Appunti di comunicazione – “Se vuoi, puoi!”: non esattamente


Se da bambino il soggetto X non sarà stato incoraggiato, dalla famiglia o dai caregiver, nei suoi “tentativi di padronanza” (fare da solo), svilupperà bisogno di approvazione, ansia, diminuirà la sua percezione interna di competenza (da qui l’ “evitamento” della prova). Questo porta, in senso più ampio, alla cosiddetta “visione entitaria/statica”*: “ho paura di fallire”, “non sono abbastanza bravo”, “se faccio un grande sforzo e poi fallisco nel compito, dimostrerò di non essere capace, quindi meglio dire che non sono riuscito perché non mi sono nemmeno impegnato, non ho nemmeno provato”, ecc. Ad una valutazione fatta sulla persona, per cui se la prova andrà male, X darà solo la colpa a sé stesso (Dweck) e sarà incentrato sui “obiettivi di prestazione” e non di “padronanza”. Ancora, tutto questo potrà sfociare nella cosiddetta “impotenza appresa”; resa completa, in partenza, talvolta alla base di gravi stati depressivi (Seligman).
La motivazione e le sue dinamiche, è bene ricordarlo, fanno capo anche a fattori di tipo biologico.
Il vulnus negli approcci di molti motivatori, mental coach, ecc, è proprio non tener conto (non conoscere?) del potenziale substrato che può “bloccare” un individuo. Non basta, insomma, dire “devi provarci” o “devi credere in te stesso”, ma bisogna agite sulla cause della crisi intesa come stasi, come paura.
*l’opposto è la visione “incrementale” (obiettivi di padronanza”

Appunti di comunicazione – Non solo Giulia Cecchettin: perché può essere sbagliato colpevolizzare le “crocerossine” (e le loro famiglie)



Il Sistema Motivazionale Interpersonale (SMI) dell’ “accudimento”, reciproco a quello dell’ “attaccamento”, si attiva quando abbiamo di fronte un soggetto che percepiamo come più fragile, in difficoltà, bisognoso di aiuto. Se impossibilitati ad assisterlo, proveremo ansia, tenerezza protettiva e senso di colpa, emozioni che giocano un ruolo intermedio tra la presa d’atto della situazione e il comportamento per raggiungere l’obiettivo, nel caso di specie il soccorso*.

Non si tratta, è bene evidenziarlo, di teorizzazioni e ipotesi astratte, bensì di meccanismi psicobiologici facenti capo al sistema limbico (amigdala e giro del cingolo).

Appellarsi alle ragazze affinché non facciano da “crocerossine” a individui problematici e narcisisti**, è quindi un approccio scorretto, superficiale e sostanzialmente privo di utilità, com’è sbagliato colpevolizzare le famiglie delle vittime (anch’esse inconsapevoli di certe dinamiche complesse), imputando loro disattenzioni e mancanze di iniziativa. Le istituzioni dovrebbero invece, tramite la scuola, “educare” i giovani a riconoscere certi segnali di allarme nell’altro e, nel caso, a chiedere aiuto.

*Bowlby-Liotti

**la cosa riguarda anche gli uomini, dato che anche loro possono diventare vittime di relazioni “tossiche” e pericolose

Il tifo ideologico e i pericoli della scienza “democratica”

(Di CatReporter79)

Anni fa, parlando di terremoti, un chimico mio conoscente accreditò la tesi, inammissibile, del “fracking”. Un atteggiamento a prima vista paradossale per un uomo di scienza (e persona equilibrata) come lui, trovava in realtà spiegazione nel fatto che da qualche tempo si fosse avvicinato ad un partito che propugnava tesi e verità alternative a quelle ufficiali, anche in ambito sismico.

Come molto spesso accade, l’elemento ideologico e politico aveva sopraffatto quello razionale.

Quando la politica si appropria di tematiche come quelle attinenti alla scienza, le strappa dal loro alveo naturale, appunto la ratio e la logica, proiettandole nel marasma dell’emotività partigiana. Così, se ad esempio X sarà favorevole ai vaccini ma il suo partito/schieramento sarà contrario, X potrebbe rivedere o modificare la sua posizione a riguardo. Questo avverrà anche nel caso in cui un partito/schieramento sgradito ad X sarà favorevole alle vaccinazioni. Per reazione, X potrebbe cambiare idea e sposare la causa No Vax.

Come detto, relativizzare e strumentalizzare la scienza significa svuotarla del suo significato e della sua importanza, con un danno dalle conseguenze imprevedibili per l’intera comunità (immaginiamo quale effetto certe tesi potrebbero avere su menti meno evolute rispetto a quella del chimico di cui sopra) . Nell’interesse del cittadino, il politico dovrà pertanto recuperare quel senso di responsabilità civile oggi compresso e marginalizzato dal mero calcolo elettoralistico, smettendo di essere un “follower” (to follow, inseguire) per tonare ad essere un “leader” (to lead, guidare).