L’infatuazione della sinistra italiana per un leader spagnolo, stavolta Pedro Sánchez, ha origini psicologiche, storiche e sociali profonde, tuttavia rischierà di tramutarsi, di nuovo, in una delusione.
Oltre alle sue contraddizioni e zone d’ombra, Sánchez è infatti anche un modello difficilmente raggiungibile per il “campo largo”, questo perché:
1) la Spagna ha una capacità di manovra maggiore dell’Italia rispetto agli USA ed alla NATO, non essendo stata liberata dagli Alleati (al contrario, Washington fu tra i massimi garanti fi Franco in funzione anti-comunista) e non avendo perso ufficialmente la Seconda Guerra Mondiale
2) la Spagna ha un peso geopolitico minore rispetto all’Italia, cosa che rende un suo smarcamento meno problematico
3) socialdemocratico, Sánchez è un europeista ed un sostenitore di Kyïv, come peraltro i suoi due principali alleati (PSC e, seppur in misura minore, SMR), mentre un segmento rilevante del “campo largo” è filo-russo (se non proprio legato a Putin in modo diretto) ed euroscettico
Un intreccio di fattori, insomma, in parte indipendenti dalla volontà del centro-sinistra italiano, ma in parte determinati da differenze radicali con il premier iberico e la sua compagine di governo.
