Il Coronavirus e la propaganda di guerra (in tempo di pace)

virusBenché la situazione che stiamo vivendo non sia paragonabile, e questo al di là di una fin troppo facile e suggestiva retorica, ad una guerra intesa quale conflitto armato, le scelte comunicative del vertice presentano alcuni elementi tipici della propaganda bellica*.

 

Più nel dettaglio:

 

-lo Stato-Governo-Presidente del Consiglio intesi come estensioni e rappresentazioni della figura paterna

-il rally round the flag

-il nemico comune (il virus)

-il nemico comune come soggetto imprevedibile, anti-convenzionale, invisibile, subdolo e capace di tutto

-la “giusta causa”, cioè la bontà e la necessità delle nostre scelte (la quarantena)

-il reclutamento di figure appartenenti allo “star system” per veicolare il messaggio governativo-istituzionale

-il ricorso alla paura (si pensi alle foto delle bare** e soprattutto a quella dei camion militari a Bergamo, sulla cui filiera diffusiva sarebbe interessante una ricognizione investigativa approfondita)

-la demonizzazione del dissenso (chi esprime dubbi in merito al “lockdown” è accusato di egoismo, irresponsabilità e di volersi introdurre in ambiti per i quali non ha competenze)

 

*propaganda “verticale”, ovvero creata da gruppi di potere, e “grassroots”, ovvero diretta al “grass”, il “prato”, l’uomo comune

**le foto delle bare di migranti morti in mare nel 2013 sono state riciclate e fatte passare per quelle di bergamaschi uccisi dal Coronavirus

 

Approfondimento

La propaganda di guerra in senso stretto è ben descritta e riassunta in queste terzine dal sociologo Ragnedda:

A) Ricorso alla paura e identificazione del nemico
1) demonizzazione del nemico
2) Uso da parte del nemico di armi letali e non convenzionali
3) Guerra in risposta al nemico e non come attacco

B) Bontà delle nostre guerre
1) Soccorrere una nazione o un popolo
2) Giusta causa
3) Estendere la democrazia

C) Sostegno alla giusta causa
1) Sostegno dal di fuori: internazionale
2) Sostegno dall’interno. intellettuali ed artisti
3) Sostegno dall’alto: divino.

Virus “cinese”: perché ha ragione Trump

trump cinaNon sono pochi nel corso della storia, anche nel passato recente e recentissimo, gli eventi epidemici e pandemici che hanno avuto origine in Cina e nell’estremo oriente, pure a causa di cattive abitudini alimentari e igienico-sanitarie dei locali. E non sarà mancare di rispetto a chi sta morendo sostenere che l’umanità sia stata “fortunata” con il Covid-19, se si considerano i livelli di aggressività e pericolosità di altri virus, per benevolenza del destino solo meno contagiosi (ad esempio SARS e MERS).

 

Per questo, se vorremo evitare il ripetersi di una nuova epidemia-pandemia, magari con conseguenze ben più disastrose, sarà necessario un cambio di direzione, da parte della Cina e verso la Cina. E per questo, al di là dei diversi approcci ideologici su Donald Trump, il presidente americano ha fatto bene a fare la voce grossa sia con l’OMS che con Pechino. La posta in gioco è troppo alta per lasciarsi sopraffare dal “politically correct”, da infondati timori di cadere nel pregiudizio o da interessi economici; si tratta di sicurezza nazionale, e ancor più di sicurezza mondiale e globale.

LA COMUNICAZIONE RESPONSABILE – Vaccino?

vaccino coronavirus

Lanciato in buona fede anche da molti settori delle istituzioni, il messaggio secondo cui il ritorno alla normalità sarà possibile solo con un vaccino e/o una cura definitiva è potenzialmente devastante dal punto di vista comunicativo.*

 

Questo perché consegna all’indefinitezza e all’incertezza una platea già duramente provata, negandole orizzonti e obiettivi certi, tangibili e affidabili. Il vaccino e/o la cura potrebbero infatti non arrivare mai o potrebbero arrivare tra molti mesi o molti anni, magari ad emergenza conclusa. Un messaggio che è dunque sbagliato anche sotto il profilo metodologico e politico.

 

Per questo non potremo affidarci ancora a lungo ad una pratica arcaica e limitante come il “lockdown” (di concezione trecentesca) ma dovremo predisporre al più presto le misure alternative che la tecnologia e le scienze ci mettono a disposizione per tornare a vivere come prima. Paradossalmente, l’atteggiamento poco amichevole di alcuni partner continentali potrebbe servire da pungolo, obbligandoci a scelte più rapide e razionali che non tengano conto solo del sostegno esterno.

 

*gli scopi del mittente verrebbero quindi stravolti, trasformando il messaggio da propaganda “integrativa” (“interna”) in “agitativa”

La comunicazione responsabile ai tempi del Coronavirus: medico, fai il medico (e basta)

Réddite quae sunt Caésaris Caésari et quae sunt Dei Deo

In una recente intervista, una notissima virologa si è lanciata in considerazioni sul post-pandemia, peraltro molto nette e radicali, di tipo economico, sociale, culturale, storico, psicologico. Chi è virologo, immunologo, o anche “soltanto” medico, dovrebbe limitasi al proprio contesto professionale, evitando lo sconfinamento in ambiti per i quali e nei quali non è minimamente attrezzato, non ha competenze. Il rischio, anche stavolta, è aggiungere caos al caos, stress allo stress. Oggi come non mai è da evitare uno scenario simile a quello dei primi anni ’90, con i magistrati che furono investiti “de facto” di un potere di influenza che andava ben oltre il loro ruolo.

Obiettivo Renzi? Quello scatto “rubato” ai tempi del Coronavirus.

renzi figli coronavirus

Da diverso tempo il flusso di “fake news” contro Matteo Renzi sembrava essersi attenuato, complice la progressiva perdita di potere dell’ex premier. Ieri si è tuttavia rimesso in moto, con la notizia (falsa) che voleva i suoi figli in giro, insieme alla scorta e in barba alle restrizioni del Dpcm.

Sebbene nata da una foto scattata da un vicino, la “bufala” ha transitato su una catena diffusiva ampia, sul web e WhatsApp. Il fatto che questa nuova operazione di “character assassination” arrivi a pochi giorni dalle dichiarazioni di Renzi sulla necessità di allentare la quarantena (dichiarazioni in contrasto con il governo e altri attori di rilievo) fa sorgere un interrogativo legittimo e razionale su un possibile collegamento tra le due cose.

Il tintinnio dei microscopi: cosa rischia la politica che si fa da parte

medici coronavirus burioni2

Sull’onda emotiva delle stragi di Capaci e Via D’Amelio e delle grandi inchieste sulla corruzione, prima fra tutte Mani Pulite, nel primo lustro degli anni ’90 i magistrati conobbero una popolarità senza precedenti, idoli assoluti ai quali il cittadino avrebbe consegnato ad occhi chiusi la gestione del Paese. Il magistrato, eroe civile senza onta che incarna la giustizia, in contrapposizione ai politici e ai manager del malaffare.

 

Un bisogno, quello di affidarsi a icone salvifiche, abbastanza comune nei momenti di crisi, e che adesso si sta forse riproponendo con i medici-scienziati. Con tutti i rischi del caso, se non maggiori. Quella fase di popolarità condizionò infatti negativamente molte toghe, portandole a derive ideologiche incompatibili con la loro missione. Se, tuttavia, la loro opera di condizionamento veniva effettuata dal’esterno, delegando completamente il proprio lavoro ai medici-scienziati la politica rischia oggi di renderli unici e soli gestori e padroni del Paese, al di là del loro ruolo e delle loro competenze. Preda e vittime di un bisogno di protagonismo che già si inizia a intravedere in qualche caso, proprio come accadeva ieri con i rappresentati del potere giudiziario.

 

La politica non può e non deve sostituirsi alla scienza, ma è pur vero che quella che stiamo vivendo non è solo una crisi medico-sanitaria ma anche economica, politica, sociale e culturale, che andrà quindi affrontata (se destinata a durare a lungo) da diverse e molteplici prospettive e mettendo in atto soluzioni condivise.

Coronavirus: perché dobbiamo augurarci che Renzi abbia torto

renzi conte2

Misura profilattica medievale ideata per la prima volta dalla Repubblica di Venezia nel secolo XIV, la quarantena viene messa in atto in mancanza di altri strumenti di contrasto efficaci, ed ha carattere temporaneo. Questo anche per l’impossibilità di paralizzare troppo a lungo una comunità, con tutte le ripercussioni che ne deriverebbero.

Sebbene inattuabile, almeno per il momento, la proposta di Matteo Renzi offre interessanti spunti di riflessione, per chi abbia avuto la pazienza di andare oltre i titoli di giornali e blog e l’onestà di resistere al bias di conferma. Il Coronavirus non è infatti la peste seicentesca o la Spagnola, ma una malattia con un tasso di letalità assoluta intorno al 2% (fonte Prof. G. Silvestri) e circoscritto quasi esclusivamente a poche categorie, ai margini del sistema produttivo (brutale ma doverosa e necessaria concessione al pragmatismo); pensare di prorogare “sine die” il lockdown significherebbe quindi determinare, per tutti e senza distinzioni, conseguenze ben peggiori e drammatiche del virus stesso, cronicizzando ed estendendo ad ogni settore e ambito della nostra vita una crisi altrimenti transitoria. In caso di implosione dell’economia, pure il SSN, la cui protezione è oggi uno degli obiettivi principali della quarantena, si troverebbe ad affrontare difficoltà più gravi e complesse del sovraffollamento delle strutture ospedaliere.

Allo stesso tempo, e non va dimenticato, si pone il problema della sospensione dei diritti e delle libertà individuali nel quadro di un controllo di tipo poliziesco e militare, situazione anch’essa non accettabile e sostenibile oltre un certo limite, in uno stato democratico e di diritto.

Quella che stiamo vivendo non è solo una crisi medico-sanitaria, ma anche economica, politica, sociale e culturale, pertanto non è razionale e pensabile affidare ai soli medici il timone del Paese. Il rischio sarebbe finire sugli scogli, cercando di evitare una burrasca. Qualora le cose non accennassero a migliorare, le autorità dovranno necessariamente predisporre soluzioni alternative (magari mutuandole dall’estero e avvalendosi delle tecnologie più avanzate), superando la paralisi.

Al di là dei condizionamenti di bandiera, a Renzi va riconosciuto il merito, primo e per adesso unico tra i leader politici, di aver smosso le acque, sollevando un dubbio legittimo che a breve sarà condiviso da altri.

Se gli USA mangiano i bambini: l’Occidente e quella sfida delicatissima ai tempi del Coronavirus

usa coronavirus

In questi giorni è frequente imbattersi in articoli e post che descrivono uno scenario apocalittico negli USA del Coronavirus, tra cure negate ai malati, assalti alle armerie e mancanza di posti letto. In molti casi si tratta di un’offensiva propagandistica (propaganda “esterna”, “agitativa”, “grigia”, “nera” e “grassroots “) basata anche sulle tecniche della guerra ibrida, delle PsyOps* e delle 4WG**.

 

Sferrata da paesi come Russia e Cina e dalle loro sponde occidentali, non risparmia l’UE, accusata di egoismo nonostante i massicci aiuti già stanziati ai suoi stati-membri.

 

Per il blocco atlantico, l’emergenza Coronavirus apre dunque una partita delicatissima che andrà giocata bene sul fronte economico-politico (con aiuti e sostegni adeguati ai partner più in difficoltà) e comunicativo-propagandistico (la propaganda “interna” è un aspetto tralasciato dall’Occidente dopo la fine della Guerra Fredda), in modo da resistere il più possible all’urto di quegli attori intenzionati a indebolirlo e dividerlo così da trarne un vantaggio altrimenti impossibile.

 

*Psychological operations

**Guerre di quarta generazione

Coronavirus – Pasticcio del Capitano

salvini coronavirus

Negare sempre è una tattica molte volte fallimentare, nella comunicazione politica. Per questo è ad esempio sconsigliatissima la rimozione di un post “incriminato”; meglio confrontarsi, o magari chiedere scusa. Il chiedere scusa, in particolare, può trasformare un incidente di percorso in un’opportunità, dando l’occasione di mostrarsi intellettualmente onesti, umili e trasparenti. Di accorciare le distanze con l’uomo “comune”.

Ecco perché Matteo Salvini ha sbagliato, con la sua risposta a chi gli contestava, giustamente, di essere uscito mano nella mano con la fidanzata, senza protezioni e circondato dalla scorta.

Come ho detto in altri contributi, la comunicazione politica e la strategia politica sono competenza di personale specializzato e formato a tale scopo, figure che padroneggiano le scienze del comunicare, la storia, la storia politica, le scienze diplomatiche, la psicologia delle masse, ecc. Gli “smanettoni” (social media manager, informatici, ecc), come i ragazzi che ha dietro il leader del Carroccio, sono dei finalizzatori, degli esecutori, ma non sono attrezzati per stare in cabina di regia. Il modello inglese e quello americano, patrie dello “spin”, ce lo insegnano, dagli anni ’30.

Le conseguenze del Coronavirus alla “prova” del passato

La Storia insegna che fenomeni della portata di quello che stiamo sperimentando vengono assorbiti e “dimenticati” nel breve/brevissimo periodo, se di durata contenuta e non replicati.

Lo dimostrano, del resto, anche i casi simili dell’influenza “asiatica” e dell’influenza “spaziale”, che pure negli anni ’50 e ’60 infettarono milioni di italiani e ne uccisero migliaia.

Per questo è probabile che, se bloccato in tempi ragionevoli, il Coronavirus lascerà tracce solo nell’immediato nell’economia italiana. Non si tratta infatti di una crisi strutturale con complessi ancoraggi endemici, come quella del 2008/2009. Paradossalmente, il Paese potrebbe giovare anche di un’ondata emotiva positiva, sia interna che esterna.