Suggestioni tattiche

Le armi nucleari tattiche e a basso rendimento nascono durante la Guerra Fredda e ne sono una conseguenza peculiare. Il loro scopo principale era ed è infatti bloccare l’avanzata delle forze nemiche, in caso di sfondamento. Dal momento in cui l’Ucraina non ha le capacità per minacciare l’integrità territoriale russa, e nemmeno la volontà di farlo, il ricorso a quel tipo di soluzione da parte di Mosca è quindi, anche per questo motivo, illogico e dunque impossibile. Chiunque sostenga il contrario è poco informato oppure sta cercando di mettere in atto delle operazioni di pressione psicologica (PsyOps).

Dmitrij Medvedev e l’inganno dei missili

Missili capaci di colpire in profondità la Russia non servono all’Ucraina, semplicemente perché l’obiettivo dell’Ucraina è solo quello di difendersi dall’aggressione putiniana e riconquistare i territori occupati dalla Zeta. Questo è il motivo per cui Washington non ha fornito a Kiev gli Mlrs e gli M142. E Medvedev lo sa bene.

Allora, dov’è il senso delle parole di qualche giorno fa dell’ex presidente russo?

Di nuovo, cercare di spaventare l’opinione pubblica “avversaria” ricorrendo allo spettro nucleare* (Medvedev sa altrettanto bene che il suo Paese e gli alleati verrebbero distrutti qualora gli USA e la NATO dovessero considerarli una minaccia concreta e imminente) e accreditare la Russia come una potenza capace di allarmare e far retrocedere il presidente degli Stati Uniti d’America.

*PsyOps, operazioni di pressione psicologica. Qui sotto forma di “grassroots propaganda” (propaganda diretta all’uomo “comune”, ovvero al “grass”, il prato, la base)

La gallina e l’uovo avvelenato: quello che non vede chi si oppone alle misure contro la Russia di Putin

Se fossimo certi che l’intenzione di Putin sia fermarsi all’Ucraina, in nome del cinico pragmatismo della realpolitik potremmo anche pensare di lasciargli campo libero, non andando oltre una condanna formale. Lo abbiamo già fatto.

La politica estera di Mosca dal 2008, le dichiarazioni di Putin, Medvedev, Lavrov, Peskov e di personaggi vicinissimi al Kremlino quali Dugin o Cirillo I, e quelle di Xi Jinping, mostrano invece come la Russia nutra l’ambizione di riconquistare la “grandeur” perduta, anche mediante la (ri)conquista di porzioni dell’ex URSS (non vanno altresì dimenticate le mire di Pechino su Taiwan), e di creare un nuovo ordine mondiale che veda l’Occidente ridimensionato, se non proprio marginalizzato, a vantaggio di un asse di paesi non-democratici.

Chi considera le misure di contenimento anti-russe lesive dei nostri interessi nazionali, compie quindi (in buona fede?) un ragionamento che non va oltre il breve periodo. Al contrario, è proprio lasciando fare alla Russia, alla Cina e ai loro sodali e satelliti, che i nostri interessi, particolari e “di blocco”, verrebbero compromessi.

Putin ha mostrato inoltre di saper interferire massicciamente e massivamente nella politica interna italiana, colpendo e minando la nostra sovranità a proprio vantaggio; abbandonare il fronte atlantico per diventare pedine di un regime autoritario del Secondo Mondo non sarebbe pertanto un grande affare, non sarebbe una mossa né morale né lucida.

Aborto: la Corte Suprema e la doppia morale dei “progressisti”

È assai singolare scandalizzarsi per la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti (che non ha abolito l’aborto ma solo rimandato la decisione ai singoli stati, la maggior parte dei quali abortisti) e poi esaltare l’ultraconservatrice Russia di Putin e Cirillo I o, peggio ancora, fare del relativismo culturale per giustificare certe pratiche contro le donne nei paesi musulmani ed extra-occidentali (“è la loro cultura”; anche la Mafia, ricordiamolo, è una cultura, anche il Nazismo lo era).

Quella banalità pelosa dietro la tonaca di Bergoglio

Per quello che è il suo ruolo, per ciò che è e rappresenta, Papa Francesco non può che invocare la pace*, “senza se e senza ma”. Al laico, al politico, toccano invece, com’è ovvio, elaborazioni diverse, ben più pragmatiche ed articolate.

Sostenere che dovremmo prendere ad esempio il pontefice, che dovremmo usare lo stesso approccio del pontefice alla crisi russo-ucraina, è quindi particolarmente ingenuo o particolarmente scaltro.

Nel secondo caso si tratterebbe infatti di un escamotage persuasivo tipico della propaganda, più nel dettaglio delle tecniche della “semplificazione” e, soprattutto, della “garanzia” (usare la testimonianza di una figura di indubbio prestigio e/o ritenuta super partes per legittimare le proprie posizioni).

*lo stesso principio dovrebbe valere, in linea teorica, per Cirillo I

I “degenerati” di Medvedev

“Mi viene spesso chiesto perché i miei post su Telegram sono così duri. La risposta è che li odio. Sono dei bastardi e degenerati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. Finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire”.

Così Dmitrij Medvedev, ex presidente russo e adesso vice capo del Consiglio di sicurezza nazionale, sugli occidentali.

Medvedev sa bene che ogni tentativo di colpire l’Occidente avrebbe come conseguenza diretta e immediata la distruzione totale della Russia e dei suoi alleati, quindi la sua sortita è, di nuovo, un’ operazione psicologica* per destabilizzare l’opinione pubblica dei paesi avversari (non a caso La Stampa ha parlato di “dichiarazioni choc che fanno tremare l’Occidente”.)

Cionondimeno, parole come queste (degne di un gangster e non di un uomo di Stato) dovrebbero far riflettere quegli occidentali che accusano l’Occidente e solo l’Occidente di non volere un dialogo con Mosca e il raggiungimento della pace e quelle destre che vogliono presentarsi come patriottiche e baluardi dell’interesse nazionale e della nostra civiltà.

*PsyOps, (Psychological Operations)

L’URSS, la Russia e quell’Occidente sempre in decadenza ma mai decaduto

Il mito della “decadenza occidentale” non è un’invenzione di Putin, Medvedev, Dugin e Cirillo, ma è diffuso e utilizzato in Russia fin dai tempi degli zar (Загнивающий запад, “decadente Ovest”).

Un refrain che vuole l’Occidente non solo corrotto sul piano morale e valoriale ma anche in irreversibile declino e che periodicamente riesce a prendere piede da noi (pure grazie ai numerosi canali di appoggio esterni del Kremlino).

La Storia lo ha tuttavia sempre smentito, in ragione dell’enorme divario in termini di solidità strutturale tra l’Occidente e la Russia.

Prima di Lavrov e Putin: il cinismo “gentile” di Gorbačëv

Un anno dopo la sua elezione, Michail Gorbačëv avviò una politica estera meno rigida e più flessibile, più distensiva ed aperta al confronto. Un approccio che conteneva una certa dose di “cinico” pragmatismo, poiché mirava anche ad “isolare” gli Stati Uniti attraverso un rinnovato dialogo con i Paesi non-allineati ed emergenti e Pechino.

Se con i primi (i Paesi non-allineati ed emergenti) la strategia diede buoni risultati, con la Cina le cose andarono però diversamente.

Ancora tesi in ragione delle antiche dispute di confine e per le questioni afghana e nello scacchiere indocinese, i rapporti con la RPC avrebbero infatti conosciuto una svolta solo nel 1989 (incontro di maggio tra lui e Dèng Xiǎopíng) per poi tornare ad un certo livello di tensione a causa dei fatti di Piazza Tienanmen.

L’URSS, l’autodeterminazione dei popoli e l’ inviolabilità territoriale degli Stati: una “lezione” di 40 anni fa

-rispettare in maniera assoluta il diritto di ogni popolo a scegliere in modo sovrano la propria via e le proprie forme di sviluppo

-ricercare una soluzione politica giusta alle crisi internazionali ed ai conflitti regionali

-elaborare misure per rafforzare la fiducia tra Stati e creare garanzie efficaci contro le aggressioni esterne e per il mantenimento dell’inviolabilità delle frontiere

-adottare metodi efficaci per impedire il terrorismo internazionale e per promuovere la sicurezza delle comunicazioni internazionali terrestri, aeree e maritime

Così il punto 2 del piano per un “Sistema internazionale di sicurezza collettivo” elaborato da Michail Gorbačëv poco dopo la sua elezione e presentato all’Assemblea Generale dell’ONU. Gli altri punti, in tutto quattro, riguardavano la sfera militare, la sfera economica e la sfera umanitaria e dei diritti.

Come osservò Bastrocchi, “partendo da queste considerazioni di carattere teorico-ideologico molto generali, Gorbačëv ha iniziato la costruzione di quell’edificio che di lì a poco congloberà l’intero sistema delle relazioni internazionali per grandi aree regionali, come i rapporti con le singole nazioni e con gruppi di esse”.

Un approccio di cui faceva parte il progetto per lo smantellamento totale delle armi nucleari, da ultimarsi entro il 2000, e che sebbene rispondesse anche alla necessità di abbandonare una competizione con gli USA e l’Occidente ormai insostenibile per Mosca, sorprende per la siderale distanza rispetto alle linee di indirizzo della nuova Russia, quasi quarant’anni prima.

Guerra: cosa nascondono le nuove minacce di Puffo Arrabbiato (Medvedev)

”Solo una domanda: chi ha detto che l’Ucraina tra due anni esisterà ancora sulla mappa del mondo?”; questo un post su Telegram di Dmitrij Medvedev, ex presidente russo e adesso vice-capo del Consiglio di sicurezza nazionale (sempre più macchiettistico, ha poi definito “mangiatori di rane, würstel e spaghetti” i francesi, i tedeschi e gli italiani alludendo alla visita di Macron, Draghi e Scholz a Kiev).

Medved è ricorso ancora una volta ad una serie PsyOps (Psychological Operations) per impaurire l’opinione pubblica occidentale ed ucraina (propaganda “esterna”) e per galvanizzare quella russa (propaganda “interna”), in quest’ultimo caso volendo forse anche accreditarsi quale “uomo forte” in vista di una successione al Kremlino.

Ciò detto, parole del genere (degne di un guappo e non di un uomo di Stato) dovrebbero di nuovo far riflettere quegli occidentali che accusano l’Occidente e solo l’Occidente di non cercare un dialogo con Mosca e il raggiungimento della pace e quelle destre filo-russe che vogliono presentarsi come patriottiche e baluardi dell’interesse nazionale e della nostra civiltà.