Farsi fotografare a bordo di un treno senza mascherina e seduto su un posto non utilizzabile mette Salvini al centro dell’attenzione mediatica (media tradizionali e new media), ma si tratta di una visibilità negativa, che alla lunga ne sta appannando l’immagine.
Spin doctor non professionisti ma soggetti provenienti dall’internet marketing, i suoi consulenti ragionano infatti in termini “quantitativi”, ma “vendere” un politico non è come vendere un sapone o far alzare le quotazioni di un sito. Serve una conoscenza approfondita della politica e della comunicazione politica in senso stretto, background che uno “smanettone” o un copywriter non hanno e non possono avere.
Escamotage come questo rischiano inoltre di mettere in cattiva luce il leader del Carroccio proprio tra i suoi sostenitori, essendo le destre (almeno una loro parte) storicamente intransigenti rispetto alle regole.
Un copione già visto con Silvio Berlusconi (pur abilissimo comunicatore) che con le sue boutade riusciva, sì, a dirottare l’attenzione a seconda delle esigenze del momento ma con contraccolpi dannosi sulla sua immagine e sulla sua libertà di manovra.
Per concludere, prima di gridare al genio servirebbe una riflessone molto più attenta.
Nota: Negli Stati Uniti d’America, patria dello spin doctoring e della consulenza politica più ingenerale (benché le prime testimonianze storiche in questo senso risalgano all’antica Roma), la strategia e la comunicazione di un leader sono affidate ad esperti in comunicazione politica, storia politica, sociologia, psicologia, scienza politica, ecc. Mai e per nessuno motivo a social media manager, web strategist e informatici, semplicemente perché non è il loro campo d’azione. Lo “smanettone” metterà del suo, ma solo per ottimizzare scelte strategiche imposte da altri.
“Il paragone purtroppo va fatto con la Spagnola, che ebbe lo stesso andamento del Covid. Andò giù d’estate per riprendere ferocemente a settembre-ottobre e uccise 50 milioni di persone nella seconda ondata.”
“Questo virus si diffonderà fra i giovani, che diventeranno i vettori, i portatori di questa infezione e il problema sarà che, a causa della mancanza di misure di sicurezza da parte dei ragazzi, lo trasmetteranno a nonni e genitori e rivedremo di nuovo la pressione su sistema sanitario. Questo si verificherà in autunno”
Secondo un sondaggio recente, quasi la metà degli italiani non vorrebbe vaccinarsi contro il Covid-19. Un risultato che ha colto molti di sorpresa, ma a ben vedere prevedibile.
Con quella considerazione da Floris, Matteo Salvini voleva, ancora una volta, porsi come vicino all’ “uomo della strada”, ma lo ha fatto in un modo clamorosamente sbagliato. Questo perché il Coronavirus ha allarmato e angosciato (anche per colpa di un’informazione spesso poco attenta agli obblighi della deontologia) proprio la gente “comune”. Prendere sottogamba le misure di contrasto alla malattia è quindi un atteggiamento distante dal target al quale mira, dal sentire degli italiani. I suoi consulenti si confermano sopravvalutati, se non dannosi per lui e la stessa Lega.
Prima attentissimo a raccontare e ad enfatizzare i suicidi legati alla crisi economica (con il rischio di stimolare un pericolosissimo Effetto Werther), il giornalismo italiano sembra oggi relegare ai margini dell’attenzione quelli causati dai problemi, psicologici ed economici, dovuti all’emergenza Coronavirus, e tutta quella serie di disagi psicologici che pur non sfociando in gesti estremi stanno colpendo
Se vorrà risultare credibile, efficace e intellettualmente onesta, la critica a certe derive censorie del “politically correct” non potrà essere settorializzata. Non possiamo, insomma, protestare per il “labor limae” su “Via col Vento” o per la modifica del nome di un cioccolatino e poi scandalizzarci per l’icona dell’app “Immuni” che mostra una donna con il figlioletto in braccio.
Qualche giorno fa, un informatico attivo nel debunking e nella divulgazione scientifica ha risposto in modo canzonatorio, con una gif e una emoticon, a due miei post-articoli in cui muovevo delle critiche, forse non condivisibili ma pacate e razionali, ad una parte del debunking italiano e al Prof. Roberto Burioni.
In un articolo di ieri sul noto blog di divulgazione scientifica “MedBunker”, il ginecologo Salvo Di Grazia (fondatore del sito) ha contestato le teorie del Prof. Zangrillo sulla scomparsa clinica del Covid-19 e le modalità con cui sono state espresse. Un articolo in linea di massima equilibrato, se non fosse per il paragone, abbastanza implicito e suggerito da una foto, tra Zangrillo, stimato primario e docente, e gli opinionisti di “Uomini e Donne”.