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Storiografo, giornalista, spin doctor. Come i gatti ho più vite. Ma in tutte la passione di raccontare l'attualità, la storia e la comunicazione.

Silvia Romano e il dovere del silenzio

silviaE’ sconcertante la superficialità con la quale molti stanno giudicando Silvia Romano, senza sapere nulla della sua detenzione (per adesso ne sanno pochissimo gli stessi investigatori) e senza sapere nulla di psicologia, degli effetti che un’esperienza del genere può avere su una persona. Il furore ideologico è il peggior nemico della riflessione e del buonsenso.

Bombe su Milano: quando l’informazione è un virus nel virus

terrorismo mediatico“Milano è una bomba”; pressappoco in questo modo una nota tv commerciale inaugurava ieri sera un servizio sul Coronavirus nel capoluogo lombardo. Un titolo terroristico, ai limiti del reato di procurato allarme, in riferimento all’ipotesi (tutta da dimostrare) di una ripresa massiccia dei contagi nella zona con la Fase 2.

Seguivano un’intervista, dai toni altrettanto allarmistici, ad un anonimo medico di base, e poi un altro servizio ancora, con il conteggio dei morti totali, da marzo.

Sempre di ieri la locandina di una testata toscana, che parlava a caratteri cubitali di “nuova strage” (!) riferendosi a 8 morti, spalmati tuttavia in diversi giorni. Soggetti per di più molto anziani, quindi con una situazione compromessa e delicata già in partenza.

Ora che il virus sembra in ritirata nel nostro Paese, una certa informazione, più attenta al business che agli imperativi deontologici, si trova in difficoltà, vedendo allontanarsi quella che da mesi è una formidabile fonte di guadagno e motivo di attenzione. Ecco allora la ricerca a tutti i costi del “coup de théâtre”, uno spasmodico raschiare il barile ancor più insidioso per il pubblico. Se infatti prima erano sufficienti i dati nudi per calamitare lettori e ascoltatori, adesso si rende necessario ricorrere sempre più alla manomissione del fatto, all’iperbole, agli effetti speciali. Un vero e proprio attentato alla salute mentale di una comunità già duramente provata e destabilizzata.

Fase 2: perché era necessaria e cosa (forse) ci aspetta

fase dueL’Italia ha messo in atto e affrontato il “lockdown” più duro del mondo, più di quello predisposto dalla Cina (che era localizzato). Un caso forse unico nella Storia, per durata e proporzioni, mai visto neanche ai tempi delle grandi pestilenze o della Spagnola.

Chi, oggi, manifesta perplessità per l’avvio delle pur non eclatanti concessioni della “Fase 2”, non solo manca di rispetto al popolo italiano ed al suo sacrificio (il blocco è stato rispettato da oltre il 90% dei nostri connazionali) ma si dimostra lontano dalla realtà, non capendo o non volendo capire che una prosieguo delle restrizioni totali avrebbe determinato conseguenze, per tutti e ad ogni livello, ben più gravi e devastanti dello stesso Coronavirus.

Adesso abbiamo davanti un’altra incognita, ovvero l’ ondata di “fake news”, mistificazioni e alterazioni del fatto e della notizia che vari Attori, dai media alla politica, potrebbero riversarci addosso, per motivi diversi e differenti. Prepariamoci, volendo entrare nello specifico, alla comparsa di foto ritoccate o dalle prospettive ingannevoli che mostreranno piazze e strade piene di persone dimentiche della distanza di sicurezza e a titoli e notizie dal tono allarmistico su una ripresa dei contagi. Un potenziale attacco massiccio e massivo, al quale dovremmo rispondere colpo su colpo, come un difesa anti-missile.

La comunicazione ansiogena e il rischio delle quarantene auto-imposte

ansia cronavirusOgni scelta comunicativa e propagandistica è capace di tramutarsi in un’arma a doppio taglio, sia per il mittente che per il suo target. Un ‘incognita, questa, che i professionisti del settore conoscono bene.

Il martellamento ansiogeno degli ultimi mesi (veicolato dai media come da certi settori del mondo istituzionale e politico per vari e differenti motivi) potrebbe determinare, anche nella fase successiva il “lockdown”, una sorta di blocco spontaneo. Una parte della popolazione, intossicata dalla paura, potrebbe cioè continuare il proprio auto-isolamento, compromettendo così anche il rilancio economico della Nazione.

Un effetto paradosso che non può e non deve essere annoverato tra i rischi calcolati, in quanto potenzialmente dannosissimo e devastante.

Il Coronavirus, tra pericoli reali e percepiti

speculazone virusSecondo l’economista statunitense Milton Friedman, “padre” dei “Chicago Boys” e tra le figure più importanti e simboliche dell’ideologia neoliberista, solo “una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento [ … ] il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile”. Cambiamento per giungere al quale “una nuova amministrazione dispone di un periodo di sei-nove mesi [ .. ] se non coglie l’opportunità di agire incisivamente in quel periodo non avrà un’altra occasione del genere” .

Benché la crisi scatenata dal Coronavirus sia autentica, è e sarà indispensabile evitare che la sua percezione venga dilatata e ingigantita (come in parte sta già accadendo) da quegli Attori che potrebbero trarre beneficio dalla vulnerabilità, non solo psicologica, delle masse. Si parla dello stesso capitalismo ultra-finanziario ma anche di certi settori della politica. Il rischio è veder messi a repentaglio, di nuovo e di più, i diritti sociali e quelli individuali e politici, oltre al benessere del pianeta e degli ecosistemi.

 

Il periodo della grande crisi scoppiata nel 2007-2008 (nei suoi effetti complessivi molto più grave e devastante del Coronavirus) offre in questo senso una lezione tanto amara quanto preziosa.

“Ma non hai visto i camion di Bergamo?” La paura e il suo ruolo, tra certezze e interrogativi

pauraIn questi mesi di quarantena le opposizioni di centro-destra, solitamente polemiche e pugnaci, si sono adeguate alle disposizioni governative, iniziando solo ora a far sentire il loro dissenso. Si potrebbe pensare che questo comportamento rispondesse ad una sorta di “rally ‘round the flag”, ad un senso di responsabilità istituzionale, ma il pragmatico disincanto che deve accompagnare ogni analisi politica suggerisce altro.

 

Lega e FdI in testa si sono infatti probabilmente resi conto che il “lockdown” trovava il favore della maggior parte degli italiani, e questo anche per via di una certa sopravvalutazione del Coronavirus, da molti paragonato ad una guerra o peggio, giudicato come la più grave e imprevedibile minaccia mai vista.

 

L’ama più potente nell’arsenale della propaganda, soprattutto nei momenti di crisi, è forse il “ricorso all paura”, tuttavia non possiamo sapere se il diffuso sentimento di angoscia che ha attanagliato la popolazione sia stato diretta conseguenza (anche) di strategie mirate o solo di un’informazione poco attenta e responsabile, oltre al ruolo esercitato dalla disabitudine degli occidentali a shock significativi.

 

Fatto sta che in questa fase storica la paura è stata ed è l’ “alleata” migliore e più affidabile dell’esecutivo, garante della sua stabilità e delle sue direttive.

 

Non vanno del resto dimenticati i legami tra il partito più importante dell’esecutivo ed una Srl attiva proprio nella comunicazione.

 

Nota: anche nella vicenda dei camion di Bergamo ha dominato infatti la semplificazione. Non tutti quei morti erano imputabili al Coronavirus e l’aiuto dell’EI si era reso necessario anche per far fronte al ridimensionamento dei servizi funebri dovuto al “lockdown”

Il virus del “capro espiatorio”

capro espiatorioLa demonizzazione dei singoli (si pensi ai runner), come foglia di fico usata dalle istituzioni e dalla comunità scientifica per coprire le proprie mancanze e le proprie colpe, sarà senza dubbio uno dei temi affrontati con maggiore attenzione dagli storici che si occuperanno della fase che stiamo vivendo.

Sarà a tal proposito interessante, utile e necessaria anche un’indagine sui meccanismi di tale demonizzazione: come si è sviluppata, attraverso quali mezzi e canali, attraverso quali complicità, ecc. Ricostruirne, insomma, la filiera, come elemento di propaganda (“agitativa” e “sociologica”).

Il virus e l’illusione occidentale

highlanderEpidemie e pandemie altrettanto insidiose o più gravi sono state affrontate con maggior “disinvoltura” in passato, pure in casi a noi abbastanza vicini. La differenza con l’oggi è determinata anche dall’ondata di benessere da cui le società occidentali sono state investite nell’ultimo cinquantennio, che ha avuto tra le sue conseguenze dirette e tangibili l’aumento dell’aspettativa di vita. Il denaro e i progressi della medicina, della scienza e della tecnologia non possono sconfiggere la morte ma possono, in un certo senso, marginalizzarla, aiutare a dimenticarla, per quanto possibile. Cibi sempre più sani, il sempre più diffuso ricorso all’attività sportiva, la chirurgia estetica e altre opzioni della contemporaneità rimandano l’appuntamento con la vecchiaia, ci danno l’illusione di poter giocare con il tempo, lasciandolo indietro, tanto indietro da impedirgli di vederci. Non è così, ma spesso l’ “homo occidentalis” sembra non rendersene conto, trovandosi dunque impreparato e spaventato davanti al pericolo, al degrado del corpo, alla minaccia diretta e improvvisa. Incapace di gestirli e di accettarli.

Il virus e quella logica ribaltata: causa ed effetto

sanitàSebbene non priva di fondamento, la diffusa teoria secondo cui le misure restrittive servirebbero a proteggere il sistema sanitario nazionale dal collasso è minata da un “vulnus” concettuale di fondo, estremamente pericoloso.

L’SSN deve infatti essere sempre in grado di fronteggiare le emergenze e tutelare i cittadini-pazienti, mentre spesso non può farlo perché penalizzato da tagli e ridimensionamenti. Il problema, in Italia come altrove, non è quindi (solo) il virus, ma anche e soprattutto l’irresponsabilità gestionale e morale della classe politica.

La soluzione non potrà passare per una sorta di “non correre altrimenti sudi e ti ammali”, ma dovrà basarsi su un progetto di ben più ampio respiro che obblighi il decisore e gli impedisca di nascondere ancora la polvere sotto il tappeto.

Il Coronavirus e la propaganda di guerra (in tempo di pace)

virusBenché la situazione che stiamo vivendo non sia paragonabile, e questo al di là di una fin troppo facile e suggestiva retorica, ad una guerra intesa quale conflitto armato, le scelte comunicative del vertice presentano alcuni elementi tipici della propaganda bellica*.

 

Più nel dettaglio:

 

-lo Stato-Governo-Presidente del Consiglio intesi come estensioni e rappresentazioni della figura paterna

-il rally round the flag

-il nemico comune (il virus)

-il nemico comune come soggetto imprevedibile, anti-convenzionale, invisibile, subdolo e capace di tutto

-la “giusta causa”, cioè la bontà e la necessità delle nostre scelte (la quarantena)

-il reclutamento di figure appartenenti allo “star system” per veicolare il messaggio governativo-istituzionale

-il ricorso alla paura (si pensi alle foto delle bare** e soprattutto a quella dei camion militari a Bergamo, sulla cui filiera diffusiva sarebbe interessante una ricognizione investigativa approfondita)

-la demonizzazione del dissenso (chi esprime dubbi in merito al “lockdown” è accusato di egoismo, irresponsabilità e di volersi introdurre in ambiti per i quali non ha competenze)

 

*propaganda “verticale”, ovvero creata da gruppi di potere, e “grassroots”, ovvero diretta al “grass”, il “prato”, l’uomo comune

**le foto delle bare di migranti morti in mare nel 2013 sono state riciclate e fatte passare per quelle di bergamaschi uccisi dal Coronavirus

 

Approfondimento

La propaganda di guerra in senso stretto è ben descritta e riassunta in queste terzine dal sociologo Ragnedda:

A) Ricorso alla paura e identificazione del nemico
1) demonizzazione del nemico
2) Uso da parte del nemico di armi letali e non convenzionali
3) Guerra in risposta al nemico e non come attacco

B) Bontà delle nostre guerre
1) Soccorrere una nazione o un popolo
2) Giusta causa
3) Estendere la democrazia

C) Sostegno alla giusta causa
1) Sostegno dal di fuori: internazionale
2) Sostegno dall’interno. intellettuali ed artisti
3) Sostegno dall’alto: divino.