Nessuno sarà nemico dell’ Italia come un italiano. E infatti “The Economist” è del gruppo Agnelli e infatti i commenti dei britannici sul web tendono a criticare la copertina. Da notare come la silhouette dello scudo richiami astutamente quella del logo storico della FIAT.
Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sull’Ucraina non sono una bizzarria, non sono la conseguenza di una demenza senile come qualcuno le ha frettolosamente e superficialmente liquidate. Aderenti alla narrazione russa e filo-russa rispondono, al contrario e come sempre, ad una scelta comunicativa e tattica ben ragionata. Ecco perché non è da escludere che gli audio “incriminati” siano stati fatti filtrare di proposito.
Vistosi chiuso nel campo moderato dal Terzo Polo e in parte dallo stesso PD, l’ex Cavaliere (che moderato non lo è stato mai) cerca infatti di recuperare terreno presso il suo elettorato storico e più in generale in quello di centro-destra, tendenzialmente non ostili a Mosca, e in un momento che vede l’opinione pubblica italiana molto più tiepida verso Kyïv (all’inizio dell’invasione aveva non a caso condannato le scelte di Putin). In questo gioca anche sul fatto che la Meloni, costretta ad una svolta “istituzionale” ed atlantista adesso che si avvicina a Palazzo Chigi, perderà giocoforza popolarità, come accade a tutti i leader e a tute le compagini che raccolgono il voto di protesta appena entrano nella “stanza dei bottoni”.
In un Paese abbastanza spaccato sulla guerra, per un cittadino che lo bollerà come un arteriosclerotico scappato dalla casa di riposo ne troverà un altro che gli darà ragione. Anche a sinistra.
Domani potrebbe cambiare di nuovo idea ed approccio, a seconda delle circostanze. Sotto questo aspetto può ricordare Giuseppe Conte (anzi, è Conte che ricorda Berlusconi), anch’egli capace di stravolgimenti di fronte disinvolti, rapidissimi e clamorosi, con risultati spesso notevoli.
Il fatto che la prima Presidente del Consiglio della storia unitaria sarà Giorgia Meloni è una beffa per la sinistra che nemmeno la mente più audace avrebbe potuto immaginare. Una beffa che però dovrebbe trasformarsi in una lezione. Forse la sinistra dovrà andare ben oltre gli asterischi di genere e la “schwa”, forse dovrà maturare una posizione più chiara e coerente di fronte alle violazioni dei diritti delle donne e delle minoranze quando esse si verificano fuori dal mondo occidentale. Capire per quale motivo la “donna della strada” voti molto spesso e da molto tempo altrove e non si senta rappresentata e tutelata da loro.
Se un ministero per la “sovranità alimentare” esiste pure nella Francia di Emmanuel Macron (ed ha in un certo senso dei precursori anche a sinistra, basti pensare alla “Via Campesina”) e politiche per favorire la natalità vengono intraprese in altri paesi occidentali e da governi conservatori come progressisti (essendo il calo demografico una minaccia esistenziale per una nazione), la tutela di un concentrato di ricchezze ed eccellenze qual è il “Made in Italy” non potrà che essere considerata positiva e razionale.
Termini come “sovranità”, “natalità” e persino “famiglia”* sono tuttavia dei “frames” che a livello neurologico richiamano e attivano, in una parte degli elettori di sinistra, il ricordo del Ventennio, e di conseguenza tutto quello che è ad essi collegato viene percepito in chiave negativa e dunque respinto (si consigliano a tal proposito gli studi di Lakoff).
Ma c’è di più.
Per ragioni storiche ben note (un’interpretazione arbitraria dell’internazionalismo marxiano, ad esempio, oltre al già citato “tabù” dell’esperienza fascista), anche il rimando alla difesa dell’interesse nazionale e a tutto ciò che sia vagamente identitario è inteso e bollato da costoro come sbagliato, pericoloso, minaccioso ed anacronistico. Un approccio “innaturale”, oltre che autolesionistico, che ha contribuito, in un’ultima istanza, a rendere quella sinistra impopolare, ad allontanarla dal cosiddetto “paese reale”, dai cittadini e dai loro bisogni.
*con il riconoscimento delle unioni civili, anche i legami tra cittadini dello stesso sesso sono e saranno tutelati dalle politiche per la famiglia
Ad ora non sappiamo chi/quanti, quando, con quali intenzioni, con quale tono e in quali circostanze abbia/abbiano rivolto quella domanda a Paola Egonu. Lei non lo ha spiegato. Ciononostante, una parte di Paese ha ritenuto fosse sufficiente per scagliarsi contro l’intero Paese (opponendo ad un episodio di presunto razzismo una reazione razzista), addirittura tirando in ballo la nuova maggioranza parlamentare.
Egonu è un’ottima atleta ma un personaggio particolare e non è da escludere abbia cercato un diversivo per allontanare da sé le polemiche dopo la mediocre prestazione con il Brasile. Non a caso ha poi detto di sentirsi troppo sotto pressione e sempre nel mirino quando l’Italia va in difficoltà (è normale, trattandosi della giocatrice di punta e più in vista della Nazionale azzurra).
In un mondo ideale la malizia non avrebbe ragion d’essere e tutti dovremmo fidarci di tutti, ma questo non è, come ben sappiamo, un mondo ideale.
Nei primi anni ’50 cominciò tra gli alti comandi americani a farsi strada l’idea di poter vincere una guerra nucleare contro l’URSS.
Il SAC (Strategic Air Command), in particolare, superò l’ipotesi di un attacco nucleare su larga scala contro le città e le strutture industriali e militari sovietiche, come quella di provare in un primo tempo a rallentare l’avanzata nemica in Europa Occidentale, orientandosi verso un nuovo obiettivo, ossia le basi che ospitavano i bombardieri strategici di Mosca.
Si trattava di un “first strike” in piena regola, usando i 248 bombardieri strategici americani disponibili e non ancora i missili, ribattezzato “l’arco di volta del potere militare americano”, in quel momento l’unica opzione per riuscire a “salvare gli Stati Uniti (e i loro alleati, ndr) dal disastro”*.
Un targeting “counterforce” (“controforza”).
Anche il parallelo sviluppo del nucleare tattico e a basso rendimento (Progetto VISTA) rispondeva a questa nuova e più flessibile dottrina politico-militare, successivamente perfezionata ed oggi ancora valida e tra le scelte sul tavolo.
Ciò che viene detto nei più importanti programmi televisivi russi, e dai più noti giornalisti e commentatori russi, ha una vasta eco anche in Occidente, e il Kremlino lo sa bene.
Dichiarazioni come quelle del conduttore Vladimir Rudol’fovič Solov’ëv («Quando inizieremo a combattere? Meglio essere temuti che derisi. Del resto, molti politici occidentali, compresi gli americani, sanno cosa può succedere a furia di stuzzicarci…» «Siamo arrivati troppo vicini al limite, al di là, c’è la scogliera…»*) rientrano quindi in una strategia comunicativa e propagandistica ben precisa, studiata dal vertice ed amplificata oltreconfine grazie ai moltissimi canali di appoggio e supporto di cui Mosca dispone**.
Operazioni di pressione psicologica (PsyOps), di nuovo, di nuovo esempi di “infowar” per destabilizzare il bersaglio, ossia i cittadini dei paesi avversari così da condizionare l’azione dei loro governi a vantaggio della Russia (o meglio, del suo establishment).
Questo a ribadire inoltre come la forza dell’atomica risieda ed abbia sempre risieduto proprio nel suo non-utilizzo, ma come additivo persuasivo.
*si ricordino anche le guasconate del conduttore dalla TV di Stato “Rossija 1” Dmitry Konstantinovich Kiselyov sullo “tsunami radioattivo” che si sarebbe abbattuto su Londra
**si veda a tal proposito l’articolo di ieri su “Il Fatto Quotidiano” dal titolo: Putin e i falchi che chiedono una vendetta “dura e dolorosa” per il ponte in Crimea: “Zelensky? Terroristi vanno trattati in modo inequivocabile”
Ovviamente ogni persona di buonsenso si augura un veloce e sicuro rientro di Alessia Piperno in patria e condanna i suoi “haters”. Detto questo, recarsi in zone ad alto rischio o complesse senza un adeguato sistema di coperture e garanzie, e per svolgere attività destinate ad avere un peso minimo se non nullo perché si è sconosciuti o quasi, è un’imprudenza gravissima. Proprio come lo è tuffarsi di notte da un pontile, con il mare mosso.
“Ciascun missile lanciato da Putin su Kyïv rafforza la nostra volontà di sostenere la libertà in Ucraina” (Giorgia Meloni)
Se Meloni dovesse insistere nella sua politica atlantista (che è e sarebbe peraltro in linea con la tradizione della destra parlamentare italiana post-1945, eccezion fatta per alcuni segmenti minoritari), non è da escludere che anche su di lei si vada ad abbattere l’accusa russa di fascismo e nazismo, con facili accostamenti a Benito Mussolini ed alla campagna del 1941-1943.
Una tecnica, lo ricordiamo, che prende il nome di “proiezione” o “analogia” (associare il bersaglio ad un’immagine negativa e respingente), nel caso di specie un vero e proprio “topos” delle scuole propagandistiche d’impronta e tradizione socialista e di quella russa, che in questo modo cerca anche di far leva sul mito della “Grande Guerra patriottica” così da compattare il fronte interno (propaganda “interna”).
Questo contenuto vanta, per adesso, 17.243 like e 5683 condivisioni. Al netto di ogni ovvia e scontata condanna verso chi (pochissimi) attacca la Cristoforetti sulla sfera personale o sull’aspetto fisico ed esteriore, siamo di fronte ad un odioso esempio di classismo. Per quale motivo essere una shampista e vivere in un piccolo centro sarebbe un disvalore e peggiorativo? Più nel dettaglio: se fosse stato un laureato od un “altolocato” di Milano a scrivere idiozie sulla capigliatura di “AstroSamantha” o sul suo modo di fare la madre e la moglie, sarebbe cambiato qualcosa?
“Prugna” è una pagina vicina alla sinistra e questo ci dice molto su una parte di quella comunità politica e ideologica, ingabbiata in un elitarismo anacronistico e stupido che la allontana dal cittadino.