Sul “colpo di stato” italiano del 2011

Memorandum per chi, tra i supporters del Cavaliere, continua a bollare come “colpo di Stato” l’insediamento del Prof. Mario Monti a Palazzo Chigi, nel novembre 2011.

1: In Italia (come nella quasi totalità dei Paesi occidentali) il premier non viene eletto e confermato dal popolo bensì dal Parlamento, a maggioranza.

2: L’esecutivo guidato da Mario Monti ebbe, durante tutto il tempo della sua esperienza storica, la fiducia ed il sostegno del centro-destra, all’epoca maggioranza in entrambe le Camere.

Un piccolo “cadeau ” alla provocazione: o non c’è stato nessun golpe oppure, in caso contrario, Berlusconi ne è l’autore ed il protagonista. Delle due, l’una.

P.s: la nomina di Mario Monti fu caldeggiata anche dal leader del M5S, Giuseppe Piero Grillo.

Uso e abuso della Costituzione ai tempi di renziani e berlusconiani (e grillini).

Quando i padri costituenti (una comunità che spaziava dai marxisti ai monarchici con una netta prevalenza dei centristi moderati) decisero di dotare il nostro Paese di un sistema di tipo inossidabilmente parlamentare, il loro intento era quello di blindare la democrazia con una serie di dispositivi che bilanciassero gli equilibri tra i vari poter dello Stato e della politica. Ancora traumatizzata dall’ esperienza fascista e dal suo strascico bellico, l’Italia voleva intatti scongiurare il pericolo di rimanere imprigionata in un “cul de sac” come quello che aveva prodotto la dittatura tra il 1919 e il 1922.

Chi riferisce di supposte violazioni della democrazia, della libertà e della dignità dei cittadini a proposito della nomina del futuro premier senza il passaggio elettorale, dimostrerà pertanto una scarsa conoscenza della Costituzione “formale” e della storia del nostro percorso repubblicano; in Italia (come nella quasi totalità delle democrazie occidentali) il capo del governo è nominato infatti dal Presidente della Repubblica e il suo esecutivo sottoposto al voto delle Camere. Non esiste elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri o della massima carica da parte del popolo. Non esiste presidenzialismo come non esiste “premierato forte”, in nessuna delle loro declinazioni, variabili ed opzioni. (Giovanni Spadolini giunse nel 1981 a Palazzo Chigi sulla scia dell’improbabile 3% raccolto dal suo partito, il PRI, alle consultazioni del 1979, mentre il grande trionfatore dei referendum del 1993, Mario Segni, si vide poi scalzato da Carlo Azeglio Ciampi ). Improprio anche il riferimento all’attuale legge elettorale come ariete per scardinare la legittimità della nomina di Monti, Letta e Renzi, giacché il “Porcellum” “prevede l’obbligo per ciascuna forza politica di indicare il proprio capo. Egli tecnicamente non è candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, poiché spetta al Presidente della Repubblica la nomina a quell’incarico.”

Detto questo, non si potrà che evidenziare la capziosa contraddizione di un segmento della sinistra (in questo caso il comparto renziano) tradizionalmente accanita sostenitrice della centralità del cittadino-elettore e del “liquidismo” democratico e impegnata adesso in un duello con la logica e con il portato storico recente , dimenticando e volendo dimenticare come dal 1994 il premier abbia comunque goduto di un’investitura popolare “de facto” e con il placet di tutti, in qualità di leader della colazione uscita vincitrice dalle urne.

Per molto meno, altri sono stati messi all’indice ed alla pubblica ordalia come tiranni e sabotatori della libertà e delle garanzie costituzionali.

Il centro-destra e l’ “opposizione permantente”

L’impianto strategico ed autopromozionale del centro-destra italiano si fonda e snoda su una scelta di importanza decisiva ed irrinunciabile, sfuggita alla sosta analitica di buona parte degli osservatori ( politologi, massmediologi , sociologi della comunicazione, cronisti, ecc.). Si tratta della capacità che il segmento berlusconiano ha di porsi e proporsi come “permanent opposition ”, quando presiede il governo così come, più in generale, per quel che con concerne le ultime due decadi della vita politica nazionale (l’intera Seconda Repubblica) che hanno visto una preminenza temporale a Palazzo Chigi di FI-PdL ed alleati. In questo modo, il centro-destra riesce a “liberarsi” di “colpe” e responsabilità appartenenti e riconducibili alla propria gestione trasferendoli, nella percezione collettiva, ai suoi “competitors” (il centro-sinistra).

Il successo di questa operazione di “abiezione dislocata”, va ricondotto, innanzitutto, a due elementi: la potenza dell’arsenale mediatico (quindi persuasivo e propagandistico) berlsuconiano ed il portato storico recente-repubblicano, che ha visto la sinistra (nelle sua varie declinazioni e ramificazioni) ricoprire un ruolo senza dubbio più attivo ed assertivo rispetto ad una destra marginalizzata ed automarginalizzatasi che si sovrappone, nella cultura italiana, all’intero comparto moderato e conservatore.

Eversione e politici: una “partnership” pericolosa

L’ “endorsement” di Berlusconi, Meloni e Grillo nei confronti dei “Forconi” e delle loro iniziative ai margini della legalità, non deve stupire, disorientare né cogliere impreparati.

Al di là del duropurismo etico, politico e ideologico del loro rivestimento promozionale, infatti, micro-gruppi come quelli che stanno animando i sommovimenti forconiani (in questo caso collocabili e collocati nelle porzioni più estreme e radicali della destra nazionale) usufruiscono, da sempre, di sponsor istituzionali, partiti maggiori ai quali delegano la loro rappresentanza nelle assise locali e nazionali convogliando e trasferendo, “sottobanco”, voti e consensi al loro indirizzo. Non è del resto un caso che i “Forconi”, così come gli autotrasportatori, abbiano sempre agito quando a Palazzo Chigi non c’era il centro-destra berlsuconiano (2007, 2012, 2013).

La situazione si presenta tuttavia assolutamente eccezionale e inedita per le turbolente sacche di anarchismo che si stanno venendo a creare in tutto il Paese, e qualora dovesse sfuggire di mano, il pur micidiale arsenale di Cologno Monzese o l’istrionica abilità persausiva da palcoscenico portrebbero non essere più sufficienti

Attenti, i “Forconi”, all’ira dei mansueti.