30 anni nel braccio della morte: innocente. Quel garantismo Star&Stripes che esiste soltanto il “Law And Order”

Eccezionale comunicatore ed ancor più abile lettore e conoscitore dei meccanismi alla base del consenso (valutazione che andrà a posizionarsi al di là del giudizio politico e morale), Benito Mussolini aveva intuito la straordinaria capacità di contaminazione dei media di massa e, in special modo, del cinema, ancor prima che questi si esprimessero in tutta la virulenza del loro potenziale.

E’ notizia di queste ore il rilascio di un detenuto di colore, il 64enne Glenn Ford, dopo 30 anni passati nel braccio della morte in una prigione federale della Louisiana. Si tratta di uno dei tanti, tantissimi errori che affliggono ed ammorbano la giustizia Stars&Stripes (ogni anno sono 2mila gli innocenti arrestati a fronte di 15-20mila omicidi commessi) , purtuttavia il sistema giudiziario d’oltreoceano continua ad essere ammantato da un’ aura di impeccabilità garantistica che, in realtà, è ben lontano dal possedere e che trova ancoraggio, spiegazione, espressione e promozione soltanto nella finzione cinematografia (secondo una ricerca del National Registry of Exonerations, la maggior parte di queste condanne sono arrivate a causa di false prove nel 51% dei casi, per identificazioni sbagliate da parte dei testimoni oculari nel 43% o per degli errori commessi dagli inquirenti nel rimanente 24%).

L’analisi è e sarà sovrapponibile anche ad altri ambiti e contesti, come, ad esempio, il giornalismo, all’ombra della Statua della Libertà molto meno intraprendente e molto più ammanettato alle logiche del marketing e della politica di quanto attori e cineasti vorrebbero far pensare. Concausa di queste “misperceptions” è il contributo dell’elemento ideologico, che altera ed inquina la lettura della realtà americana in chi è ancora influenzato da un portato dottrinale di tipo guerrafreddista, quando gli USA erano visti e percepiti come un baluardo democratico da opporre al totalitarismo sovietico.

M5S, istantanea di una debacle. O la (non) democrazia del frigorifero.

Il clamoroso rovescio subito dal Movimento 5 Stelle alle recenti Amministrative (2/3 dei voti andati perduti) si può comprendere soltanto esaminando l’istologia dell’ elettorato ed operando una distinzione tra il voto “tradizionale” e quello di “protesta”. Se il primo può essere infatti un voto molto spesso di abitudine, lasseferista, distratto, stanco (scelgo la lista X perché è uso nella mia famiglia, perché nella mia zona vincono sempre loro, ecc), il voto di “protesta”, liquidista, qualunquista o demagogico che sia, è sempre un voto di costruzione, di “pretesa”, di attesa, un voto “per”. L’elettore vuole, esige, che la sua scelta segni un “point break”, un giro di boa. In parole povere, si aspetta cambi qualcosa, e che cambi presto, con ritmo circadiano. Esattamente ciò che voleva e pensava chi a febbraio marcò con la crocetta il simbolo con le cinque stelle. Beppe Grillo avrebbe potuto imprimere a questo Paese la più grande svolta rivoluzionaria dal 1992-1994, tramite un governo di scopo e a “tempo” con il centro-sinistra; questo perché, brandendo il ruolo di ago della bilancia (il cartello bersaniano era sotto al Senato) aveva l’occasione di sedersi a capo tavola, negoziando ed ottenendo tutte quelle riforme ed istanze contenute nel programma elettorale del Movimento, tra le quali, cosa non da poco, l’ineleggibilità di Berlusconi. Ha invece preferito rinchiudersi in una torre d’avorio, in splendida ed urlata solitudine, bollando gli interlocutori come “stalkers politici”, alternando molotoviani “niet” ai più familiari “vaffanculo” all’indirizzo di chiunque imbastisse e presentasse ipotesi di convergenza. Nei 4 mesi di permanenza in Parlamento, il gruppo pentastellato si è segnalato per le liti e le polemiche sulla diaria, sui rimborsi, sugli scontrini e per un ddl, l’unico e tra l’altro ad personam, sull’abolizione del reato di vilipendio al Capo dello Stato (una ventina di attivisti grillini sono sotto inchiesta per aver offeso Napolitano sul blog). Un po’ poco, per il nuovo Terzo Stato della politica italiana. Nei sistemi democratici, il governo del Paese, e quindi la sua opera di cambiamento, è impossibile senza alleanze (salvo nelle realtà a bipolarismo rigido) ed attestare la propria linea di galleggiamento sull’esposizione delle debolezze e contraddizioni altrui, reali o presunte che siano, alla lunga stanca, e senza tema di smentita non serve alla comunità. Voti in frigorifero, per l’appunto, come quelli di Covelli, come quelli del MSI ante-dicembre 1993. до свидания. Dasvidania.