I nuovi tempi della comunicazione

“Cialente(primo cittadino de L’Aquila ndr) apre la crisi su Facebook”, titola una testata on line aquilana. Giornalismo e politica stanno circadianamente mutando, per mezzo ed effetto della rete. La rivoluzione è della stessa portata di quella impressa, nel XIX secolo, dall’invenzione del telegrafo, dalla “penny press”,dai virtuosismi grafici di Joseph Pulizer e dal rigorismo scientifico di Walter Lippman. Nuove traiettorie comunicative irrompono nella grammatica e nella prassi mediatica, spaesando, sicuramente, chi è ancorato al consueto, ma tracciando nuovi orizzonti per l’interscambio cognitivo e culturale e, soprattutto, confezionando un nuovo abito per chi è chiamato a gestire la res publica.

Pensiamo ai “tweet” del nuovo presidente iraniano. Avremmo mai potuto immaginarlo, ai tempi di Khomeini?

Buon lavoro e buona fortuna,Dott. Cialente

Il primo cittadino aquilano, Dott. Massimo Cialente, ha “rinunciato” alla sua fascia tricolore, spedendola all’indirizzo del Quirinale, e ha disposto la rimozione della bandiera italiana dai pennoni del Comune (atto, a mio avviso, valicante il perimetro della legalità, oltreché del buongusto). “Noi qui stiamo letteralmente crepando”, è stato lo sfogo/motivazione di Cialente. Posso comprendere, Signor Sindaco, la difficoltà, estrema, che il Suo ruolo comporta, in special modo in una fase tanto critica per la nostra comunità, e per tale ragione Lei ha sempre potuto contare sul mio personalissimo appoggio e sostegno, in questi anni di dura, durissima lotta contro tutti e contro tutto. Questa sua ultima sortita, però, mi ha negativamente scosso e negativamente impressionato, e non posso, di conseguenza, fare a meno di ricordarLE quando nella famosa “biciclettata” di 1 anno fa Lei diceva e prometteva: “ci risaremo tutti, si ricamminerà sotto i portici, la città sarà molto più ricca, saremo arrivati ad 85 mila abitanti, ci sono 5 miliardi da spendere, prendo in mano tutto io”. Ora Lei dice che i soldi non ci sono. Anzi, ci sono, ci sarebbero, ma sono bloccati dalla nostra elefantiaca burocrazia. Ma è possibile se ne sia accorto solo ora? Possibile che un uomo intelligente, capace e, soprattutto, esperto della pubblica gestione come Lei, non fosse a parte di certe lacune e falle del nostro ingranaggio amministrativo? Perché, allora, tutte quelle promesse? Leggerezza? Eccesso di ottimismo? O cos’altro? Rimetta quella bandiera al suo posto, Signor Sindaco; non si arroghi diritti e prerogative che non Le competono. In un certo senso, Lei rappresenta anche me (aquilano emigrato) e rappresenta ancora quelle 309 persone. Buon lavoro e buona fortuna.