Gli USA sapevano di questa operazione da novembre scorso circa. Considerando la sua portata e quella delle sue implicazioni, è difficile pensare non si siano confrontati con i russi a riguardo (nel frattempo c’é stato anche un summit ufficiale tra Biden e Putin). Forse, molte delle nostre analisi sono sbagliate in partenza.
Archivio mensile:marzo 2022
L’URSS, la Russia, il ruolo dei militari e quegli stravolgimenti non impossibili
“Senza militari esperti come il maresciallo Achromeev o Kulikov, i quali riconobbero la necessità della politica di Gorbačëv e si impegnarono a farla rispettare tra le proprie fila, il fronte trincerato del complesso industriale militare sovietico non sarebbe mai crollato. Era lì che venivano stabilite le politiche e scelti i segretari generali, o rovesciati, come nel caso di Chruščëv*. Un aereo militare lo aveva prelevato dalla Crimea, dove passava regolarmente le vacanze, e portato a Mosca, per informarlo che da quel momento era stato deposto e mandato in pensione seduta stante. Dunque, senza il sostegno dei leader militari, Gorbačëv non avrebbe mai potuto avere successo con la sua politica di pace e disarmo. Pertanto, è giusto che si riconosca anche il loro ruolo.”; così Hans Modrow, ultimo leader di fatto della Germania Est.
Come vediamo, nella storia sovietica il ruolo dei militari fu sempre decisivo sul piano politico, cosa che peraltro avveniva anche in epoca zarista. E’ così tuttora, essendo il nuovo Stato russo in continuità con i suoi predecessori, almeno nei sui assetti di funzionamento. Non sono quindi irrazionali le teorie di quegli analisti e osservatori che vedono possibile un golpe ai danni di Putin (od una brusca pressione nei suoi confronti), qualora il leader del Kremlino dovesse spingersi troppo oltre.
*”Non resisterò. Ho fatto la cosa principale. Qualcuno si sarebbe mai sognato di dire a Stalin che era vecchio e che doveva andare in pensione? Nemmeno ci avremmo mai pensato di fare una cosa del genere. Ora è tutto diverso. La paura è sparita e possiamo parlare da pari a pari. Questo è il mio contributo. Non voglio nessuno scontro”; sembra che Chruščëv disse queste parole a Bréžnev, mentre questi lo stava deponendo. In un certa misura aveva ragione.
Zaporižžja e la svolta nucleare che non c’è

La centrale nucleare di Zaporižžja non è stata “bombardata”, almeno come lo stanno intendendo alcune fonti. Il blitz, che ha colpito solo un edificio amministrativo a centinaia di metri di distanza dai reattori, è servito ai russi per condizionare gli approvvigionamenti energetici del nemico (prassi strategica) e, forse, per evitare gesti sconsiderati di qualcuno se sconfitto e con le spalle al muro (secondo alcuni analisti occidentali le centrali nucleari ucraine sarebbero per questo più sicure in mano russa).
Benché la preoccupazione sia comprensibilissima, data la delicatezza dello scenario e l’enormità delle conseguenze possibili, alludere ad una “svolta” nucleare di Mosca, al superamento di soglie e tabù consolidati, alla “fine della storia”, non è solo disinformazione (propaganda “di guerra”?) ma è un atto irresponsabile per le ricadute che può avere sulla psiche delle persone in un momento così teso.
Perché fornire armi a Kiev non ci fa entrare in guerra contro i russi

Dagli anni ’40 ad oggi, l’Occidente e Mosca si sono confrontati diverse volte in maniera indiretta, fornendo l’uno armi agli avversari dell’altro. Gli esempi sono ben noti: Finlandia, Corea, Vietnam, Cambogia, Laos, Afghanistan (campagna occidentale e campagna sovietica), MO, ecc. Vi furono anche scontri diretti, ma non “ufficiali”.
Potenze nucleari si sono invece combattute più volte, in modo diretto. Si pensi alle guerre indiano-pakistane o a quella sino-sovietica tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. La Corea del Nord ha altresì compiuto veri e propri atti di guerra contro la Corea del Sud e il Giappone. In nessun caso si è tuttavia mai verificata un’escalation nucleare, nonostante le minacce (spesso gravi). E’ quindi sbagliato pensare che la fornitura di armi (traa l’atrlo leggere) a Kiev ci porrà automaticamente in guerra con la Russia. E’ una prassi consolidata, “ordinaria”, come lo sono le guerre “per procura”. E Putin lo sa bene, come sa di non poterci attaccare, pena la cancellazione del suo Paese.
Sarebbe opportuno che a parlare sui media di tematiche tanto delicate fossero esperti del settore. L’infodemia tossica ha già causato troppi danni, negli ultimi mesi.
Nobel per le atomiche?

Con un linguaggio colorito, il giornalista russo e premio Nobel per la Pace Dmitrij Muratov dice che le nazioni stanno rischiando la Terza Guerra Mondiale, che “qualcuno al Cremlino sarà tentato prima o poi di premere il bottone rosso” (ricordiamo che non esiste alcun “bottone rosso” e che la Russia prevede tre diverse e distinte chiavi di attivazione per il proprio arsenale termonucleare).
Muratov è sempre stato critico nei confronti di Putin (sebbene non gli sia mai stato torto un capello, a differenza di quanto successo a molti suoi colleghi e collaboratori, e continui a vivere in Russia), pertanto è assai probabile che questo “avvertimento” derivi da una reale e genuina preoccupazione. Ma non è da escludere si tratti di una forma di propaganda “indiretta” tramite una figura ritenuta indipendente e di indubbio prestigio (altra tecnica tipica della propaganda), per esercitare delle pressioni appunto usando lo spettro della mutua distruzione assicurata.
L’Ucraina e lo smemorato di Pontida

Matteo Salvini si lamenta dell’eccessiva dipendenza energetica dalla Russia e del disimpegno occidentale dall’Afghanistan, dall’Iraq, dal nord Africa e dall’Albania. Lo stesso Salvini che fino a ieri chiedeva il ritiro dell’Italia dai massimi consessi atlantici e occidentali (NATO, UE, Euro, ecc) e invocava maggiori e più stretti legami con Mosca. Il “Capitano” ha una mente in continua evoluzione, non c’è che dire.
Ecco perché la crisi ucraino-russa ci spaventa (forse più del dovuto)

L’aver vissuto l’esperienza drammaticamente eccezionale della pandemia (sindemia), esasperata da una narrazione irresponsabile, ci rende molto più vulnerabili ad una crisi come quella ucraino-russa.
Il carico simbolico millenaristico-apocalittico di una guerra (pur limitata) alle porte, con una grande potenza termonucleare nelle vesti di aggressore, tende cioè ad aumentare, a dilatarsi oltre la ragionevolezza. Si fa strada l’idea, più vicina alla suggestione che alla razionalità, di una consequenzialità catastrofica, come se le due vicende fossero legate.
Quel Gorbačëv (timidamente) prima di Putin: la cosante sovietico-russa
Il discorso di Michail Gorbačëv davanti al Soviet Supremo in occasione del 70esimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre (7 novembre 1987) deluse in parte i molti che, specialmente al di là della cortina, si aspettavano un altro 1956, l’emersione di linee dirompenti e straordinarie.
Forse proprio perché memore della sorte toccata a Chruščëv, Gorbačëv difese infatti le sue riforme ma restò ad esempio fermo nella critica a Trockij ed al trotskismo, esaltò il primato del partito mentre di Stalin denunciò, sì, i crimini*, ma ne elogiò i programmi economici, di riorganizzazione dello Stato e la sua condotta durante la II Guerra Mondiale.
In riferimento alla guerra, in particolare, difese il patto Molotov-Ribbentrop sostenendo che Francia e Gran Bretagna stavano “tramando” per spingere la Germania in guerra con l’URSS, “dimenticando” tuttavia la clausola che prevedeva la spartizione della Polonia e l’annessione delle repubbliche baltiche.
Come possiamo vedere, anche un leader riformista e democratico quale Gorbačëv non scampava al suggestioni della “sindrome di accerchiamento” (benché ne soffrisse molto meno di certi suoi predecessori e successori), né si faceva scrupolo di giustificarla con manomissioni storiche.
*Destò qualche polemica il fatto avesse parlato di “migliaia” e non di “milioni” di morti, al che il membro del Politburo e suo collaboratore Aleksandr Nikolaevič Jakovlev sbottò: “Perché la pensate così? Credete che se avesse detto milioni si sarebbe espresso in modo più sincero di quando invece ha parlato di migliaia? […] Conosco le voci che circolano in Occidente […] Ma io credo che molte di queste voci si trovino sulla coscienza di certa gente”
I russi, l’Occidente e i rischi delle sanzioni “ad personam”

Le restrizioni e i boicottaggi ai danni degli artisti, degli scienziati, degli sportivi russi e dei figli di loro milionari rientrano in una scelta d’ecezione* che è l’unica possibile per cercare di arginare l’espansinismo putiniano in Ucraina, tuttavia fanno emergere una serie di interrogativi importanti sia sul piano morale che su quello politico-strategico.
Nel primo caso vengono infatti colpiti singoli di fatto incolpevoli, spesso addirittura costretti ad una pubblica abiura come di fronte ad un tribunale della Santa Inquisizione, mentre nel secondo si rischia un autogoal a livello comunicativo e di immagine, che potrebbe rialzare le quotazioni di Putin e dare la stura ad un pericoloso “rally ‘round the flag’ effect” proprio adesso che il Kremlino è in difficoltà su ogni fronte e quindi vulnerabile.
*la questione del corso su Dostoevskij cancellato a Milano è invece ancora da chiarire