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Storiografo, giornalista, spin doctor. Come i gatti ho più vite. Ma in tutte la passione di raccontare l'attualità, la storia e la comunicazione.

Covid: se l’altruismo è un odio inconscio

“Gli psicologi, in particolare quelli della scuola freudiana, ci ricordano che tanti nostri pensieri e azioni sono dei sostituti compensatori di desideri che siamo stati obbligati a reprimere. Una cosa può essere desiderata non per il suo valore o utulità intrinseci bensì perché siamo inconsciamente arrivati a vederla come un simbolo di qualcos’altro, il cui desiderio ci vergogniamo ad ammettere persino a noi stessi. […] Questo principi generale, cioè che le persone sono mosse in gran parte da motivazioni che nascondono a se stesse, vale per la psicologia delle folle quanto per quella individuale. E’ ovvio che il propagandista di successo deve capire i veri motivi reconditi e non accontentarsi di accettare le ragioni accampate dai singoli.” (Edward L. Bernays, “Propaganda. L’arte di manipolare l’opinione pubblica”)

Nipote di Freud e ritenuto tra i “padri” della propaganda moderna nonché l’inventore dello spin-doctoring, Bernays non era e non è dunque una fonte qualsiasi, ma un vero e proprio “manovratore occulto”, un “ingegnere” (o un “architetto”, a seconda dei punti di vista) del consenso e di altissimo livello.

In questo passaggio si riferiva soprattutto alla propaganda “commerciale”, ma il concetto è trasferibile anche in altri ambiti e scenari. In riferimento alla “crisi pandemica”, non è ad esempio da escludere che alla base del “rigorismo” di molti vi siano un’inconscia pulsione autoritaria e/o un’insoddisfazione personale che si traduce nel voler “costringere” gli altri alla propria mediocrità (o percepita come tale), limitando l’autonomia e gli spazi del prossimo in un irrazionale quanto egoistico spasmo livellatorio.

Perchè il Green Pass non va confuso con il vaccino

Se i vaccini sono supportati anche da evidenze scientifiche, la stessa cosa non si potrà dire dei Green Pass, non per nulla assenti o abbandonati in molti altri paesi (del Primo Mondo compreso). Per questo, accomunare i contrari alla certificazione verde ai “no-vax” ed ai “complottisti” (etichette comunque generiche e fuorvianti), volerli far passare come isterici primitivi, è un errore, una forma di propaganda (“agitativa”) magari efficace però ingannevole e potenzialmente pericolosa. Una “semplificazione” già usata, e dagli stessi canali, ad esempio contro chi manifestava dubbi e perplessità sull’Unione Europea e l’Euro.

La comunicazione sui vaccini e quei geni al contrario

Presentare i vaccini anti-Covid come capaci di azzerare i contagi (quando non è così); proseguire con una comunicazione allarmistica sul numero dei contagi, facendo parallelamente aumentare in maniera vertiginosa quello dei tamponi; non evidenziare (o non a sufficienza) la vera “forza” di questi vaccini, ossia la capacità di ridurre di oltre il 90% i casi severi; far passare l’idea che “positivo” (anche se asintomatico o con la febbre a 37) e “malato” (magari in TI) sono la essa cosa.

Uno spin doctor no-vax non avrebbe saputo fare di meglio. E non son sarcastico.

Lo Stato sono loro (ancora e di più)

« Nei giorni in cui i re erano veri re , Luigi XIV dichiarò modestamente: “L’État c’est moi, lo Stato sono io”. Aveva quasi ragione.

Però da allora le cose sono cambiate. La macchina a vapore, le rotative e la scuola pubblica, la troika della rivoluzione industriale, hanno sottratto il potere dalle mani dei re per darlo al popolo, che ha acquisito la forza persa dal sovrano. Perché il potere economico spesso si porta dietro quello politico. Infatti la storia della rivoluzione industriale dimostra come esso sia passato dal re e dall’aristocrazia all borghesia. Il suffragio universale e la scuola pubblica hanno rafforzato questa tendenza, tanto che alla fine persino la borghesia è arrivata a temere la gente comune, il popolo. Perché le masse promettevano di diventare sovrane. Però oggi si nota una reazione. La minoranza ha scoperto uno strumento molto potente per influenzare la maggioranza, ha capito che è possibile plasmare la mente delle folle in modo che utilizzino la loro forza appena guadagnata nella direzione voluta. Vista la struttura attuale della società, questa tendenza è invitabile. Oggi tutto ciò che ha un’importanza, che sia politica, finanza, industria, agricoltura, assistenza, istruzione o altri campi, viene fatto con l’aiuto della propagnda. La propaganda è il braccio esecutivo del governo invisibile. » (Edward L. Bernays)

Sebbene le loro prerogative siano formalmente più contenute e ricorrano meno alla forza bruta, i potenti di oggi sono, per certi aspetti, molto più potenti di quelli di ieri. Questo (anche) perché possono avvalersi di strumenti di controllo e persuasione efficacissimi e sofisticatissimi, che ad esempio un imperatore medievale non aveva e nemmeno era in grado di immaginare. Sarebbe dunque ingenuo e illusorio pensare che la modernità e il progresso che abbiamo raggiunto in ambito politico, culturale, civile e sociale, “blindino” automaticamente la nostra democrazia e la nostra libertà.

*pubblicista e pubblicitario statunitense di origine austriaca e nipote di Sigmund Freud, Edward Bernays (1891-1995) è da molti considerato il “padre” della propaganda moderna e dello spin doctoring

Se Rosa Parks va in treno

Qualche giorno fa, una ragazza africana è stata fatta scendere in malo modo da un treno regionale (il sottoscritto ha assistito alla scena) perché priva di GP e mascherina FFP2 (dispositivi la cui efficacia è a tutt’oggi dubbia e oggetto di discussione).

Benché i paragoni con vicende come quella di Rosa Parks possano sembrare azzardati, e in parte lo sono, un lavoro di scavo razionale e coraggioso ci rivelerà tuttavia alcune similitudini, drammatiche e inquietanti, tra l’apartheid e lo scenario odierno.

In entrambi i casi, individui incolpevoli e incensurati vengono infatti privati dei loro diritti e delle loro libertà, di servizi alla cui realizzazione hanno contribuito e contribuiscono con il loro lavoro e le loro tasse. Andare oltre la polarizzazione, la pulsione ideologica e l’istinto gregario, ci può aiutare ad avere un quadro più nitido del problema, che è complesso e delicato, nel nostro interesse come in quello altrui.

Caviale e manette: le conseguenze di una mutazione

La sinistra di qualche tempo fa non avrebbe sbeffeggiato i dubbiosi verso i vaccini e la scienza ma ne avrebbe ascoltato le ragioni, anche per capire come convincerli. Oggi, invece, li affronta con aristocratica alterigia, se non in modo apertamente violento ed ostile, confermando una deriva preoccupante (c’erano delle avvisaglie già da qualche anno, segnalate dall’interno come dall’esterno) che la sta snaturando, avvicinandola sempre più ai suoi nemici/avversari storici, alle destre più reazionarie.

Un errore, nella forma come nella sostanza, che le costerà caro, carissimo, quando l’ “emergenza” sarà rientrata. Questo perché le sarà difficile mostrarsi credibile, cercando di riappropriarsi dei suoi temi tradizionali, dell’antico patto di fiducia.

Alla prova dei fatti, il vecchio “pedagogismo” marxista-leninista e della Scuola di Francoforte non aveva solo difetti, ma anche princìpi e obiettivi condivisibili.

La sinistra e il virus australiano

L’Australia ha delle normative estremamene rigide sull’immigrazione e l’ingresso degli stranieri. Qualcuno, in Italia, le definirebbe “da sovranisti”. Se non “peggio”. E’ dunque raccomandabile prudenza, a certa sinistra che ora sembra presa dalle febbre “aussie”, dal fervore australofilo per la vicenda Đoković. Anche perché, da noi, pretendere che gli immigrati siano vaccinati come “conditio sine qua non” per farli entrare è (giustamente) una richiesta delle destre.

Le donne e il (solito) “fuoco amico”: il caso Alessandra Campedelli

Neo-CT della Nazionale femminile iraniana di pallavolo, la trentina Alessandra Campedelli dichiara di aver accettato il velo in segno di rispetto e per libera scelta, che anche quella delle donne iraniane è una libera scelta, che non sono sottomesse e che l’Iran le ha offerto opportunità impensabili, in Italia, per una donna.

Con tutta la stima per la signora Campedelli, sicuramente una brava persona ed un’ottima allenatrice, sono proprio donne come lei le prime nemiche delle altre donne, almeno di quelle che vivono in certi paesi oscurantisti e teocratici. Da italiana, quindi da esterna solo provvisoriamente in Iran (e quindi da privilegiata), forse non se ne rende conto.

L’affaire Đoković e quell’ingenuo desiderio di rivalsa

Vedere un multimilionario, una leggenda vivente qual è Novak Đoković, fermato come un “comune mortale” e rinchiuso in un umile stanzino per ore, può diventare, per qualcuno, un rivalsa. E questo al di là di ogni altra valutazione sul caso.

Bisogna tuttavia pensare che Đoković è un uomo partito dal nulla di un Paese povero, arrivato solo grazie alle proprie forze. Un uomo, un campione, che merita tutto ciò che ha, fino in fondo.

Quella “rabbia”, se e quando c’è, andrebbe invece indirizzata verso quegli speculatori, a tutti i livelli, che stanno lucrando sulla “pandemia” (in realtà sindemia), sfruttando il dolore e il disagio altrui, di tutti noi. Sempre presenti nel corso della Storia, loro, a differenza di uno sportivo, non creano emozioni, ma solo danni.

Il caso Đoković oltre il caso Đoković: il branco, la polarizzazione e le responsabilità di media e istituzioni

Nonostante Đoković avesse ricevuto luce verde dalle commissioni mediche del torneo (a proposito di quel “principio di autorità” caro a tanti “rigoristi”) e dallo Stato di Victoria, mentre adesso dal tribunale di Melbourne, si è scatenata, implacabile e istantanea, una “shit-storm” contro di lui.

L’accusa? Aver messo in atto una truffa, presentando una certificazione falsa. Il motivo? Il tennista sarebbe un “no-vax”. Entrambe senza prove concrete, la seconda addirittura “smontabile” con un semplice e rapido fact checking, andando a cercare le dichiarazioni del campionissimo serbo nel passato recente. Đoković non si è infatti mai espresso contro il vaccino anti-Covid, in quanto tale, bensì contro la vaccinazione obbligatoria. Sarebbe d’altro canto comprensibile se un uomo nato in un Paese quale fu la Jugoslavia socialista e cresciuto nella Serbia di Milošević fosse “allergico” alle limitazioni della libertà personale. Ma ammetiamo (non si può escludere neanche questo) abbia mentito; potrebbe averlo fatto per paura di reazioni avverse (avendo già contratto il Covid avrebbe forse solo da perdere dalla vaccinazione) o perché ipocondriaco, belonefobico o soltanto ansioso. O magari è uno “smart-pro vax” e non ha idee ortodosse.

Volerlo condannare subito, e volerlo collocare subito tra i “no-vax” insieme a chi solleva a riguardo un dubbio o invoca una razionale prudenza, è purtroppo uno dei risultati di quella polarizzazione che le istituzioni e i media hanno favorito fin dal marzo 2020 (propaganda “agitativa” e “verticale”)*, peraltro dopo due mesi di sostanziale negazionismo, venendo meno alle più elementari regole della comunicazione “d’emergenza”.

Prima si era “irresponsabili” o “negazionisti” se si criticavano le disposizioni governative o si prendevano le distanze dalla schizofrenica narrazione dominante, ora si è “no-vax”. Una scellerata criminalizzazione del pensiero difforme, una guerra spietata al cittadino e tra cittadini, che è pericolosissima, nell’immediato come per le conseguenze che avrà sul medio-lungo periodo e dopo il termine della sindemia.

*fa leva, in questo come in altri casi, sull’istinto gregario e sulla particolare allergia emotiva provocata da una situazione eccezionale