Il delitto di Terni – Due incognite a confronto.

raggiLa vicenda del giovane David Raggi non dovrà trasformarsi in un ariete di sfondamento per il razzismo di matrice xenofoba (fattore già eccessivamente perturbante la convivenza nel nostro Paese) ma nemmeno dovrà essere risucchiata nei termini, semplificatori, dell’inclusione e dell’accoglienza “senza se e senza ma”.

Due elementi di rischio, il pregiudizio e la mancanza di un pragmatismo razionale sul fenomeno immigrazione dal Mediterraneo, differenti nella loro impostazione e sistemazione ideologica ma dagli effetti ugualmente devastanti.

“Siamo invasi!”-Miti e leggende sugli immigrati e l’immigrazione

Contestualmente alla nascita ed alla progressiva affermazione, in Italia, di un saldo migratorio positivo, ha visto la luce e si è sviluppato un sentimento di sospetto e rabbia verso gli immigrati, irrobustito da una narrazione mediatica non sempre fedele al fatto ma più attenta all’ “infiotainment” (informazione spettacolo) ed agli interessi, politici, dell’editore.

I cardini di questo sentimento di avversione e ostilità, aumentato con e dopo l’esplosione della crisi economico-sociale, sono l’idea che i migranti rappresentino un numero eccessivo, siano dediti alla violenza o a condotte di tipo parassitario, vogliano sottomettere la nostra cultura e, ancora, “rubino” il lavoro agli italiani.

Si tratta, ad ogni modo, di elementi privi di un riscontro statistico e documentale, frutto , essenzialmente, della disabitudine italiana all’immigrazione (il nostro è sempre stato un Paese di emigrazione) e, come accennato, del malessere sociale dovuto alla severità della congiuntura economica e che trova, nell’altro”, una valvola di sfogo ideale.

Ma andiamo ad esaminarli, punto per punto.

Gli immigrati sono troppi. E’ in atto un’invasione
FALSO

Se con 4,8 milioni di stranieri ( 5.011.000 , secondo le utlime stime), l’Italia si colloca al terzo posto in Europa, dopo Germania (7,4 milioni) e Spagna (5,6 milioni) , è pur vero che, su una popolazione di 60,8 milioni di abitanti, essi non rappresentano che il 7,4% del totale, Una cifra tropo esigua, per poter parlare di “invasione”.

Gli immigrati sono parassiti. Li dobbiamo mantenere noi.
FALSO

Secondo Confindutria, il 12% del Pil italiano (1,7 miliardi di euro) arriva dal lavoro degli immigrati. Da notare, inoltre, come gli italiani in possesso di laurea siano il 12,5% contro il quasi identico 10,2% degli stranieri .

Gli immigrati sono musulmani che voglio distruggere la nostra cultura
FALSO

Su circa 5 milioni di stranieri, i musulmani sono 1.505.000 , mentre ben 2.465.000 i cristiani. Il segmento restante è frazionato in Atei (196.000) , Induisti (120.000), Buddisti (89.000) , Animisti (46.000), Ebrei (7.000), altre fedi (144.000).

Gli immigrati sono tutti dediti al crimine
PARZIALMENTE FALSO

Se i reati commessi dai clandestini (persone spesso fuggite da situazioni di miseria e disagio causate, anche, dalle politiche occidentali) costituiscono una cifra senza dubbio rilevante, i reati commessi da immigrati regolari rappresentano soltanto il 6% del totale ( ISTAT).

Gli immigrati ci rubano il lavoro
FALSO

Gli immigrati sono addetti alle mansioni meno qualificate, meno retribuite e più usuranti, nei campi, nei cantieri , molto spesso in nero e senza coperture previdenziali. il lavoro manuale non qualificato costituisce la forma principale di inquadramento professionale della forza lavoro straniera, assorbendo il 36,2% dei lavoratori.

L’Italia ha una capacità ricettiva limitata e limitante (non può accogliere tutti e sempre), ad ogni modo, il pregiudizio razzista è una zavorra per il pensiero critico e razionale che dovrà essere abbandonata, nel nostro interesse come in quello degli stranieri.

Oggi ricorre l’anniversario del disastro di Marcinelle. Ricordiamoci delle nostre radici cristiane, e ricordiamoci di quando ad avere fame, e fame sul serio, eravamo noi.

Quei panni di Nando Mericoni mai abbandonati dalla sinistra nazionale.

Non conta più la pena di morte (abolita dall’Italia sabauda due secoli fa) mediante camera a gas, fucilazione, iniezione letale od impiccagione. Non conta più la sanità privatizzata, che non concede le cure antitumorali a coloro i quali non siano in grado di permetterselo economicamente. Non conta più la spaccatura tra un sistema scolastico privato, degno di ogni eccellenza, ed uno pubblico lasciato preda dell’abbandono e del degrado, con i metal detector e i cani antidroga a tenere a bada la disperazione di ragazzi con le scarpe sfondate. Non conta più l’orrido abominio giuridico del “third strike”, che rinchiude un cittadino a vita in una gabbia e senza possibilità di uscire sulla parola, magari per aver rubato una penna, una gomma e poi una matita. Non contano più le stragi in scuole ed uffici e la vendita libera di fucili mitragliatori a minorenni e psicolabili. Non contano più le esecuzioni di minorenni e portatori di handicap. Non contano più i casi di bambini tratti in arresto e ammanettati all’interno dei loro asili per aver fatto un capriccio di troppo. Non contano più il maggior indice mondiale di obesità e la mancanza assoluta di una giurisprudenza che tuteli la salute alimentare dagli interessi delle multinazionali. Non conta più lo scempio degli ecosistemi pepretrato impunemente delle grandi corporations. Non contano più i ghetti, con le minoranze rinchiuse e spogliate di ogni prerogativa civile, il razzismo, il KKK e le migliaia di condannati, senza prove, sulla base di una sola colpa: avere la pelle scura. Non contano più le menzogne per aggredire popoli e paesi, Guantanamo, i reticolati e le muraglie per respingere i migranti, Abu Ghraib e la boccetta delle lenti a contatto portata in sede ONU per provare che qualcuno aveva ciò che non aveva. Non contano più il Napalm, la Cambogia, Granada, il Cile o Lumumba. Non conta più la privacy violata e la stampa asservita. Non conta più il Cermis. Non conta più Chico Foti. Un democratico del quale si sa soltanto che è italo-americano e che ha una moglie afro-americana diventa sindaco di New York e tanto basta, alla sinistra italiana, per edificare un templio di lodi ed agiografie internetico-mediatiche in onore di un nuovo “eroe” e del suo sistema. “Ah! Se solo avessimo uno così in Italia!”; ecco il nuovo-vecchio refrain che torna a violentare il buonsenso, il biglietto da visita di un segmento politico imprigionato in un inguaribile e caciocavallesco provincialismo esterofilo e nei postumi della sciagurata sbornia del protointernazionalismo marxiano. Cronometriamo la durata di questa nuova infatuazione, presto destinata a scontrarsi con la severa realtà, come avvenne con quel Zapatero che cannoneggiava i migranti o con quell’Hollande che voleva brutalizzare la Siria e il Mali.

“Ius Soli”

Lo Ius Soli ha dalla sua parte la Storia, intesa non già come scienza statica ma come portato di un meccanismo dinamico e di un’attitudine a fondamento della comunità umana stato e, successivamente, nazione. Per questo, anche per questo, si allo Ius Soli. Illogico ed amorale negare la cittadinanza ad un individuo che nasce in Italia, che in Italia studia e che magari parla uno dei nostri dialetti