Renzi e il siluro che affonda i “figli di papà”. Un saggio di abilità comunicativa.

Teppisti-No-Expo-devastano-Milano-Foto-Ansa-Reuters-Ap-Afp-20Nel bollare come “figli di papà” i teppisti di Milano, Matteo Renzi non è, come suggerito dagli avversari (interni ed esterni), scivolato in una boutade né si è lasciato andare ad in giudizio frettoloso, ma, anzi, ha scelto e seguito un preciso, collaudato ed efficace indirizzo strategico-comunicativo.

Associando i violenti ad un’immagine respingente ma grottesca, appunto quella dei “figli di papà”, mantenuti dai genitori, il Premier li ha infatti colpiti nella loro dignità “rivoluzionaria”, spogliandoli, agli occhi dei cittadini, di ogni credibilità antagonistica. Una presa di posizione più severa, avrebbe al contrario comportato l’elevazione dei facinorosi al rango di nemici del sistema e dello status quo, da Renzi rappresentati.

Di nuovo, abbiamo alcuni elementi chiave del registro comunicativo della propaganda politica: la “proiezione”-”analogia“, l’ “etichettamento” e la “semplificazione”.

Expo e scontri: lasciamo la “rabbia” a chi ne ha davvero diritto.

Pochi minuti fa, in stazione, ho visto un materasso camminare. Ovviamente era trasportato da qualcuno, e quel qualcuno era un anziano, che questa notte dormirà su quel materasso, accanto ad un binario.
Sto sentendo da più parti parlare di “rabbia”, come motivazione o scusante per gli atti vandalici di oggi, a Milano.
Lasciamo la rabbia ai bambini delle fogne di Bucarest, lasciamo la rabbia a chi è costretto a mettere a repentaglio la propria vita a bordo di un barcone, lasciamo la rabbia ad una mia amica che oggi si trova a casa, dopo dieci anni trascorsi in un call center a distruggersi i timpani. Lasciamo la rabbia al vecchio della stazione, con un materasso come casa.
Lasciamola a loro, non ad un gruppo di studenti incappucciati che hanno pianificato la distruzione di un alimentari o di una ferramenta da Facebook, usando l’Iphone comprato loro dai genitori.

L’insegnamento di Lenin e gli errori di chi sfascia le vetrine. Quando la sinistra massimalista non conosce sé stessa-

manifestazioni expoQuando nel 1914 l’Impero Russo venne coinvolto nelle ostilità con la Germania guglielmina e l’Austria-Ungheria, Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin, definì l’evento come “il più grande regalo che Nicola II potesse farci”, sottintendendo che, in questo modo, la Russia sarebbe scivolata in una situazione di crisi irreversibile che avrebbe favorito il trionfo della rivoluzione comunista. Così fu.

Secondo Lenin, l’attacco allo “status quo” doveva infatti essere scientifico, sostenuto da condizioni favorevoli e seguire un percorso preciso ed obiettivi precisi.

Colpire vetrine, automobili ed esercizi commerciali, danneggiando persone comuni (lavoratori, pensionati, studenti, ecc) non è soltanto ributtante da un punto di vista etico ma è anche un catastrofico errore sotto il profilo strategico. Questo perché l’azione ”rivoluzionaria” si rivolgerà contro obiettivi (in realtà non-obiettivi) sbagliati e perché la comune indignazione suscitata da simili atti andrà ad avvantaggiare proprio gli Attori che si vogliono contestare e combattere.

Chi, all’interno della sinistra massimalista, si rende complice di tali scorrerie o le giustifica, dimostrerà così di non conoscere proprio le basi dell’ideologia in nome della quale dice di combattere.