La prevedibile controffensiva No-Vax

no vaxSecondo un sondaggio recente, quasi la metà degli italiani non vorrebbe vaccinarsi contro il Covid-19. Un risultato che ha colto molti di sorpresa, ma a ben vedere prevedibile.

L’atteggiamento sfrontato e aggressivo di alcuni scienziati e divulgatori, le schermaglie e il balletto di contraddizioni di cui sono stati protagonisti in questi mesi (nonostante l’imponente bagaglio di dati dalla Cina, dal Giappone e dalla Corea del Sud ) ha infatti rafforzato la polarizzazione e appannato l’immagine della Medicina e della scienza, fornendo un assist ideale a No-Vax e consimili.

Errori da correggere al più presto nell’interesse della collettività, affidandosi alla mediazione di professionisti della comunicazione.

 

Nota: si prenda il caso di Ilaria Capua; da febbraio ha puntualmente e clamorosamente sbagliato ogni “previsione”, smentendo anche la teoria dell’orologio rotto. Quando si ha tanta visibilità, le proprie uscite pubbliche devono essere valutate con la massima attenzione e prudenza, senza lasciare nulla al caso.

La distanza sociale di Salvini

salvini florisCon quella considerazione da Floris, Matteo Salvini voleva, ancora una volta, porsi come vicino all’ “uomo della strada”, ma lo ha fatto in un modo clamorosamente sbagliato. Questo perché il Coronavirus ha allarmato e angosciato (anche per colpa di un’informazione spesso poco attenta agli obblighi della deontologia) proprio la gente “comune”. Prendere sottogamba le misure di contrasto alla malattia è quindi un atteggiamento distante dal target al quale mira, dal sentire degli italiani. I suoi consulenti si confermano sopravvalutati, se non dannosi per lui e la stessa Lega.

Il killer silenzioso e quello rumoroso. Se i suicidi non servono più.

images (64)Prima attentissimo a raccontare e ad enfatizzare i suicidi legati alla crisi economica (con il rischio di stimolare un pericolosissimo Effetto Werther), il giornalismo italiano sembra oggi relegare ai margini dell’attenzione quelli causati dai problemi, psicologici ed economici, dovuti all’emergenza Coronavirus, e tutta quella serie di disagi psicologici che pur non sfociando in gesti estremi stanno colpendo moltissimi italiani da marzo. Sarebbe d’altro canto autolesionistico e controproducente per i media, tra i più grandi responsabili del clima di terrore e confusione di questi mesi, mettere in risalto ciò che hanno contribuito a creare.

“Per avere in mano la propria vita, si deve controllare la quantità e il tipo di messaggi a cui si è esposti.” (Chuck Palahniuk)

Immuni dal politicamente corretto?

pasoliniSe vorrà risultare credibile, efficace e intellettualmente onesta, la critica a certe derive censorie del “politically correct” non potrà essere settorializzata. Non possiamo, insomma, protestare per il “labor limae” su “Via col Vento” o per la modifica del nome di un cioccolatino e poi scandalizzarci per l’icona dell’app “Immuni” che mostra una donna con il figlioletto in braccio.

Tantomeno sarà accettabile e razionale invocare la mannaia iconoclasta (già di per sé discutibile e anti-storica) su Montanelli e poi girarsi dall’altra parte nel caso di un Pasolini.

Come sempre, il buon senso sarà l’unica bussola per orientarsi, non solo tra le scienze storiche (che non sono democratiche, parafrasando un noto virologo).

Debunking, divulgazione e bullismo: un problema reale

cyberbullismo debunkersQualche giorno fa, un informatico attivo nel debunking e nella divulgazione scientifica ha risposto in modo canzonatorio, con una gif e una emoticon, a due miei post-articoli in cui muovevo delle critiche, forse non condivisibili ma pacate e razionali, ad una parte del debunking italiano e al Prof. Roberto Burioni.

Una risposta sciocca e maldestra nel suo tentativo di risultare sardonica, dal momento in cui la persona in questione non mi conosce, non conosce la mia formazione, il mio C.V e mi dà del “boomer” (quasi fosse un difetto), come poi ha spiegato soltanto nel suo diario, mentre sono nato negli anni ’70. Una risposta che tuttavia non mi ha sorpreso e che conferma ciò che ho sempre sostenuto, e avevo sostenuto in quei contributi, su alcuni settori del debunking e della divulgazione scientifica del nostro Paese. Chi vi opera tende infatti spesso a sviluppare un atteggiamento ostile ed elitario, anche quando non potrebbe permetterselo, verso l’interlocutore, con il risultato di compromettere la propria missione, che è e resta apprezzabile e fondamentale. Una sindrome da “gauche caviar” che non di rado sfocia nel cyberbullismo, figlia della presunzione (o dell’insicurezza) e utile soltanto a galvanizzare il proprio Ego e quello della propria platea di sostenitori, amici e colleghi.

Detto più prosaicamente, non si ottiene nulla, se non una pessima figura.

Covid e bufale: un debunking “governativo”?

debunking covid

Una testata abbastanza nota nel mondo del “debunking” italiano ha pubblicato un reportage su alcune delle “fake news” circolate in questi mesi di emergenza sanitaria. Corredato da grafici e materiale documentale sulle “bufale” e il loro andamento, si limita tuttavia a quelle che potremo definire “classiche” sul Covid-19 (anti-governative, sul 5G, Bill Gates e la pur non trasparente Cina, ecc) tralasciando tutto quell’universo di notizie false o alterate di tenore allarmistico che dilatavano la percezione della nocività della malattia e quelle sui falsi assembramenti e le false violazioni delle norme del DPCM da parte degli italiani.

Si potrebbe avere l’idea, in bona sostanza, che gli autori vogliano difendere l’immagine e l’opera dell’esecutivo e sostenere il “mainstream” governativo-scientifico-mediatico sulla pericolosità catastrofica del virus e sulla cattiva condotta dei cittadini.

Un “modus operandi” rintracciabile in altri Attori del debunking nazionale e che forse trova spiegazione nella sua storia recente. Se è infatti vero che le “fake news” sono sempre esistite, essendo una forma di propaganda “nera” (totalmente falsa) e/o “grigia” (parzialmente falsa) è altrettanto vero che, almeno su internet, il loro rilancio e la loro diffusione sono stati opera soprattutto di soggetti vicini alle destre radicali, al conservatorismo e al populismo/neo-populismo di destra. Ciò ha determinato, a sinistra, una risposta che non è solo frutto di un amore per la verità e la corretta informazione, con il risultato che molti “cacciatori di bufale” non sono del tutto neutrali e liberi.

Oggi che al governo c’è anche il centro-sinistra (pur con gli ex “nemici” del M5S), molti “debunkers” potrebbero quindi essere condizionati, magari anche inconsciamente, dal loro posizionamento ideologico e politico.

Zangrillo e la buccia di banana di MedBunker

di grazia zangrilloIn un articolo di ieri sul noto blog di divulgazione scientifica “MedBunker”, il ginecologo Salvo Di Grazia (fondatore del sito) ha contestato le teorie del Prof. Zangrillo sulla scomparsa clinica del Covid-19 e le modalità con cui sono state espresse. Un articolo in linea di massima equilibrato, se non fosse per il paragone, abbastanza implicito e suggerito da una foto, tra Zangrillo, stimato primario e docente, e gli opinionisti di “Uomini e Donne”.

Nel cappellino introduttivo al pezzo, sulla pagina Facebook di “MedBunker”, si ricordava inoltre, con una vena polemica, che Zangrillo è primario in un ospedale privato, come se questo sminuisse il suo valore.

Forse l’intento del pur ottimo dottor Di Grazia era invitare i colleghi alla prudenza e al rispetto dell’agire scientifico, ma le modalità scelte sono quantomeno discutibili.

Chi vuole cimentarsi nella divulgazione dovrebbe, se non addetto ai lavori (la comunicazione è materia estremamente complessa, vasta e delicata, che richiede anni di studi ed esperienza), farsi affiancare da professionisti del ramo, nell’interesse della platea alla quale si rivolge e della propria disciplina. Simili intemperanze e ingenuità non fanno e non stanno facendo bene alla Medicina ed alla scienza, confezionando un’immagine poco professionale, respingente impopolare dei loro operatori.

Come non possiamo improvvisarci scienziati, non possiamo, insomma, improvvisarci esperti di comunicazione.

Da “è solo un’influenza” al fioretto (e alla sciabola): cosa cambia nella comunicazione della sinistra

propaganda sinistra covidSi sta osservando, nella comunicazione della sinistra, un “salto di qualità” durante questa fase di emergenza legata al Covid-19. Terminologie semplici, concetti di facile assimilazione, uso della propaganda “agitativa” basata sul ricorso alla paura (per indurre il cittadino ad attenersi alle norme del DCPM e delegittimare l’avversario), ritmo martellante, coesione. Stilemi tipici della destra, che in questo senso sta invece apparendo in affanno.

Non è da escludere che una simile “metamorfosi” sia un fenomeno temporaneo, legato all’eccezionalità del momento e/o alla coabitazione con il M5S (abilissimo nella propaganda e nella comunicazione), ma in caso contrario potrebbe cambiare qualcosa nella politica italiana.

In buona sostanza, la sinistra sta parlando al “grass”, all’uomo della strada. Una cosa che non le è mai riuscita bene (almeno in Italia) a causa delle sue sovrastrutture ideologiche.

CORONAVIRUS – La pessima comunicazione scientifica: un assist all’anti-scienza

virologi caosL’emergenza Coronavirus aveva offerto alla scienza e ai suoi sostenitori un’occasione ideale per infliggere un colpo, forse decisivo, al movimento d’opinione anti-scientifico e ad un certo “complottismo”, per usare un’espressone oggi in voga.

Un’occasione che purtroppo, almeno in Italia, rischia oggi di sfumare.

Il teatrino di contraddizioni, cambi di fronte, errori, ripensamenti, incoerenze, contrasti e protagonismi che ha visto coinvolti virologi, immunologi, epidemiologi, statistici, ecc, amplificato e aggravato da un sistema mediatico più attento a fare sensazione che informazione, ha infatti arrecato un danno enorme alla scienza e ai suoi operatori, screditandoli agli occhi di un’opinione pubblica giù duramente provata dal virus e dalle sue ricadute economiche e sociali.

Il ritorno dei “gilet arancioni” è a riguardo un segnale di allarme che sarà bene non sottovalutare e snobbare, perché se è vero che il populismo è un normale lato critico della democrazia (Mény-Surel, Rosanvallon) è altrettanto vero che movimenti come quelli anti-scientifici e No Vax, legati spesso ai populismi anti-sistemici, realizzano quell’ideale aggregante tra le varie anime della società teorizzato da Laclau e che sembrava impossible solo fino a qualche anno fa.

Come avviene in altri ambiti e contesti, è allora necessario che medici e ricercatori siano affiancati dai professionisti della comunicazione delle strutture e delle istituzioni per le quali lavorano e collaborano (università, laboratori, ospedali, cliniche, apparati statali, ecc) in modo da restituire alla scienza la sua dimensione razionale anche nell’approccio con il pubblico.

George Floyd, i gilet arancioni, i manifestanti a Roma e i due pesi e le due misure

saccheggi usaLa critica ai “gilet arancioni”, ed oggi ai militanti di centro-destra a Roma, per il mancato rispetto delle misure anti-Coronavirus, dovrebbe estendersi anche a chi sta protestando per i fatti di Minneapolis, dal momento in cui il contagio non conosce frontiere.

Allo stesso modo andrebbero stigmatizzati i saccheggi, i furti e le violenze di questi giorni negli USA (looting), atti criminali in piena regola che nulla hanno da spartire con l’anti-razzismo ma al contrario ne danneggiano e compromettono la lotta.

Limitarsi a puntare il dito contro Trump, invertendo le logiche della causa e dell’effetto, e giustificare certe pratiche con la motivazione (soggettiva) della “giusta causa”, è un approccio ideologico, pericoloso e lontano dalla ragione e dal buonsenso.

Una sorta di euristica che non aiuta a capire vicende oltremodo complesse e delicate, ma aggiunge soltanto rumore a rumore.