Appunti di comunicazione- La spada spuntata di Sigfrido, tra mancanze deontologiche ed errori strategici



Sigfrido Ranucci merita ovviamente tutto quel garantismo* che la sua trasmissione ha spesso negato ai suoi bersagli. Al di là delle considerazioni sull’opportunità di intrattenere amicizie e legami con personaggi discussi e discutibili come Valter Lavitola, il direttore di “Report” paga tuttavia una grave mancanza di coerenza, che è prima di tutto una mancanza verso la deontologia della sua professione.

Un giornalista d’ “inchiesta” dovrebbe infatti, ed a maggior ragione se stipendiato da un soggetto pubblico o semi-pubblico, mostrarsi sempre imparziale e indipendente, mentre i servizi di Ranucci sono spesso stati a senso unico e ciechi da un occhio (è ad esempio molto tiepido verso la gestione della “pandemia” da parte di Conte, oggi al centro di indagini e inchieste, ma si dimostra solerte e severo con i ragazzini di “Esperia”).**

In caso contrario, la sua immagine non avrà un’autorevolezza ed una credibilità sufficienti ed una sufficiente capacità di tenuta.

*anche parlare di complotti ai suoi danni è,  ad oggi, velleitario e infantile

**Anche con quelli di “Esperia” ha avuto un comportamento infantile, che tradisce un’emotività ed una partigianeria poco compatibili con il suo ruolo.

30 anni nel braccio della morte: innocente. Quel garantismo Star&Stripes che esiste soltanto il “Law And Order”

Eccezionale comunicatore ed ancor più abile lettore e conoscitore dei meccanismi alla base del consenso (valutazione che andrà a posizionarsi al di là del giudizio politico e morale), Benito Mussolini aveva intuito la straordinaria capacità di contaminazione dei media di massa e, in special modo, del cinema, ancor prima che questi si esprimessero in tutta la virulenza del loro potenziale.

E’ notizia di queste ore il rilascio di un detenuto di colore, il 64enne Glenn Ford, dopo 30 anni passati nel braccio della morte in una prigione federale della Louisiana. Si tratta di uno dei tanti, tantissimi errori che affliggono ed ammorbano la giustizia Stars&Stripes (ogni anno sono 2mila gli innocenti arrestati a fronte di 15-20mila omicidi commessi) , purtuttavia il sistema giudiziario d’oltreoceano continua ad essere ammantato da un’ aura di impeccabilità garantistica che, in realtà, è ben lontano dal possedere e che trova ancoraggio, spiegazione, espressione e promozione soltanto nella finzione cinematografia (secondo una ricerca del National Registry of Exonerations, la maggior parte di queste condanne sono arrivate a causa di false prove nel 51% dei casi, per identificazioni sbagliate da parte dei testimoni oculari nel 43% o per degli errori commessi dagli inquirenti nel rimanente 24%).

L’analisi è e sarà sovrapponibile anche ad altri ambiti e contesti, come, ad esempio, il giornalismo, all’ombra della Statua della Libertà molto meno intraprendente e molto più ammanettato alle logiche del marketing e della politica di quanto attori e cineasti vorrebbero far pensare. Concausa di queste “misperceptions” è il contributo dell’elemento ideologico, che altera ed inquina la lettura della realtà americana in chi è ancora influenzato da un portato dottrinale di tipo guerrafreddista, quando gli USA erano visti e percepiti come un baluardo democratico da opporre al totalitarismo sovietico.