Perché il vero orrore è il diario di Höss e non il “Mein Kampf”

rudolf

Benché il “Mein Kampf” di Adolf Hitler e il “Mito del XX Secolo” di Alfred Rosenberg siano i manifesti della dottrina nazionalsocialista, è “Comandante ad Auschwitz”, di Rudolf Höss*, a concentrare ed esprimere in modo nitido ed inequivocabile l’anima ideologia, sociale e culturale della croce uncinata e del suo periodo storico.

Secondo Primo Levi, Höss non “era fatto di una sostanza diversa da quella di un borghese di qualsiasi altro Paese”, un personaggio che, se nato e cresciuto in una fase storica diversa, “sarebbe diventato un grigio funzionario qualunque, ligio alla disciplina ed amante dell’ordine; tutt’al più un carrierista con ambizioni moderate”. Un uomo “comune”, quindi, un “travet” ben lontano dalla leggenda nera e pericolosamente affascinante di un Mengele, privo dei tratti “satanici” di un Himmler o dell’ambiguo intellettualismo di uno Speer, e perciò ancor più letale e pericoloso.

Egli è un automa, un esecutore, fedele all’autorità e all’ideologia che lo ha strappato alle umiliazioni weimariane, sprovvisto di una ratio umana. Nelle pagine del suo diario, il campo diventa una sorta di fabbrica e i morti il prodotto finale. Non un’emozione, non un cedimento vengono consegnati dalla penna di Höss, nemmeno odio per i nemici o gli internati.

Ancora, dopo aver sperimentato con successo l’impiego del famigerato Cyclon B, il veleno usato contro i topi e le cimici (soluzione concepita per risparmiare ai soldati lo stress delle esecuzioni), Höss dirà di aver provato “un grande conforto”. Il grande conforto per aver trovato la soluzione migliore per assassinare milioni di innocenti. Come scrisse sempre Primo Levi, a quel punto “la sua massima aspirazione è raggiunta, la sua professionalità è dimostrata, e lui il miglior tecnico della strage”.

Per questo motivo, ben più delle opere hitleriane o rosenbergiane, intrise di rutilanti e sconnesse percussioni ideologiche, è il documento di Höss, questa sorta di libro mastro dell’orrore, a condensare e spiegare il grande male de XX secolo.

 

*arrestato dopo la fine della guerra, Höss venne processato dalle autorità polacche ed impiccato nel suo stesso campo nel 1947. La medesima sorte toccò un anno prima ad Amon Göth, ex comandante del campo di Kraków-Płaszów.

 

Lo Stato ero io, lo Stato sono io. Il partito ero io, il partito sono io. Eziologia di un equivoco e fenomenologia di una tirannide.

Da “Il Giornale“:

“Alfano tradisce”

“Alfano pugnala il Cavaliere”

“Al-fini il traditore”

«Gianfranco da salvatore della patria a traditore»

Come vediamo, c’è sempre una linea di continuità da parte del maggiore organo di stampa del Gruppo Berlusconi nell’ etichettare e definire il dissenso e i dissenzienti. La destra italiana (o meglio, la sua porzione maggioritaria e più esposta), si dimostra, ancora una volta e per l’ennesima volta, incommensurabilmente distante dal solco della condivisione democratica e della dialettica liberale. La collegialità viene espulsa dal sistema normativo dell’elemento destrorso-berlusconiano (ne ha mai fatto parte?) per lasciare il posto a traiettorie semantiche e retoriche rozze e volgari, cristallizzate al muscolarismo ventrale di stampo fascista. Il capo e i suoi cultori e sacerdoti sono e diventano così gli unici e i soli dispensatori di verità e legittimità politica e ideologica, costi quel che costi, esattamente come avvenne in quel 18 settembre 1943, quando le Camicie Nere voltarono le spalle alla nazione e a chi la rappresentava, legittimamente ed in modo “super partes” ( Vittorio Emanuele III e il Maresciallo Pietro Badoglio) per dar vita ad un segmento secessionista, abusivo ed arbitrario, altro ed antitetico rispetto allo Stato unitario e a chi lo aveva reso tale.