Il no all’indipendenza di Edimburgo: un trauma nel trauma per la Lega Nord.

La debacle dei separatisti nel referendum scozzese rappresenta un trauma culturale, ancor prima che politico, specialmente per la Lega Nord italiana e la galassia di gruppi e micro-gruppi che animano l’universo antiunitario del nostro Settentrione.

Affamati di simbologie e miti da inserire in un pantheon vuoto, i leghisti italiani avevano infatti adottato come loro punto di riferimento, ideale ed assoluto, gli scozzesi; il mito di Sir William Wallace , la loro origine celtica, la collocazione geografica nel Nord Europa, il passato di eroici guerrieri contro la dominazione inglese, l’equivoco che li vuole tuttora legati a tradizionalismi rurali arcaici tra boschi e montagne, avevano fatto dei connazionali di Sean Connery un richiamo immaginifico irresistibile, eccitando un identitarismo machista e primitivo che ha da sempre ammaliato e contraddistinto il Carroccio ed i suoi emuli.

Il fatto, dunque, che proprio loro abbiano preferito alla mitologica “Europa dei popoli” quella di Strasburgo, all’indipendenza la coabitazione con gli ex invasori, alla tradizione una confederazione multietnica che permette agli omosessuali matrimonio e adozione, è per i “celti “ di casa nostra uno shock collettivo dal quale sarà difficile riprendersi

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Referendum.Le insidie dell’indipendenza e il monito di David Cameron.

Rivolgendosi agli elettori scozzesi, il Primo Ministro britannico David Cameron ha chiesto di votare contro l’indipendenza di Edimburgo perché , ha aggiunto, «non ci sarà modo di tornare indietro».

La frase non è, come potrebbe sembrare, il colpo di coda di una retorica unitaria timorosa delle debacle, ma un messaggio, sottile, che l’inquilino di Downing Street ha voluto lanciare alle spinte centrifughe che minacciano di modificare la fisionomia del Regno Unito quale è oggi.

L’indipendentismo, europeo e occidentale, tende, infatti, a dare per scontati l’attuale status quo basato sulla democrazia e il rispetto della legalità internazionale e la sua prosperità economica (pur non mancando i periodi di crisi), considerandoli come acquisizioni naturali, quindi immutabili.

Non è così, e l’ombrello di Londra, Roma, Madrid, Berlino, ecc, potrebbe, un giorno, venire rimpianto.