Appunti di spin doctoring Perché ti voto, perché non ti voto

(Di CatReporter79)

Sospesi sul confine tra politica e psicologia e oggetto di studi e ricerche interdisciplinari incapaci di dare una risposta univoca, i meccanismi alla base della scelta elettorale rispondono a criteri diversi e multiformi. A tal proposito, esperti di comunicazione e politologi li dividono in tre grandi paradigmi: approccio sociologico (Columbia approach), approccio psicologico (Michigan approach), approccio economico (Economic approach)

approccio sociologico: sarò orientato a votare per il partito/schieramento più vicino alla mia classe sociale, anche se questo non difenderà gli interessi di tale classe

approccio psicologico: sceglierò un partito/schieramento al quale mi sento legato “affettivamente”, perché votato già in precedenza dalla mia famiglia e/o dal mio gruppo sociale

approccio economico: opterò per il partito/schieramento che difende e rappresenta i miei interessi. E’ il voto più razionale, di fatto legato al tornaconto.

La contraddizione nell’approccio sociologico e le caratteristiche del voto psicologico aprono ad un ulteriore spunto di indagine: non sempre gli elettori scelgono il partito/schieramento che tutela i loro interessi. Anzi.

Staccate la spina allo spin doctor

Intervistato nelle scorse sere dalle telecamere di “Otto e mezzo”, il deputato ed economista israeliano (naturalizzato italiano) Yoram Gutgeld spiegava, attraverso la pedanteria didascalica di Paolo Pagliaro, le sue “exit strategies” per risanare i conti pubblici e venire a capo della crisi economico-finanziaria.

Tra i capisaldi del suo impianto teorico trovava e trova spazio il ridimensionamento delle Forze Armate, da lui ritenute pachidermiche e dispendiose. Fin quei non c’è e non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che il Nostro ha utilizzato, come termine di paragone, proprio l’esercito del suo Paese natio: Israele. Gutgeld ci spiegava infatti la differenza tra il rapporto militari attivi-amministrativi di 1 a 1 delle complesso bellico di Tel Aviv con quello di 1 a 4 dell’E.I.

Si tratta di un accostamento non solo improprio ma che denota una preoccupante superficialità da parte dello “spin doctor” economico di quello che, molto verosimilmente, sarà il prossimo Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero Matteo Renzi. Israele ha infatti bisogno, per la sua particolare e delicata situazione storica e politica, di una forza di intervento militare veloce, agile e dinamica che la metta al riparo da eventuali aggressioni o incursioni terroristiche e che le consenta di rafforzare la sua pressione imperiale sui e nei territori occupati. L’Italia, per fortuna, no. Più idoneo, appropriato, giusto e calzante, sarebbe stato il paragone con un esercito come quello tedesco, assimilabile al nostro per dimensioni e per capacità (limitata) di manovra sugli scenari internazionali. L’illustre stratega economico si è in questo frangente dimostrato più testa d’uovo che testa di ponte, con un messaggio di pronta beva degno del più sciatto propagandismo da bistrot.