico, l’esecutivo, i suoi canali e i suoi fiancheggiatori non riescono infatti nemmeno laddove cercano un approccio più rassicurante e ottimistico (in taluni casi si può parlare di propaganda “integrativa” “interna”), finendo col mettere sul tavolo promesse destinate puntualmente a non essere mantenute, per una ragione o l’altra.

Un modus operandi che esaspera e sfianca ancora di più i cittadini (la prima linea del fronte) e danneggia l’immagine del governo stesso, che passerà per poco credibile, volubile, incoerente e inaffidabile.
Meglio sarebbe non fare più promesse specifiche e delimitate nel tempo ma scegliere parametri epidemiologici sotto i quali garantire le riaperture o l’alleggerimento di determinate misure.

Quella tardiva risposta alla cattiva informazione

In questi giorni, gli esponenti di spicco del movimento d’opinione più “rigido” rispetto all’emergenza Covid (Burioni, Bucci, Galli, ecc) stanno bacchettando la stampa italiana per l’irresponsabile sensazionalismo sulle fisiologiche problematiche legate ai vaccini e sulla presunta “variante inglese” (il solito Crisanti sembra invece fedele alla sua narrazione ansiogena).

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, dal momento in cui tanta solerzia sarebbe stata gradita e necessaria anche prima, quando giornalisti, opinionisti e virologi “da salotto” profetizzavano sciagure senza alcuna base scientifica, aggiungendo caos al caos, panico al panico.

La cattiva informazione, e non importa se motivata da interessi economici, politici o causata da semplice ignoranza, è un male per l’intera comunità, i cui effetti sono destinati a ripercuotersi su tutti, presto o tardi e in un modo o nell’altro.

“E allora Salvini?!”: la (fragile) difesa dell’attacco

“Avresti preferito Salvini?” “Immagina e ci fosse stato Salvini”; questi sono, più o meno, i “refrain” con cui i sostenitori della maggioranza giallo-rossa (ad ogni livello) rispondono alle critiche sull’operato del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria. Parenti stretti di quell’ “allora il PD?!” tanto in voga tra i grillini prima dell’alleanza con i dem.

Si tratta, nello specifico, di una forma di divagazione che fa capo alle tecniche dell’ “argomento fantoccio”, utilizzata per togliersi da una situazione difficile mettendoci l’interlocutore/avversario, e della “falsa dicotomia” (o “falso dilemma” o “fallacia della falsa scelta”), per cui l’unica alternativa alle soluzioni del Conte II ed alla narrazione ancora dominante sarebbe Matteo Salvini.

Entrambe poggiano, a loro volta, sulla tecnica della “ripetizione” e su quella della “semplificazione” (il leader del Carroccio non rappresenta l’intero centro-destra, non è la sola alternativa all’attuale maggioranza e non è comunque detto non saprebbe gestire meglio la crisi).

Come tutte le divagazioni, anche questa tradisce ad ogni modo insicurezza e fragilità argomentativa, perché invece di replicare punto per punto e con lucidità si reagisce attaccando, spostando il focus del discorso, cambiando discorso. Usarla è, insomma, un’implicita ammissione di resa.

Agente divulgatore, never say never again

“La promessa del vaccino contro Covid-19 a dicembre è un’illusione politica”; così titolava “Wired” (testata non nuova ad un certo sensazionaismo sul Covid) il 27 ottobre 2020.

Era più o meno dello stesso avviso il Prof. Roberto Burioni, che sempre a ottobre liquidava come prese in giro le ipotesi, fatte da Conte, sull’arrivo del vaccino entro fine anno.

Chi conosce la geoplitica, perché l’ha studiata e/o perché lavora nel settore o con il settore (Burioni è un medico e l’autore dell’articolo sopracitato è un laureato in Fisica), sapeva e sa invece che se capi di governo, di Stato e importanti istituzioni occidentali si spingono a fare dichiarazioni di questo genere è per il fatto che hanno avuto luce verde dalle case farmaceutiche e dai servizi di sicurezza dei loro paesi e di quelli dei loro alleati.E’ infatti di queste ore la notizia che il via libera alle vaccinazioni per l’Europa è stato fissato al 27 dicembre.

Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Russia, in Cina e in altri paesi si vaccina già.

Due esempi quelli menzonati, purtroppo tra i tanti, della maldestra comunicazione (a tutti i livelli) in questi mesi, una vera emergenza nell’emergenza. A parziale “discolpa” del Prof. Burioni va comunque detto che si è dimostrato capace di autocritica, molto più di altri.

La malvagità inutile dei “buoni”

Sugli spazi social di un’importante realtà del debunking italiano con cui collaboriamo, abbiamo postato un articolo che parlava dell’aumento della depressione e delle tendenze suicide tra gli adolescenti, a causa delle restrizioni e delle chiusure. Come (purtroppo) spesso avviene, molti hanno commentato accusando quei ragazzi di essere viziati, superficiali e di farsi “pippe mentali”, invitandoli ad “andare a lavorare”.

Ciò he rende queste persone non solo odiose ma soprattutto pericolosissime, esattamente come chi sta prendendo parte alla colpevolizzazione del cittadino, è il fatto che a motivarle non è (o non è solo) la mancanza di empatia, ma il fanatismo politico. Pur di difendere un governo o il tal partito, dai quali tra l’altro non ricavano nulla, sono cioè disposte a passare sopra persino alla sofferenza più estrema dei ragazzini, magari dell’età dei figli e dei nipoti. Loro, che dicono di voler proteggere i “nostri nonni” e che hanno la presunzione di collocarsi dalla parte dei “buoni” e del giusto.

Non è dunque azzardato pensare che in una situazione eccezionale e straordinaria, avendo la facoltà e la libertà di disporre della vita dell’Altro, dell’Altro da loro, questi individui sarebbero capaci di tutto, come gli aguzzini delle Ardeatine o di Srebrenica. Il copione è, ahinoi, già noto.

Dalla Merkel in salsa cinese al grandangolo passando per la movida assassina: la disinformazione (purtroppo) facile

Gli “agit-prop” del Regno delle Due Sicilie, famoso per il suo carattere oscurantista e repressivo, erano soliti dire che quanto più “ciucci” (asini) erano gli altri, tanto più “dottori” erano loro. Una massima che, purtroppo, non valeva e non vale solo per il defunto Stato borbonico.

In un Paese come l’Italia, in testa alle classifiche sull’analfabetismo funzionale e in coda a quelle sul numero di libri letti e acquistati, un Paese dove si studia poco e l’insegnamento è ancora nozionistico, in cui la dimestichezza con le lingue straniere resta scarsa, è facile far credere che la causa dei contagi di dicembre sia delle “movide” di giugno, è facile far passare per autentiche le foto di assembramenti creati con gli artifici della prospettiva, è facile far credere che la Germania stia adottando un lockdown draconiano, è facile presentare le vacanze e lo shopping come attività al limite della sovversione (benché autorizzate e incoraggiate dal governo), è facile disinformare.

E’ facile, insomma, dare ad intendere che la colpa non sia dei colpevoli (il virus e le istituzioni inadempienti) bensì delle vittime (noi cittadini, la prima linea).

Quello che resta da capire è se certi tagli all’istruzione, del passato e del presente, dipendano e siano dipesi da semplice superficialità e incompetenza gestionale e basta o magari anche dalla volontà, precisa e lucida, di mantenere la gente al di sotto della soglia della consapevolezza e priva di adeguati strumenti critici e di filtraggio, così da controllarla e gestirla meglio.

Covid e fuoco “amico”: ragioni pratiche e radici storiche

La colpevolizzazione del cittadino, accusato dalla maggioranza, dai suoi canali e dai suoi sostenioridi essere il solo ed unico responsabile di ogni aumento dei contagi passato, presente e futuro, non risponde solo ad un’esigenza pratica, cioè trovare un capro espiatorio dietro il quale nascondere le mancanze delle istituzioni (nazionali come locali). Essa è probabilmente riconducibile anche ad un certo anti-italianismo di cui una parte della sinistra (la più radicale e meno moderata) ha sempre dato prova, frutto a sua volta di una lettura arbitraria dell’internazionalismo marxiano e del tabù dell’esperienza fascista, che al contrario esaltò l’elemento nazionale e identitario.

Un inquietante esempio di “fuoco amico”, insomma, che ricorda le cannonate dei Borbone sul popolo siciliano.

Qualunquismo, accuse e parolacce: come cambia la comunicazione della sinistra (solo al tempo del Covid?)

«Le misure messe in campo hanno l’obiettivo di evitare che si ripeta quanto è successo questa estate. I siti sono pieni dei centri con insopportabili assembramenti di persone: dobbiamo stare attenti, perchè quanto successo questa estate non accada più. Non fateci più vedere foto come quelle di oggi (domenica 13 dicembre, ndr): dobbiamo evitare tutti che la terza ondata abbia luogo. Sarebbe complicato iniziare la campagna delle vaccinazioni con un nuovo inasprimento della curva epidemica».

Così il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, intervenendo nella scorsa puntata di “Che tempo che fa”.

Le parole di Arcuri sembrano suggerire che le istituzioni, la maggioranza, i loro canali propagandistici, i loro collaboratori e i loro sostenitori siano persuasi di avere a che fare con una platea ingenua e facilmente raggirabile ed abbiano assimilato un “canovaccio” che ripropongono in loop. Canovaccio basato sulle tecniche della “ripetizione” (appunto) e della “semplificazione”; ripetere che la colpa di ogni nuovo ed eventuale aumento dei contagi è e sarà sempre del cittadino e solo del cittadino, così com’è avvenuto in passato, in estate (in realtà la seconda ondata non è dovuta ai comportamenti estivi, peraltro resi possibili e incoraggiati dal governo, ma è da attribuirsi alla natura stagionale del Covid).

Si torna quindi al tema della colpevolizzazione, centrale in questa narrazione comunicativa e propagandistica e assoluto protagonista della scena da marzo. Curiosamente, il governo e la sua rete di influenza adottano in tal modo una forma di propaganda “agitativa”-“interna” non contro un bersaglio avversario ma contro il loro stesso popolo, che è oltretutto la prima vittima della crisi sanitaria. Un caso forse inedito e unico, nella storia repubblicana del Paese. Restando in argomento, Luigi “Gino” Strada, in un’intervista di ieri che lo ha visto lanciarsi in previsioni azzardate sull’evoluzione della pandemia e sull’impatto dei vaccini (lo Strada non è né virologo né epidemiologo né farmacologo), ha del resto accusato gli italiani di superficialità, di egoismo e di ignorare i morti causati dal virus. Grazie, ci permettiamo di aggiungere. E a scanso di equivoci siamo ironici.

Questa serie di riflessioni ci offre lo spunto anche per un ulteriore approfondimento, in particolare sul nuovo approccio alla comunicazione della sinistra italiana. Da sempre accusata di non saper parlare e relazionarsi con l’esterno, prigioniera di termini e concetti farraginosi e distanti dalla “gente”, oggi i suoi leader e i suoi agit-prop ricorrono a pensieri semplici e semplicistici, incapsulati in frasette brevi e di facile assimilazione, non poche volte ricorrendo persino alla trivialità ed alla volgarità (si pensi agli ultimi post di Fabrizio Del Prete, carichi di parolacce e insulti nei confronti degli italiani). L’impressione è che abbiano ormai recepito lo stile di quelle stesse destre populiste e qualunquiste che hanno sempre combattuto e dalle quali hanno sempre cercato di distinguersi, partendo proprio dalla forma.

L’Homo Technologicus e il dio Covid

In questi mesi, il movimento d’opinione più “prudente” rispetto all’emergenza Covid ha spesso mostrato un atteggiamento irrazionale di fronte alle notizie e/o alle ipotesi anche solo vagamente positive e rassicuranti, rigettandole come sciocche, fuorvianti e pericolose pure quando fondate e provenienti da fonti di indubbia autorevolezza. Persino richiamare l’attenzione su altre problematiche, pressanti e reali, o debunkizzare una “fake news”, se allineata ad una certa narrazione allarmistica, era ed è in qualche caso malvisto.

Un atteggiamento irrazionale, dicevamo, conseguenza non solo di quella polarizzazione favorita dalla politica come dai media, per ragioni molteplici e differenti, ma che può trovare una chiave interpretativa nella Storia.

Non disponendo delle conoscenze per comprendere e cercare di spiegare le calamità, le epidemie e tutti quei fenomeni che avevano un impatto drammatico sulla sua esistenza, l’uomo del passato (ma anche quello del presente, nelle zone più arretrate del pianeta) tendeva allora ad attribuirle al divino oppure a qualche forza sovrannaturale, a leggerle come una loro emanazione o rappresentazione.

Benché il contemporaneo possa contare su un sapere assai più sviluppato, maturo e articolato, il fatto che il Covid-19 sia una malattia per certi versi sconosciuta, il non aver mai vissuto o il non ricordare un’altra epidemia e l’enfasi assegnata dai media e dalla politica a quella che stiamo vivendo, ha forse fatto prevalere, in alcuni, la componente emotiva. Il virus è stato quindi sublimato e assolutizzato, anche dai più lucidi e preparati (uomini come gli altri, con le debolezze e le fragilità di chiunque altro), per cui ogni tentativo di metterne in dubbio e minacciarne la forza, l’invincibilià, la centralità e l’ “autorità”, è stato visto e viene visto come una sorta di eresia, lontana dal vero e dal possibile.

Pur con tutto il suo scibile e il suo arsenale tecnologico, l’uomo del XXI secolo, lo stesso che programma sbarchi su Marte, non è insomma molto diverso, nelle sue pieghe più recondite, dal pastore greco che vedeva nel fulmine un segno dell’ira di Zeus.

Covid: quel poco equilibrio degli “esperti”

Nel momento in cui un medico, uno scienziato, un divulgatore scientifico o un rappresentante delle istituzioni elaborano e diffondono previsioni sul medio-lungo periodo e senza dati concreti su un virus ancora non molto conosciuto come il Covid-19, stanno facendo dell’opinionismo. Magari “di prestigio”, ma pur sempre semplice opinionismo.

Per questo, anche per questo, dovrebbero cercare di essere il più cauti e prudenti possibile, nella forma e nella sostanza, evitando estremizzazioni e termini forti, sia che stiano immaginando uno scenario positivo sia che ne stiano immaginando uno negativo (come hanno fatto e stanno facendo nella maggior parte dei casi).

In gioco, lo ripetiamo, non c’è solo la loro credibilità, peraltro già compromessa, ma anche la salute psicologica dei cittadini, della Nazione.

Nota: nel frattempo Andrea Crisanti (il più attivo sui media da febbraio) sta continuando a sollevare dubbi sui vaccini anti-Covid. Lo ha fatto ad esempio pure ieri sera, nel corso di un programma RAI. Errare è umano ma perseverare meriterebbe forse un approfondimento della Magistratura italiana.