Ogni giorno, in tutto il mondo, avvengono tragedie come quella della funivia o del ponte Morandi. Per dolo, per l’errore umano, per terribili fatalità, ecc. Chiunque vorrebbe non fosse così, ma la realtà è purtroppo questa. Basterà leggere un giornale o andare su YouTube per rendersene conto. Gli italiani sono tuttavia convinti che certe cose avvengano solo nel loro Paese, come sono convinti che solo nel loro Paese esistano persone come Pecchini. Un paradosso che è il risultato di tanta esterofilia e di tanto provincialismo, a loro volta determinati da ben noti e ampiamente discussi fattori storici e sociali.
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Ricorda che non sei Burioni

Ci permettiamo un piccolo consiglio di comunicazione, gratuito: se volete risultare convincenti e credibili, quando parlate di Covid, non sposate mai un’idea in modo aprioristico, dogmatico (la Scienza non è religione ma ha nel dubbio e nella ricerca continua la sua bussola).
Se inoltre volete valorizzare e difendere il merito e il “principio di autorità”, fatelo sempre e non solo quando l’ “autorità” dice quello che vi piace, per poi magari canzonare o sminuire il tal scienziato o il tal tecnico se la pensano diversamente.
In caso contrario diventerete vulnerabili e deboli perché ideologizzati e incoerenti e vi esporrete alla sconfitta in un confronto dialettico. Magari potreste pensare di cavarvela “blastando” e sbeffeggiando l’interlocutore (non siete Burioni, non dimenticate nemmeno questo) ma l’esito sarà comunque e ancor più negativo e rimedierete una brutta figura con l’ “avversario”, con vi ascolta e/o legge (amici compresi) ed anche con voi stessi.
La sinistra, la destra e lo scambio di ruoli: un esempio che viene da lontano

L’ormai innegabile processo di avvicinamento*, politico, ideologico e culturale, della sinistra di governo, non solo italiana, alle élites sistemiche, potrebbe concludersi con un esito analogo (ma a parti invertite) a quello che vide democratici e repubblicani americani “scambiarsi i ruoli”, nella prima metà del secolo XX.
Le destre potrebbero cioè diventare il punto di riferimento, i depositari e i difensori delle istanze sociali mentre le sinistre rimarrebbero (questa l’unica differenza con lo scenario d’oltreoceano) in prima fila nella difesa dei diritti civili. In tal caso dovremmo tuttavia domandarci se, come e quanto la promozione e la tutela dei diritti civili sarebbe compatibile con gli interessi e la mentalità dei blocchi elitari, vecchi e nuovi.
Una situazione complessa, che nella variabile più estrema, paradossale e inattesa porterebbe le sinistre, sul lungo periodo, ad una torsione completa, a 360 gradi.
*processo nato e sviluppatosi con la moderatizzazione seguita al declino e poi al crollo del Comunismo, per ragioni di convenienza strategica e a causa della contrapposizione con le destre populiste
I messaggeri della vergogna

Questo titolo, che non esitiamo a definire scandaloso convinti di mostrarci indulgenti, può essere considerato la “summa”, il paradigma, il simbolo di ciò che è stata una parte del giornalismo italiano, purtroppo non minoritaria, negli ultimi 14 mesi. Un modo di fare informazione amorale e scorretto nella forma come nella sostanza, che ha visto la complicità, e forse questa è la cosa più grave e dolorosa, di un settore consistente di un certo movimento d’opinione razionalista e progressista, che anche stavolta tace, non reagisce e resta passivo, dimostrandosi di fatto d’accordo e connivente, ancora e di nuovo.
Volendo entrare, e lo si fa con disgusto, nel merito del titoletto, la correlazione andrà invece cercata, se proprio vogliamo, nelle chiusure, che hanno reso difficili o azzerato le manutenzioni e danneggiato i macchinari imponendone il fermo.
“Dal 1859 in poi i nostri giornalisti convertirono la nobile missione della stampa periodica in traffico indecoroso, giustizia vuole che io eccettui da questa severa accusa sei o al più otto giornali; gli altri si può dire che di buon grado si mettano ai servigi e alle voglie degli ambiziosi che pagano per far strombazzare i loro nomi, i loro progetti e soprattutto le loro candidature”; così scriveva oltre un secolo fa l’editore torinese Gasparo Barbèra. Poche cose sono cambiate, da allora.
Nota: la pagina Facebook “Abolizione del suffragio universale”, tra i fari di un certo radicalchicchismo arrogante e classista (e stupido), si concentra infatti solo su un titolo di Libero, forse discutibile ma di segno opposto (“E’ la tragedia di chi voleva tornare a vivere”). Un esempio da manuale di bias cognitivo.
Lapsus crisantiano

Andrea Crisanti ammette di essere stato “troppo pessismista”, pur dicendosi non pentito e riferendosi ad una sola circostanza (le previsioni sbagliate, per la seconda volta, su una nuova ondata ad aprile e maggio dopo le prime riaperture). E’ tuttavia già qualcosa, se non altro un piccolo segnale agli estimatori più irriducibili del Nostro e di un certo modo di porsi e di narrare la pandemia.
Ma è con la scelta del termine “pessimista” che Crisanti ci spiega, pur involontariamente, ciò che la scienza non dovrebbe essere. La scienza non deve infatti essere emotiva, pessimista oppure ottimista, ma razionale.
Negli ultimi 14 mesi, lui ed altri sono invece scivolati in un “opinionismo” mediatico spregiudicato e di taglio perennemente catastrofistico e allarmistico che ha causato danni incalcolabili ai cittadini (già provati da una situazione durissima ed eccezionale) come all’economia ed al Paese, nel suo insieme. Per “opinionismo” si intendono appunto delle opinioni, a caldo, senza basi concrete e reali (previsioni a medio e lungo termine, giudizi su fenomeni nuovi o ancora poco conosciuti, personalissime ricette sulla gestione della crisi, ecc) e che per questo andrebbero accompagnate dalla prudenza più assoluta, pesando le parole come sul bilancino del farmacista. Specialmente se e quando si è tanto esposti e con certi ruoli.
In questa fase storica l’infodemia è stata senza dubbio una vera e propria emergenza nell’emergenza, dalle conseguenze devastanti e ancora da valutare.
Sul ponte sventola bandiera bianca (l’impermeabile di Battiato e i radical chic)

In questi giorni il bersaglio di una certa “intellighenzia” è Pippo Baudo, presentato come “orrido” simbolo dell’ “orrida” cultura nazionalpopolare in quanto “colpevole”, nel lontanissimo 1980, di non aver trattato come un genio assoluto un ancora poco conosciuto Battiato e di aver fatto una battuta scherzosa sul suo impermeabile*. 1980, 41 anni fa. Gli stessi che però difendono Federico Lucia “Fedez” dicendo che la sua omofobia è ormai cosa remota, un “peccato di gioventù” (le ultime incursioni omofobe del rapper risalgono al 2020). Forse proprio gli stessi, volendo ricorrere anche noi alla spietatezza della memoria, che accusavano Battisti di essere un superficiale ed fascista (non cantava di politica e ciò bastava per lanciare un simile stigma), minacciandolo di morte e disturbandone i concerti.
*Intervista che non è da escludere fosse concordata, tra Baudo e Battiato
Il Covid “accidentale” e l’obbligo dell’equilibrio

Le nuove ipotesi su un’origine “artificiale” della pandemia, contemplate sia dall’OMS che da figure di indubbio prestigio come Anthony Fauci, ci ricordano l’imperativo della prudenza, quando si tratta di fenomeni ancora sconosciuti o poco conosciuti. Soprattutto lo ricordano a quel movimento d’opinione ideologicamente e aprioristicamente “ufficialista”, e a cui non sono estranei anche molti scienziati, che fin da subito, e senza elementi concreti e definitivi a disposizione, ha liquidato con ironia e sarcasmo le teorie alternative sulla genesi del Covid 19 e della pandemia.
Se è vero, e senza scomodare Archimede e Galileo, che il dubbio è l’architrave della scienze come di ogni indagine razionale, è poi altrettanto vero che molti scienziati, medici e divulgatori si sono spinti oltre il loro raggio di competenza, non tenendo conto delle particolarità, storiche e politiche, di un regime totalitario come quello cinese, per il quale non valgono, o non valgono del tutto, i criteri di analisi applicati alle democrazie occidentali e avanzate .
Si tratta di ipotesi, lo abbiamo detto, ma lascia perplessi che gli odierni paladini del condizionale (e ci riferiamo pure ad un certo debunking) siano invece stati, ieri, ultras della perentorietà.
La “spirale del silenzio” e le leve del consenso dei gruppi dominanti
Secondo la sociologa e studiosa di comunicazione tedesca Elisabeth Noelle-Neumann, il cittadino precipita in una “spirale del silenzio” (da lì l’omonima teoria) quando si rende conto che le sue idee sono distanti o diverse da quelle della maggioranza. Il dissenso resta allora ancor più isolato, o scompare del tutto, mentre le opinioni che trovano e guadagnano spazio e visibilità sono e restano quelle maggioritarie o che vengono ritenute tali.
Ciò determinerebbe anche, per Elisabeth Noelle-Neumann, condizioni favorevoli per i regimi illiberali e dimostrerebbe il carattere intrinsecamente negativo dell’opinione pubblica, portata al conformismo, succube dei media e della loro “agenda setting” e senza alcun ruolo attivo, volontaristico e di “contro-potere”.
Una visione che fa tabula rasa di ogni lascito illuministico e ottocentesco, forse molto pessimistica, meccanicistica e deterministica, anche più di quelle di un Luhmann (“teoria sistemica”) o di un Thompson, di un Riesman o di un Gerbner (teoria dell’ “impatto”), ma che trova senza dubbio ancoraggi concreti nella realtà fattuale.
Covid, archeolingua e neolingua

« Nella nostra epoca, è largamente vero che la scrittura politica sia una pessima scrittura. Quando ciò non è vero, si scoprirà generalmente che lo scrittore è un qualche tipo di ribelle che esprime le proprie opinioni personali e non una “linea di partito”. L’ortodossia, di qualunque colore essa sia, sembra domandare uno stile imitativo e smorto. I dialetti politici rinvenibili nei pamphlet, negli articoli di fondo, nei manifesti, nei libri bianchi e nei discorsi dei sottosegretari variano certamente da partito a partito, ma sono tutti accomunati dall’impossibilità di ritrovarvi una figura retorica fresca, vivida, originale. Quando si ascolta un vecchio ronzino che ripete meccanicamente le espressioni familiari sul palco del comizio, come atrocità bestiali, tallone di ferro, tirannia sanguinaria, i popoli liberi del mondo, stare spalla a spalla, si ha spesso la singolare sensazione di non stare osservando un essere umano, ma una specie di marionetta, sensazione che diviene improvvisamente più forte nei momenti in cui la luce viene riflessa dagli occhiali dell’oratore, tramutandoli in dischi vuoti che non sembrano avere degli occhi al di là di essi. E non si tratta nemmeno di lasciarsi prendere dalla fantasia: un oratore che usa quel tipo di fraseologia ha già intrapreso la strada verso il tramutarsi in una macchina. I suoni adatti provengono dalla laringe, ma il cervello non è coinvolto nella stessa misura in cui lo sarebbe se stesse scegliendo le parole da sé. Se il discorso che sta pronunciando gli è familiare a furia di averlo ripetuto in continuazione, potrebbe essere quasi inconsapevole di ciò che dice, come quando si pronunciano le risposte in chiesa. E tale stato di consapevolezza ridotta, seppur non indispensabile, è ad ogni modo favorevole alla conformità politica. »
Ancora: «La grande nemica di un lingua chiara è l’insincerità. Quando c’è uno scarto ra gli obiettivi reali e quelli dichiarati, uno ricorre istintivamente alle parole lunghe e alle usurate frasi fatte, come una seppia che schizza inchiostro […] Quando l’atmosfera generale è malata, la lingua deve soffrire. »
Così George Orwell, nel suo saggio “La neolingua della politica”.
Benché abbastanza lontane nel tempo (1946), queste riflessioni di Orwell si adattano benissimo al contesto attuale, anche per quel che riguarda la comunicazione politica nell’ emergenza Covid. Formule come “il virus non concede deroghe”, “il virus è in espansione” (questa, a nostro giudizio, clamorosa), “ragionevolezza e prudenza”, “siamo all’ultimo miglio” (per quale ragione non usare il sistema metrico decimale?), nonché tutto l’arsenale metaforico e lessicale di importazione bellica, risultano fumose, ambigue, ingannevoli, inutilmente ampollose.
Quale sia il motivo di una scelta simile (pigrizia mentale? Ignoranza? Propaganda?), il risultato è confondere ancora di più il cittadino e allontanarlo da chi dovrebbe decidere della sua “sicurezza” (anch’esso un termine spesso usato in modo criptico o improprio).
TSO: maneggiare con cura

Nei regimi illiberali è sempre stata frequente e comune la pratica di liquidare come “pazzi” i dissidenti e internarli. Ciò risponde anche ad una precisa esigenza propagandistica: il dissenso è illogico in un sistema che si vuole perfetto e ideale, pertanto chi lo pratica deve avere necessariamente qualche problema, qualche tara.
Il difforme diventa allora deforme, quindi da curare, quindi pazzo, una scoria pericolosa.
Benché l’Italia sia ancora un Paese democratico, è innegabile che negli ultimi 14 mesi si sia verificata un’importante compressione dei diritti costituzionali e di quelli naturali, com’è innegabile ci sia stata e ci sia una demonizzazione sistematica e sistemica delle voci contrarie ad una certa narrazione “mainstream”, con accuse di “negazionismo” (termine pessimo che offende la memoria delle vittime della Shoah), fascismo, sovversivismo, leghismo (essere leghisti non è “ipso facto” un male come non lo è essere di sinistra o pentastellati), egoismo, ignoranza, ecc, che non hanno risparmiato neppure scienziati e medici di fama internazionale e di indubbio valore. Volendo considerare anche episodi come quello di Fano* (pur da chiarire in modo esaustivo) o di Ravanusa, tra l’altro non gli unici nella storica del TSO, il timore che da questo si passi a ritenere “plagiato” o mentalmente disturbato, con tutto quel che ne può derivare, chi contesta il sistema normativo emergenziale in atto, non appare del tutto irrazionale e infondato.
Non si cada, insomma, nello scientismo o nel Positivismo più fanatico, ma si tenga sempre a mente che l’uomo è imperfetto e fallibile per definizione, di conseguenza pure la scelta e l’esecuzione di un TSO o delle misure restrittive anti-Covid potranno essere soggette a errori, eccessi ed abusi. La democrazia, si tenga a mente anche questo, mostra invece la sua forza e la sua maturità proprio nei momenti critici, quando è messa realmente alla prova.
*Secondo la preside, il ragazzo di Fano sarebbe stato convinto a ribellarsi all’uso della mascherina (su cui peraltro esiste un ampio dibattito all’interno della stessa comunità medico-scientifica) da un uomo che lei avrebbe preso a pugni. Un’affermazione, a nostro giudizio, molto significativa; perché lo avrebbe preso a pugni? Perché era in effetti un personaggio discutibile o solo perché manifestava un pensiero diverso dal suo e/o dal sopracitato “mainstream”?