Appunti di comunicazione – Il pizzicotto iraniano, la solita estate 1914 e le responsabilità dell’informazione



Dopo il raid d’inizio mese a Damasco, una reazione iraniana era prevista e prevedibile perché  inevitabile. Conscia della pericolosità di qualsiasi atto ritorsivo che potesse portare ad uno scontro militare su larga scala contro una grande potenza  nucleare (e largamente superiore anche sotto il profilo convenzionale), Teheran ha quindi scelto una risposta dimostrativa, sostanzialmente innocua, addirittura annunciata. Una forma di propaganda “interna”, più nello specifico, rivolta innanzitutto alla propria opinione pubblica ed a quelle della porzione di mondo arabo e musulmano che guardano alla teocrazia del Golfo come ad un (nuovo) punto di riferimento.

Se non è irrazionale che l’uomo “comune”, l’ “everyman”, il quale non sempre padroneggia certe dinamiche della storia, della geopolitica e della comunicazione, si metta in allarme, preoccupato per escalation distruttive prima locali e poi globali (i puntuali ed immancabili riferimenti all’estate 1914), non è invece accettabile che ad alimentare certi timori siano i professionisti dell’informazione, che anche se posizionati ideologicamente e politicamente sono tenuti a seguire ben precisi e rigorosi indirizzi deontologici.



Restando agli agit-prop, fa sorridere (volendo ricorrere ad un’espressione indulgente) un Corradino Mineo, quando annuncia adrenalinico e trionfante il presunto successo bellico iraniano (“ha dimostrato stanotte di poter rispondere”, “ha mandato una pioggia di droni e missili su Israele ma non ha affondato il colpo”) e mette in guardia circa una presunta “rete di solidarietà atomica” composta da Russia e Cina, che a tutto ambiscono fuorché  a scomparire dalle mappe sacrificandosi per gli ayatollah.

I “giochi di prestigio” della manipolazione mediatica (I)

Tra i punti di forza della “mis-informazione”, della “disinformazone”* e della propaganda, ci sono anche strategie criptiche e all’apparenza innocue e riconducibili a legittime se non necessarie scelte editoriali. In realtà sono veri e propri escamotage manipolatori, molte volte efficacissimi anche perché difficili da contrastare non essendo visibili.

Vediamone alcuni

1) le “fessure controllate”, ovvero sporadiche notizie/considerazioni che vanno contro il proprio editore o contro una narrazione “mainstream”. Servono a dare l’illusione che il mittente/vettore sia libero e indipendente

2) inserire una notizia in pagina pari o in pagina dispari non è la stessa cosa: statisticamente, quelle in pagina pari saranno più lette rispetto a quelle in pagina dispari

3) una notizia inserita negli angoli superiori della pagina, soprattutto negli angoli di destra, catturerà maggiormente l’attenzione

4) inserire un notizia nel settore “opinioni”, cioè lo spazio degli editorialisti e dei columnist, le darà maggior visibilità e maggior prestigio

5) inserire una notizia di importanza nazionale nelle cronache locali (cittadine, provinciali, regionali) serve a ridimensionarne l’importanza

6) inserire nella sezione esteri una notizia che tocca la vita nazionale serve a dare la percezione riguardi poco o nulla il lettore

7) inserire una notizia di interesse comune e contingente nelle sezioni specializzate e nelle rubriche (Scienza Cultura, Economia, Finanza, ecc), serve a ridimensionarne l’importanza

8) il classico schema “chi”, “dove”, “come”, “quando”, “perché” viene sacrificato a vantaggio del “cosa”, del “chi” e del “come”. Scompare o quasi il “perché”, ovvero lo scenario dentro cui il fatto è maurato, i suoi legami con altri avvenimenti, ecc. Il titolo ha un’importanza preponderante, come “esca”. Così facendo si attira il lettore ma la notizia è offerta in maniera disarticolata

9) “decontestualizzazione storica”, ossia relegare in secono piano e/o omettere gli elementi storici, politici, finanziari, sociali ec, alla base della notizia

10) sistema delle “notizie puzzle”, la voluta dispersione e frammentazione delle cause e delle conseguenze di un fatto, anche qui per disarticolare e distorcere la notizia (il punto 10 e il punto 9 agiscono in sinergia con il punto 8)

Ovviamente e come già accennato, quese tecniche possono essere usate in un senso o nell’altro, per marginalizzare come per enfatizzare una notizia e la sua portata

*Approfondimento

Molto più di una “bufala”: le tre anime della non-verità

Indicate genericamente come “bufale” e/o “fake news”, le informazioni non-vere sono tuttavia un universo composito e vastissimo, strumenti concepiti, sviluppati e veicolati da e attraverso modalità spesso diverse, il ché rende obbligatoria una classificazione molto più articolata e specifica.

Nel dettaglio, sono e andranno fatte rientrare nel campo della:

-mis-informazione (costruite dai singoli, involontariamente o con superficialità, magari per rispondere a bisogni inconsci)

-mal-informazione (la distorsione, la manipolazione e la strumentalizzazione dei fatti, anche reali, ad opera delle istituzioni, che cercano in questo modo di recuperare consenso e popolarità)

-disinformazione (il trarre in inganno deliberatamente, creando una realtà alternativa e fittizia)*

Andando ancor più nello specifico, le tre variabili sono a loro volta legate a:

-una manifestazione psicologica e cognitiva, che investe i nostri modi di creare conoscenza e dare significato al mondo, con le ansie conseguenti

-una dinamica di conoscenza sociale, che tocca i modi di creare comunità o distruggere sodalizi organizzati, con le richieste di riconoscimento derivanti

-una scelta politica e militare, che implica opzioni specifiche nell’applicazione del potere, nella ricerca di interessi, nell’uso o meno della forza (Fontana)

La menzogna mediatica come calamità sociale. Il caso Schettino

I pericoli/danni della disinformazione e della controinformazione, sono:

1) L’induzione od il rafforzamento di un sentimento di sfiducia e sospetto verso le istituzioni, i loro apparati, le loro ramificazioni, i loro rappresentanti

2) L’induzione od il rafforzamento di un sentimento pessimistico/nichilistico vero il futuro

3) L’induzione od il rafforzamento di un sentimento di malessere sociale

4) L’assuefazione alla menzogna e il conseguente intorpidimento dei dispositivi di filtraggio critico e razionale

5) L’induzione od il rafforzamento della diffidenza verso le leggi dello Stato (obbligo di vaccini, ad esempio).

Osservando gli effetti della bufala sulla “lezione” di Francesco Schettino alla Sapienza, potremo rilevare il concretizzarsi di alcuni di questi punti cardine della manomissione del fatto; la reazione più frequente (anche da parte degli intelletti più equipaggiati), infatti, è ed è stata l’indignazione verso l’Italia (la Sapienza è un ateneo statale), le sue leggi e la sua magistratura, che consentirebbero ad un “assassino” di tenere conferenze all’università.

“Questa è l’Italia”, “siamo senza speranza”, “solo da noi”, ecc, i “frame” che incapsulavano ed incapsulano l’emotività collerica della “massa”, pungolata, punta e sollecitata nel suo ventre più profondo.

Altro elemento che dovrà preoccupare, il fatto che la bufala sia stata ripresa e rilanciata da alcune delle più autorevoli testate nazionali, da telegiornali e radiogiornali, venuti meno, quindi, ai principi guida della buona informazione ed ai loro obblighi deontologici elementari.

Alla luce della complessità e delicatezza dell’attuale fase storica, potremmo facilmente dedurre tutta la pericolosità sociale di simili strategie e comportamenti.

De Boldrinite

Tra le 25 regole della disinformazione individuate e illustrate dal politologo statunitense H.Michael Sweeney, se ne segnala una, di larghissimo impiego nell’arsenale retorico non solo berlusconiano ma, più in generale, del suo comparto di sostenitori. Questa strategia si presenta con la formula “attacca il messaggero”, e il suo obiettivo è quello di colpire e ridicolizzare l’interlocutore-avversario mediante epiteti particolarmente impopolari e richiamanti il grottesco. L’azionista di maggioranza del centro-destra e il suo popolo di simpatizzanti vi ricorrono in special modo per replicare alle critiche rivolte all’indirizzo dell’arcoriano, con i “contenders” bollati come “fissati”, “ossessionati”, ecc. Si tratta di una “exit strategy” estremamente efficace perché consente di spostare l’attenzione dall’oggetto del contendere (la difesa di Berlusconi non è certo cosa semplice ed agevole), alleggerisce il peso sul bersaglio dell’attacco e lo trasferisce sul “messaggero”, appunto, della critica, che in questo caso ci viene presentato alla stregua di un maniaco in preda a devianze ossessive. Di tattica, però, si tratta. Un diversivo. Altra cosa è l’atteggiamento, questo si realmente compulsivo, che destri e grillini stanno manifestando nei confronti di Laura Boldrini; ferma restando la mia personale ed inossidabile antipatia per la Presidente della Camera, che ritengo depositaria e portatrice di tutti gli stereotipi più peculiarmente negativi della sinistra occidentale nella sua declinazione “rosa” (protofemminista, misandrica, snob, bacchettona, radical chic”), l’acrimonia che i testimoni di Grillo e gli adepti di Berlusconi palesano e concretizzano nei suoi confronti meriterebbe, a modesto avviso di chi scrive, una riflessone ed una sosta di carattere extra-politico