La scarpa israeliana e il sassolino siriano

Non sono le poderose riserve di idrocarburi siriane e nemmeno il desiderio di sottrarre Damasco alla sfera di influenza russa a spingere gli USA all’intervento militare; la Siria è, infatti e insieme all’Iran, l’unica porzione del Rimland mediorientale a mancare alla cintura di sicurezza israeliana, e in questo vulnus (per Tel Aviv) si concentra e si snoda l’archè dell’azione obamiana. Non è dietrologia, d’altro canto, il fatto che le lobby ebraiche esercitino un potere esorbitante sugli Stati Uniti, dall’economia, alla stampa, alla cultura, alla politica. Se intervento sarà, Mosca (che ha i suoi veri interessi energetici altrove, vedi il Kazakistan) imbastirà per la Siria insieme agli americani una nuova, l’ennesima, Monaco. Ps. Non credo nemmeno all’escamotage pro-assadiano del “there is no alternatives”, con lo spettro dei terroristi brandito ogni volta in cui viene deposto un tiranno mediorientale. Gli occidentali sono sempre ben attenti a collocare leadership a loro contigue, nei paesi che assoggettano. Trovo invece più tentennate Obama e più assertiva Tel Aviv; sono anni che lanciano continue provocazioni, militari e mediatiche, ad Iran e Siria. Il loro controllo è troppo importante per gli israeliani.

Liberiamo i fantasmi di Bucarest

La credibilità della UE non si gioca soltanto sul tavolo delle trattative macroeconomiche o nel contenzioso strategico e militare con Mosca, ma a anche e soprattutto sulla situazione dell’infanzia in Romania, ed in particolar modo a Bucarest. Il “mondo libero” giubilò per la caduta del Socialismo nel 1989/1992, ma non ha saputo fornire ed “imporre” agli ex paesi d’oltrecortina le direttrici giuste per un passaggio graduale, omogeneo ed equilibrato dall’economia pianificata a quella di mercato. Il risultato è stato un gattopardesco cambio di faccia e di facciata dei vecchi potentati ed “apparatchik”, con l’ossificazione (o il peggioramento ) delle disuguaglianze sociali. Si discute di rating e redditività bancaria tra cristalli di Boemia e tappeti rossi, mentre migliaia di bambini sono e rimangono privi di documenti, spettri delle fogne costretti a succhiare colla per non sentire i morsi della fame, massacrati di botte negli orfanotrofi-lager. Il riassetto in senso “civile” ed umano di questa mostruosità moderna non richiederebbe certo uno sforzo titanico ed insostenibile, per la porzione occidentale del continente.