Dalla Merkel in salsa cinese al grandangolo passando per la movida assassina: la disinformazione (purtroppo) facile

Gli “agit-prop” del Regno delle Due Sicilie, famoso per il suo carattere oscurantista e repressivo, erano soliti dire che quanto più “ciucci” (asini) erano gli altri, tanto più “dottori” erano loro. Una massima che, purtroppo, non valeva e non vale solo per il defunto Stato borbonico.

In un Paese come l’Italia, in testa alle classifiche sull’analfabetismo funzionale e in coda a quelle sul numero di libri letti e acquistati, un Paese dove si studia poco e l’insegnamento è ancora nozionistico, in cui la dimestichezza con le lingue straniere resta scarsa, è facile far credere che la causa dei contagi di dicembre sia delle “movide” di giugno, è facile far passare per autentiche le foto di assembramenti creati con gli artifici della prospettiva, è facile far credere che la Germania stia adottando un lockdown draconiano, è facile presentare le vacanze e lo shopping come attività al limite della sovversione (benché autorizzate e incoraggiate dal governo), è facile disinformare.

E’ facile, insomma, dare ad intendere che la colpa non sia dei colpevoli (il virus e le istituzioni inadempienti) bensì delle vittime (noi cittadini, la prima linea).

Quello che resta da capire è se certi tagli all’istruzione, del passato e del presente, dipendano e siano dipesi da semplice superficialità e incompetenza gestionale e basta o magari anche dalla volontà, precisa e lucida, di mantenere la gente al di sotto della soglia della consapevolezza e priva di adeguati strumenti critici e di filtraggio, così da controllarla e gestirla meglio.

E’ sempre colpa dei virologi “da salotto”?

Puntare il dito contro il “mittente” (l’intervistato) è spesso riduttivo, perché la responsabilità di una certa, cattiva, informazione, è innanzitutto del “vettore” (i media). In questo caso, emblematico, la prima pagina e il titolo attribuiscono alle dichiarazioni di Andrea Crisanti un ruolo, un peso e un significato che sono lungi dal possedere, dal momento in cui parliamo di un entomologo che non ha nessun legame di collaborazione con i centri della decisione in materia di chiusure e restrizioni (CTS, governo, servizi di sicurezza, ecc). Le opinioni del Crisanti sono tuttavia presentate come verità ineluttabile e inevitabile, facendo non solo della disinformazione (non possiamo sapere cosa accadrà tra un mese e in più il governo si sta muovendo proprio per scongiurare un lockdown natalizio) ma, quel che è peggio, creando ansia e panico. Cosa che è infatti avvenuta, giacché il comportamento de “La Tribuna di Treviso” è stato replicato da molti altri giornali come da notiziari radio e tv di tutta Italia.

Tirare per la giacca medici e scienziati in ambiti che esulano dal loro campo specifico (si vedano anche le recenti polemiche sul vaccino dello stesso Crisanti o del Galli) o chiedendo loro impossibili profezie, non serve ai lettori e non serve nemmeno agli intervistati, il cui Ego è “solleticato” ma con risultati dannosissimi, sul lungo periodo, per la loro immagine pubblica e professionale.

La rivincita dei “nazisti” svedesi


Il successo del modello svedese, oggi riconosciuto anche dall’ OMS, andrà senza dubbio contestualizzato, tenendo presente come le differenze tra un paese e l’altro, tra uno scenario e l’altro, rendano spesso difficile o impossibile concepire soluzioni univoche e standardizzate.

Quello che tuttavia non può non balzare agli occhi è il fatto sia stata smentita la narrazione che voleva e vuole demonizzare la Svezia (tra le comunità più progredite al mondo), presentandola come un paese egoista, incosciente, negazionista, sprovveduto, folle, quasi prossimo all’eugenetica nazista (!).

Un atteggiamento che rientra in una strategia propagandistica e comunicativa precisa, mirata a colpire non solo la leadership scandinava ma chiunque prenda le distanze da un certo approccio e da una certa narrazione, oggi ancora dominanti, rispetto al problema Covid.