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Le Iene e le Olimpiadi dell’Illegalità…ma non del buon gusto
Ieri sera mi è capitato davanti agli occhi un servizio de “Le iene” (ennesimo grimaldello mediatico ad uso e consumo dell’ arcoriano e travestito da servizio di controinformazione); un inviato lasciava in terra un Rolex nelle piazze delle città di vari Paesi europei (Italia, Francia, Svizzera e Romania) aspettando che qualcuno lo raccogliesse. Recuperarlo significava vincere la “medaglia dell’illegalità”. Il “premio” era messo in palio anche attraverso una modalità differente e consequenziale: l’inviato rincorreva i passanti con in mano 100 euro, avvisandoli che la banconota era caduta dalle loro tasche. Chi la prendeva, assicurava a se stesso ed al proprio Paese il “trofeo” del programma di Italia 1. Il tutto “impreziosito” dalla cornice fonetica delle urla, sguaiate e stridule, della “iena”. Chi è salito sul punto più alto del podio? Bucarest, la Romania. Ladroni! Premesso che raccogliere un oggetto in terra non costituisce un atto amorale così come, in tempi di crisi (ancor più severi in un Paese del Secondo Mondo), non e biasimevole “accettare” 100 euro se e quando nessuno le reclama, non possono esimermi dal pormi e dal porre alcuni interrogativi: sono stati soltanto i romeni a raccogliere l’orologio e ad accettare la banconota, oppure la cosa è avvenuta anche in altre piazze? Chi può garantire che il servizio non sia stato sottoposto ad un’attenta (e calcolata) opera di “labor limae”? Il format in questione è trasmesso, per l’Italia, da una rete Mediaset, e non mi stupirei se anche questa fosse una mossa, l’ennesima, di indottrinamento politico e culturale, in tale frangente volta ad alzare la polvere contro gli immigrati e i romeni “zingari” e “ladri”. Se così fosse, ci troveremo davanti ad un esempio di propaganda “agitativa” di tipo “sociologico” (tra le più insidiose).
Ho una buona istruzione ed una situazione economicamente accettabile anche grazie ad un “romeno” del XIX secolo, che lasciò l’aquilano per andare a farsi sfruttare (ed insultare) in una fabbrica di Detroit.
Liberiamo i fantasmi di Bucarest
La credibilità della UE non si gioca soltanto sul tavolo delle trattative macroeconomiche o nel contenzioso strategico e militare con Mosca, ma a anche e soprattutto sulla situazione dell’infanzia in Romania, ed in particolar modo a Bucarest. Il “mondo libero” giubilò per la caduta del Socialismo nel 1989/1992, ma non ha saputo fornire ed “imporre” agli ex paesi d’oltrecortina le direttrici giuste per un passaggio graduale, omogeneo ed equilibrato dall’economia pianificata a quella di mercato. Il risultato è stato un gattopardesco cambio di faccia e di facciata dei vecchi potentati ed “apparatchik”, con l’ossificazione (o il peggioramento ) delle disuguaglianze sociali. Si discute di rating e redditività bancaria tra cristalli di Boemia e tappeti rossi, mentre migliaia di bambini sono e rimangono privi di documenti, spettri delle fogne costretti a succhiare colla per non sentire i morsi della fame, massacrati di botte negli orfanotrofi-lager. Il riassetto in senso “civile” ed umano di questa mostruosità moderna non richiederebbe certo uno sforzo titanico ed insostenibile, per la porzione occidentale del continente.
Populismo latino e Unione Europea
Se si osserva la storia dei paesi latini, dal Centro-Sud America alla Romania, noteremo come ad unirne i percorsi vi sia un comune denominatore, una costante distintiva: il populismo. Assumiamo l’esempio sudamericano (porzione continentale abitata prevalentemente da ispanici ed italiani); è qui che il populismo storicamente nasce e vede il suo sviluppo più ampio ed articolato. Dai coniugi Peròn, a Batista, a Stroessner, a Pinochet, a Menem (tutti ancora amatissimi), passando a Lula, Mujica e Chavez, mutano i cromatismi politici ma non l’architettura ideologica e propagandistica sostanziale. Stessa cosa per l’Europa (con la sola eccezione della Spagna post-franchista); nell’Italia unitaria, il populismo presenta un corredo di esempi estremamente vasto e variegato, con De Pretis, Crispi e Giolitti nel secolo 19esimo per poi esprimersi nella sua manifestazione più eclatante tramite Mussolini, Giannini e, in tempi più recenti, con la Lega Nord, Berlusconi e Grillo (si potrà parlare di mutazione teratologica del populismo, che diventa “populismo mediatico”). Purtroppo, questa traiettoria conosce ben poche inversioni di tendenza, e raro, rarissimo, è il punto di rottura. Le urne infatti consegnano sempre uomini e programmi smaccatamente volti e improntati al consenso, privi di una visione lunga e focalizzati sulle passioni del momento (il rottamatore Renzi è paradigma ideale di questo genere di mentalità e strategia). Il leader all’occidentale, per usare una formula di agevole comprensione, viene tacciato di inconsistenza e le sue proposte percepite come punitive, elitarie e pertanto cestinate. Va detto che la comunità latina europea ha invero un vantaggio, rispetto a quella sudamericana: la UE. Il mio auspicio è quello che l’Unione aumenti sempre di più il proprio controllo sui singoli stati, così che il timone rappresentato dalle grandi democrazie di tipo anglosassone possa dirigere anche la nostra sgangherata barca. In gioco c’è molto più di quanto la sterile propaganda identitaria pancista (smemorata sulle incursioni antiunitarie delle Lega) voglia far credere. Non dimentichiamoci di Adenauer. Io me lo tengo ben stretto.