La comunicazione irresponsabileEh, no, Francesca Fagnani non è Francesca Woodman (e neanche Oriana Fallaci)


Una parte del pubblico e dei commentatori italiani ha già dato per scontato che Teo Mammucari sia una primitivo “patriarca” trovatosi spiazzato dal carattere di una professionista come Francesca Fagnani, la quale è di conseguenza divenuta una sorta di icona femminista, paradigma plastico e vivido della donna, e della giornalista, che sa “mettere a posto” un “maschio” aggressivo e narcisista. 

Ai fautori e seguaci di questa equazione semplicistica, perché  frettolosa (non falsa “ipso facto”, ma neanche dimostrabile), andrebbe ricordato come la conduttrice non abbia invece battuto ciglio (anzi, abbia sorriso ed ammiccato) quando Elisabetta Canalis ha ammesso di aver malmenato, minacciato ed offeso più volte Christian Vieri ed altri  ex partner, e cosa sarebbe accaduto a parti invertite.

Per concludere, sarebbe interessante conoscere la posizione di costoro quando una sportiva si trova a dover sfidare un’iperandrogena, una transessuale od un’intersessuale, magari a rischio della vita.

Perché Oriana non aveva ragione

fallaci catreporter79Scienze e discipline di inaudita complessità, storia e geopolitica non possono, per questo, essere lasciate all’impulso emotivo ma necessitano di un approccio che sia il più possibile scientifico e razionale.

Senza dubbio notevole come cronista e fondamentale nel suo ruolo di “pioniera” per il genere femminile nell’informazione italiana, Fallaci mancò, tuttavia, della maturità necessaria per affrontare una tematica tanto delicata come il confronto-scontro tra Occidente e mondo arabo-musulmano, mai sopito e tornato con tutta la sua carica vitale dopo l’11 settembre 2001.

L’elaborazione fallaciana era, infatti, basata su un un postulato manicheo che espelleva ogni analisi delle colpe occidentali (colonialismo e neo-colonialismo) per concentrarsi in via esclusiva sull’azione-reazione del fondamentalismo di matrice islamico-radicale.

Così facendo, Fallaci operava, “de facto”, una suddivisione puerile dei contendenti nelle categorie dei “buoni” e dei “cattivi”, laddove i primi erano sempre e comunque gli occidentali, bushani e cristiani, e i secondi i loro oppositori con in testa l’Islam anche nelle sue declinazioni più liberali e rispettose dell’Altro, che la penna fiorentina negava procedendo così ad una semplificazione inaccettabile dell’intera religione-civiltà musulmana e dei processi geopolitici.

Per questo, Oriana non aveva ragione né avrebbe potuto avere ragione.

Oriana: le ombre di una “pasionaria”

Senza dubbio importante nel suo ruolo di apripista per le donne in un mondo, come quello del giornalismo, considerato prerogativa esclusiva dell’elemento maschile, Fallaci fu, tuttavia, una narratrice non affidabile ed inconcreta della storia e della realtá geopolitica. Troppo spesso scollata dal portato documentale, la giornalista fiorentina conferì alle sue analisi un’impronta emotiva e partigiana nonché una forma colloquilale lontane da ogni imperativo scientifico, elementi che segnano una distanza incolmabile tra i suoi lavori, la saggistica accademica e il “modus operandi” di ogni conoscitore del metodo d’indagine storiografico e della riflessione geopolitica più approfondita.

L’Oriana Furiosa,Tina Merlin e Teresina Bontempi

Dispiace dover constatare come molti amici di mentalità aperta e formazione liberale (non nell’accezione del termine consegnata dalla ed alla comune vulgata) (s)cadano nella trappola dell’esaltazione di Oriana Fallaci. Se infatti da un lato, nella prima parte della sua esperienza umana e professionale, Fallaci ha saputo rappresentare una figura importante del giornalismo italiano fungendo da apripista alle donne nel complesso e fino ad allora maschilissimo mondo dei reporter, dall’altro, nelle fasi finali della sua parabola esistenziale, è scivolata nella semplificazione e nella banalizzazione più isterica e volgare, ponendosi de facto alla testa di un ventralismo xenofobo e razzista infoiato ed eterodiretto dal dispositivo mediatico irregimentato post Siddle Commission. Chiunque abbia dimestichezza con la saggistica accademica in materia di scienze storiche, politiche e sociali, sa bene quanto argomenti dell’ importanza, della complessità e della consistenza di quelli proposti da Fallaci debbano passare attraverso il vaglio della metodologia scientifica, fuggendo da qualsiasi orpello-legaccio ideologico e tantomeno da incursioni improntate alla rozzezza retorico-argomentativa, nel caso della giornalista fiorentina più bassa e puerile. Io consiglierei di guardare a figure come quella di Tina Merlin, oppure, virando verso il fronte opposto, Teresina Bontempi.