Perché arrivano anche i bambini (ma si fa finta di non vederli)

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Ogni anno sbarcano e arrivano in Europa migliaia di bambini e ragazzi* (e donne incinte), provenienti sia dal’Africa che dal MO. Molti muoiono prima, come il piccolo Ayalan, e vengono trasformati in bambolotti o fake dalla cattiva coscienza di qualcuno.

L’idea in base alla quale i profughi siano soltanto giovani maschi adulti (che hanno comunque diritto alla sopravvivenza al pari di ogni altro essere umano) e che andrebbero invece accolti solo i bambini malnutriti delle foto strappalacrime, non è frutto di una scarsa conoscenza del fenomeno migratorio, si faccia attenzione, ma un escamotage propagandistico e comunicativo per dare una patina di accettabilità etica e politica a quello che, di fatto, è un rifiuto razzista dell’Altro-straniero. La stessa ratio e lo stesso scopo della tesi secondo cui l’immigrazione va bloccata in quanto “traffico di esseri umani”, omettendo e dimenticando l’impossibilità, per i profughi, di vivere e sopravvivere nelle loro terre di origine, come ieri gli Ebrei non potevano vivere e sopravvivere nella Germania nazista o nell’Italia fascista.

*solo nel 2016 sono arrivati in Italia 25.846 bambini, a bordo di mezzi di fortuna

Salvini e il “simbolo” Sea Watch

rackete salviniUno degli aspetti della “disinformazione”, intesa anche come vettore della propaganda (“nera” o “grigia”*), è il “simbolico”: “perché il contenuto della disinformazione corrisponde sempre a delle aspettative del destinatario […] sia questi rappresentato dall’opinione pubblica ovvero, nel caso di intossicazione**, da un avversario ben definito, così come alle categorie esistenziali ed ai valori che l’obiettivo esprime e sui quali l’effetto disinformativo fa leva per ottenere gli effetti voluti”

Colpire la sfera emotiva del target, in buona sostanza, dicendo al target ciò che vuole sentire, mostrando al target ciò che vuole vedere o, almeno, dandogliene l’impressione e l’illusione. L’approccio del ministro del’ Interno al caso Sea Watch, e più in generale al tema immigrazione, concede, al di là di ogni giudizio morale e politico a riguardo, ampi margini all’elemento “simbolico”; Salvini individua cioè un target di elettorato e gli offre “in pasto” un atteggiamento muscolare contro l’Altro-immigrato-diverso, nonostante la presenza di un flusso ininterrotto (ma lontano dall’attenzione pubblica e mediatica) di arrivi dalle coste africane.

*la propaganda “nera” è quella che veicola informazioni totalmente false, mentre la propaganda “grigia” veicola informazioni parzialmente false

**operazione psicologica di condizionamento per interferire nei processi conoscitivi e decisionali. E’ un termine usato soprattutto nell’ambito dei servizi di intelligence

Riferimenti bibliografici “Disinformazione e manipolazione delle percezioni. Una nuova minaccia al sistema-paese” (a cura di Luigi Sergio Germani)

Da Pasolini a Camilleri: quel fango “nero” che sporca ma non lascia traccia

camilleri975Le offese dei lettori di “Libero” e “Il Giornale” a Camilleri ribadiscono, ancora una volta, il carattere trasversale dell’ottusità che non riesce superare gli steccati della contrapposizione politica e ideologica per riconoscere il talento, nel caso di specie universale, di un artista.

Carattere trasversale, nonostante una certa destra sia riuscita a fare associare questa tendenza soprattutto alla sinistra, mentre ha sempre dato prova dello stesso “vulnus”, della stessa aberrazione. Si pensi, ad esempio, all’atteggiamento verso personaggi quali Pasolini, Guttuso, Fo o Benigni, geni assoluti demonizzati solo perché di sinistra o comunisti, per non parlare delle aggressioni ad un personaggio del calibro di Rita Levi-Montalcini, “colpevole” soltanto di aver votato più volte la fiducia al governo Prodi II.

Anche in questa circostanza, la destra italiana (una sua parte) si dimostra quindi prigioniera di un gioco delle parti nella sua declinazione più miope e truculenta, come la sinistra (una sua parte); non vittima inoffensiva, non più aperta, ma uguale, se non peggiore.

Nogarin (e gli altri) e quell’unico giro sulla giostra

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La vittoria di Filippo Nogarin nel 2014 maturò in circostanze del tutto singolari, anticipando le dinamiche che avrebbero portato alla caduta di Matteo Renzi due anni più tardi. In un territorio storicamente “rosso”, il candidato grillino si impose infatti contro un centro-sinistra diviso ma dopo aver preso la metà dei voti del rivale democratico al primo turno; al secondo si venne tuttavia a creare un blocco tripolare, un’alleanza a tre, di per sé inedita, atipica e innaturale, tra M5S, centro-destra e il resto della sinistra, preludio su scala ridotta dell’ “accozzaglia” che avrebbe mandato a casa Renzi nel 2016 e che in quell’occasione consegnò Livorno al M5S (gli “alleati” presenteranno poi il conto, ritardando la formazione della giunta).

Una vittoria-non vittoria, quindi, anomala per vincitore sprovvisto di una forza reale. Un “vulnus”* che oggi il M5S labronico e la sua candidata hanno pagato e comune a molti sindaci pentastellati e di centro-destra (a Torino, a Cascina, a Massa, ecc) a rischio di un destino analogo perché in sella grazie a congiunture analoghe nella loro eccezionalità.

 

*Il M5S labronico è stato vittima anche d altri fattori, come il malcontento perla sua gestione e l’alleanza con la Lega

Perché il mo striscione non è più lungo del tuo

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Nata da un episodio avvenuto nel bergamasco, a Brembate, l’iniziativa degli striscioni si è poi diffusa in tutta Italia a macchia d’olio, con scritte indubbiamente spiritose al di là di ogni altra valutazione di tipo politico. Tuttavia, una parte della comunità del web sta concentrando la propria attenzione solo sugli striscioni napoletani, esaltandoli come esempi di una creatività, appunto quella partenopea, che si vorrebbe superiore

Luoghi comuni come questo, forse anche il risultato di una logica compensatoria e risarcitoria per un certo razzismo anti-napoletano e anti-meridionale, possono ad ogni modo risultare pericolosi e dannosi come il pregiudizio stesso, fornendo benzina a quella revanché e quell’identitarismo vicini al borbonismo più aggressivo e alimentando lo stereotipo che vuole i napoletani eccessivamente orgogliosi e campanilisti.

Godiamoci gli striscioni o contestiamoli, ma senza fare gerarchie tra italiani.

 

Nota: Qualcuno ha addirittura scomodato le Quattro giornate di Napoli, paragonandole all’iniziativa di questi giorni e affermato che la città si sarebbe liberata da sola durante la Seconda Guerra Mondiale. Un approccio del tutto a-storico, che non tiene conto del ruolo degli Alleati nelle dinamiche del conflitto e il contributo dei militari del Regno del Sud. Forse perché liberato prima dagli Alleati, il Sud conobbe uno scarso movimento resistenziale, diffusissimo e con ben altra importanza invece al centro-nord (da qui la definizione “vento del nord”, a indicare appunto la lotta partigiana).

Il 25 Aprile e quell’assist involontario da Giorgia Meloni

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Ha ragione da vendere Giorgia Meloni quando dice che il 25 Aprile è divisivo, ed è proprio questa la sua utilità, è proprio questa la sua importanza. Purtroppo, un segmento non trascurabile dell’opine pubblica italiana e (cosa ancor più disdicevole) delle istituzioni continua infatti a non riconoscersi nei valori dell’antifascismo, che sono valori di libertà, di democrazia e di civile convivenza, preferendo un’ irrazionale nostalgia per qualcosa che non ha vissuto e sperimentato, per fortuna e grazie a quanti lottarono contro il nazi-fascismo. La memoria diventa quindi uno strumento pedagogico, di crescita umana, sociale e politica, per tutti e anche per costoro, per far sì che certi drammi restino confinati e imprigionati nel passato.

« Abbiamo vinto noi e sei diventato senatore; se aveste vinto voi io sarei morto o in galera » (Vittorio Foa, senatore socialista, partigiano e rappresentante del CLN, a Giorgio Pisanò, ex repubblichino poi eletto al Senato della Repubblica dopo la Liberazione tra le fila del MSI)

 

Nota:anche il IV Novembre è divisivo, contestato dal movimento d’opinione pacifista e da quanti videro in quella guerra un’ “inutile strage”. Anche feste religiose come il Natale sono o stanno diventando divisive. Il 10 Febbraio è divisivo. Meloni, come altri nostalgici, cerca un escamotage per rendere più accettabile quella che, di fatto, è un’operazione smaccatamente revisionistica.

Bush senior, il complottismo e quella frase non capita

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Nata alla fine del XIX secolo, la Teoria del complotto del Nuovo ordine mondiale (NWO) rimase per lungo tempo sostanzialmente priva di seguito, fino a quando fu “resuscitata” grazie a un discorso tenuto da George H.W. Bush al Congresso degli Stati Uniti l’11 settembre 1990.

In quella circostanza, l’allora presidente americano parlò infatti della necessità di costruire un “nuovo ordine mondiale”, riferendosi tuttavia ad una collaborazione proficua e costruttiva tra le nazioni e con la nuova URSS-Russia, dopo la fine delle grandi tensioni bipolari (“Out of these troubled times, our fifth objective—a new world order—can emerge: A new era—freer from the threat of terror, stronger in the pursuit of justice and more secure in the quest for peace. An era in which the nations of the world, east and west, north and south, can prosper and live in harmony”*).

Un concetto espresso in precedenza anche da personaggi come il primo ministro indiano Rajiv Gandhi (21 novembre 1988) e da Michail Gorbačëv (7 dicembre 1988), con la medesima formula e sempre a voler indicare le prospettive scaturite dal nuovo clima di distensione e collaborazione tra le grandi potenze.

Come abbiamo detto, il discorso di George H. W Bush venne tuttavia stravolto e strumentalizzato dai teorici del complotto per rilanciare la bugia dell’NWO, una delle più grottesche e nefaste elaborazioni del complottismo internazionale.

*”Da questi tempi difficili, il nostro quinto obiettivo – un nuovo ordine mondiale – può emergere: una nuova era libera dalla minaccia del terrore, più forte nella ricerca della giustizia e più sicura nella ricerca della pace. Un’era in cui le nazioni del mondo, est e ovest, nord e sud, possono prosperare e vivere in armonia”

Buon Natale…senza sensi di colpa

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L’idea, avuta da un istituto scolastico milanese, di sostituire i consueti auguri di buon Natale con un asettico “Buone Feste”, sarà da considerarsi tanto ipocrita quanto illogica.

Ipocrita perché in Italia le festività dicembrine sono soltanto quelle natalizie e cristiane, illogica perché non si comprende per qualche motivo la tradizione natalizia dovrebbe offendere la sensibilità degli appartenenti ad altri credi e confessioni, italiani o stranieri che siano.

E’ indubbio e innegabile che certe scelte giungano quasi sempre da sinistra, dove il laicismo (di matrice esclusivamente anti-vaticana ed anti-cattolica) si va a saldare con un un’interpretazione arbitraria dell’internazionalismo marxiano e con il senso di colpa per il passato coloniale e per il presente neo-coloniale dell’Occidente.

La Nazionale, il Paese, la crisi e quei paragoni forzati…

coppyDopo ogni delusione legata alla Nazionale di calcio, sono puntuali gli accostamenti, di segno catastrofistico, ad una situazione d’insieme del Paese, che si vorrebbe in pieno declino.

“La Nazionale specchio di un Paese in rovina”, “La Nazionale nel baratro come l’Italia”, “La Nazionale da rifondare come tutto il resto” ecc, i refrain concettualmente più comuni.

Si tratta, ad ogni modo, di semplificazioni elementari e grossolane, suggestioni scollegate da ogni evidenza razionale. Non solo, infatti, l’Italia non è al tramonto (i paesi in grave difficoltà sono altri) ma i nostri colori primeggiano in tanti altri ambiti e contesti sportivi, dalle discipline individuali a quelle di squadra, oggi come ieri.

 

Nota storica: il Brasile e l’Argentina vinsero alcuni dei loro mondiali in momenti drammatici e difficilissimi nella storia dei due paesi.

La Sicilia e la pelle dell’orso Matteo

renzi_1217Il Partito Democratico a guida renziana ha registrato le sue sconfitte più recenti nei ballottaggi per alcuni comuni della penisola ed oggi in Sicilia. Nel primo caso ha tuttavia pesato l’azione di un innaturale blocco tripolare (M5S+centro-destra+minoranze di sinistra) che si è eccezionalmente coeso contro il PD (spesso a vantaggio del M5S), mentre in Sicilia, regione storicamente di centro-destra, le sinistre non hanno mai disposto di una grande capacità di penetrazione.

Suonare le campane a morto per l’ex premier e il suo partito è quindi tanto prematuro quanto azzardato. Solo il voto nazionale, e non di un gruppo limitato di collegi e territori, potrà stilare un referto inoppugnabile sullo stato di salute di Matteo Renzi e del renzismo.