Gombloddo!!!1 (parola di Crisanti)

Secondo Andrea Crisanti, le regioni potrebbero manomettere i dati per evitare un lockdown localizzato. Una dichiarazione, se vera e confermata, di una gravità e di una violenza intollerabili. Non è la prima volta che il Crisanti si spinge oltre con le parole, troppo oltre, sconfinando nell’irresponsabilità. L’auspicio è che riveda la sua comunicazione o che qualcuno intervenga a richiamarlo.

Quando erano solo “vecchi” che facevano vincere Berlusconi

Fino a poco tempo fa non era raro imbattersi in una certa sinistra che (provocatoriamente o seriamente?) inveiva contro gli anziani e addirittura ne chiedeva l’eslusione dal voto. La loro “colpa”, presunta, era contribuire in modo decisivo alle vittorie di Berlusconi e del centro-destra, “traviati” da telenovelas e quiz.

Ora, anche quella sinistra si erge a baluardo insuperabile del popolo con i capelli bianchi, dando lezioni di umanità e rispetto a Toti e a chi ne condivide le proposte, magari non efficaci o attuabili ma per nulla discriminatorie e tantomeno “eugenetiche” (sono lanciate anche da scienziati e da politici non di centro-destra).

L’auspicio, al netto di ogni riflessione sui sistemi per contenere questa fase di emergenza (speriamo agli sgoccioli), è che non si tratti di una forma di empatia interessata e strumentale ma che anche loro abbia capito, pur tardi, che ognuno ha diritto ad un’opinione e ad esprimerla, liberamente e senza doversene vergognare, nelle urne.

Negazionisti? Perché quelle foto sono colpa di tutti.

Le foto dei pronto soccorso e degli ospedali che sembrano vuoti sono l’altra faccia delle falsità allarmistiche circolanti da mesi, sulle quali un certo debunking e un certo “razionalismo” si sono dimostrati e si dimostrano tuttavia indulgenti. Risposte, spesso determinate dal rifiuto della realtà ma soprattutto da una polarizzazione isterica cui ci ha condotto una comunicazione irresponsabile, dilettantistica, immatura e ideologica dell’emergenza, ad ogni livello.

A questo proposito è utile ricordare le recenti parole di Speranza, che ha parlato di crescita “terrificante” della curva (ad oggi abbiamo una letalità intorno allo 0,5% e quasi l’80% delle TI libere), evocando così un “frame” di una dirompenza emotiva e immaginifica spropositata e inutile.

Qualcuno ha detto che il CTS avrebbe bisogno di un linguista e di uno storico: ha ragione.

Cinque motivi per non ascoltare (o per prendere con le molle) i virologi televisivi e mediatici

1) Chi passa troppo tempo sotto i riflettori o davanti ai microfoni non ne passa abbastanza tra i pazienti o in laboratorio

2) Non c’ è motivo di ascoltarli quotidianamente o quasi. Non c’è una novità degna di nota tutti i giorni.

3) Spesso non sono veri “addetti ai lavori” e a volte non sono neanche medici, nonostante sconfinino in ambiti di competenza esclusiva della Medicina

4) In alcuni casi vivono e lavorano all’estero, qundi non hanno il polso della situazione italiana

5) Ultimo ma forse più importante.
Hanno tutto l’interesse che questo stato di emergenza prosegua, il più a lungo possibile. Per loro è come un “gioco a somma zero”. Questo perché di base godono di un reddito stabile e garantito (essendo accademici o dipendenti di strutture ospedaliere) e in più stanno avendo a disposizione un’ampissima gamma di opportunità nuove da un punto di vista economico, professionale e personale (collaborazioni, inviti, pubblicazioni, ecc, cosa che può anche esporli a possibili conflitti di interessi). Lo dimostra la freddezza con la quale accolgono ogni notizia anche solo vagamente positiva, dalla stagionalità del virus all’imminenza di vaccini e cure (emblematiche in tal senso le incomprensibili dichiarazioni di un noto entomologo veneto sulla presunta pericolosità dei vaccini anti-Covid). Sotto questo aspetto sono come i mercanti d’armi o gli imprenditori dell’acciaio in tempo di guerra.

Covid e comunicazione: peggiori di mafiosi e criminali

Se al mafioso, al camorrista, al terrorista ed allo stesso criminale “comune” possiamo concedere il benefico di una riflessione razionale che metta da parte l’emotività della rabbia, considerando le condizioni di disagio da cui spesso provengono e l’indottrinamento che spesso subiscono fin dai primi anni di vita, chi invece specula su una situazione come quella che siamo vivendo, veicolando una comunicazione allarmistica, ansiogena e scorretta per trarre vantaggio (giornalisti, politici, medici, scienziati, divulgatori, opinionisti, ecc), non solo non avrà alcuna scusante ma risulta e ci appare ancor più spregevole e abietto.

Predatori, nell’accezione peggiore del termine, che vanno a caccia dell’altrui paura e dell’altrui insicurezza non già per sopravvivere ma per arricchirsi, per seguire le sirene di un Ego tossico e intossicato, per avanzare socialmente e professionalmente.

La Storia non potrà che emettere una sentenza di condanna contro costoro, durissima e senza possibilità di appello.

Perché Civati è Civati…e voi

In un post su Facebook, un redivivo Civati accusa di egoismo corporativo chi protesta per le restrizioni e le chiusure (negozianti, baristi, ristoratori, piccoli imprenditori, partite IVA, ecc) spingendosi addirittura a paragonare la sua situazione alla loro.

Quel post è la dimostrazione che non è nel torto chi accusa una certa sinistra di essere irrimediabilmente lontana dalla realtà e dalle persone.

Quell’ostinata e pericolosa guerra al cittadino

Ieri, uno dei responsabili della comunicazione del governo ha pubblicato un post sui social in cui attribuiva la colpa della prevista e prevedibile “seconda ondata” ai cittadini e solo e soltanto ai cittadini, ancora una volta. Tra l’altro anche per comportamenti avuti in estate e in tarda primavera, cioè un periodo troppo distante dai tempi di incubazione della malattia, e per le vacanze all’estero (autorizzate dal governo stesso).

Si continua, insomma, a replicare un modus operandi non solo divisivo e immorale e odioso perché ingiusto verso un popolo che, a differenza della classe dirigente e dei suoi collaboratori, sta sostenendo tutto il peso di questa crisi (in media li italiani hanno rispettato e stanno rispettando le restrizioni), ma ance sbagliato e controproducente da un punto di vista comunicativo, propagandistico e strategico.

E’ francamente difficile capire il motivo di una simile ostinazione, perché anche la cultura socialista da cui proviene una parte delle forze di maggioranza aveva, si, un atteggiamento paternalistico verso le masse, ma per condurle all’emancipazione, non con una finalità coercitiva o afflittiva, come il modello del “padre severo” tipico del conservatorismo.

Se il governo e i suoi sostenitori non procederanno ad un cambio di rotta, anche sul versante della comunicazione e del loro approccio al cittadino, le conseguenze saranno per loro catastrofiche, appena il consenso scenderà (lo sta già facendo) sotto il livello di guardia. E’ una lezione della Storia, tra le più comuni e semplici da cogliere e comprendere.
Attenzione.

Il tappeto non volante: quando la propaganda non basterà più

Anche nei regimi apertamente dittatoriali, totalitari e autoritari, la propaganda ufficiale incontra spesso difficoltà enormi, nonostante abbia mano libera e gli avversari non riescano ad esprimersi o quasi. Questo perché può creare l’illusione di una realtà ma non la realtà stessa, e presto o tardi diventa impossibile trovare un tappeto abbastanza grande sotto il quale nascondere la polvere e lo sporco.

C’è da capire per quanto ancora la maggioranza e i suoi sostenitori, e qui siamo in un democrazia, potranno arginare il dissenso accusandolo via via di fascismo, camorrismo, vandalismo, negazionismo, inciviltà, insensibilità, usando le foto e le testimonianze di infermieri stremati, ecc. Fino a quando sarà cioè possibile trovare tappeti abbastanza grandi.

“Bugiardo di un commerciante”: i “negazionisti” degli altri





A far da contraltare ai “negazionisti” del Covid ci sono i “negazionisti” della crisi abbattutasi da febbraio/marzo su imprenditori, artigiani, negozianti, partite IVA, ecc. Negazionisti che rinfacciano e rinfacciavano le spiagge, gli hotel e i ristoranti “pieni” di berlusconiana memoria, accusando di ipocrisia e vittimismo chi lamenta contraccolpi economici e sociali per le misure restrittive.


Un comportamento fuori dalla realtà, una totale mancanza di empatia che dimostra come spesso chi invoca e difende le misure draconiane non lo faccia per tutelare il prossimo ma solo per tutelare sé stesso o per difendere l’operato di un partito.



Gli stessi che magari chiedono di restare umani, che difendevano i vandali di Genova (da condannare come i poliziotti colpevoli di abusi) o del Black Lives Matter ma non hanno pietà di un barista con famiglia che perde la pazienza in piazza.


Quello spiraglio dal “miracolo cinese”

La pagina Facebook Pillole di Ottimismo (curata dal Prof. Guido Silvstri) ha pubblicato un articolo molto interessante del Prof. Ugo Bardi su declino dell’epidemia in Cina, che consiglio e al quale mi permetto di aggiungere una riflessione ed uno spunto.

Benché sia un Paese totalitario, poco trasparente e poco affidabile per definizione, la Cina è un contesto aperto, in entrata e in uscita, che vede la presenza stabile o provvisoria di milioni di stranieri, da tutto il mondo. Nascondere, come suggerirebbe qualche “complottista” trasversalmente ubicato, un’epidemia o vaccinazioni e/o cure di massa “segrete”, sarebbe dunque impossibile, quantomeno un’impresa mai vista nella Storia in una realtà di quel tipo.

Il “miracolo cinese” dimostrerebbe allora non soltanto che il Covid può essere sconfitto e superato, ma anche in tempi relativamente brevi.