Perché gli USA stanno perdendo il loro continente. Da Castro a Morales passando per Bolivar.

“Supponiamo che invadessimo Cuba e vincessimo. Non possiamo continuare a far così per sempre. La cosa che mi fa star male su Cuba è l’assunto che le armi possano farci qualcosa. Niente può essere fatto riguardo a Cuba. L’abbiamo persa ben prima della rivoluzione. L’Occidente ha creato più Cuba di quante ne possa gestire”; queste, le parole sulla CMC* del reverendo afroamericano James Badlwin, tra i più celebri ed apprezzati intellettuali statunitensi del XX secolo.

Figura di cultura e formazione progressista, Baldwin voleva in questo modo segnalare una correlazione tra l’atteggiamento tenuto dal suo Paese nell’isola caraibica e la rivoluzione del 1959 (“l’Occidente ha creato più Cuba di quante ne possa gestire”), messa in atto da un movimento all’inizio non comunista ma identitario e patriottico, nato in risposta alle politiche neocoloniali tenute fino a quel momento da Washington.

Proprio come il fenomeno castrista, anche l’attuale esplosione del neo-bolivarismo nel resto dell’America cosiddetta latina (Mujica, Morales, Chavez, Madurio, Lula, ecc) trae origine da una reazione, identitaria, all’invasività occidentale e statunitense nel continente; a indebolire ancora di più l’immagine di Washington nella zona, l’appoggio, durante gli anni della Guerra Fredda, alle dittature militari e reazionarie, che impedisce agli Stati Uniti ed al movimento d’opinione ad essi vicino l’utilizzo di quella mitologia democratica e di quella carta del debito morale al contrario tanto spendibili ed efficaci nel Vecchio Continente ( gli USA hanno hanno contribuito direttamente alla liberazione dell’Europa occidentale dal nazifascismo e, indirettamente, alla liberazione di quella orientale dal comunismo, rappresentando il maggiore rivale dell’URSS e il leader del modello uscito vincente dalla Guerra Fredda).

A fare il resto, la memoria dell’olocausto dei nativi, strumento di propaganda di eccezionale importanza e potenza, trasversalmente accettato e condiviso.

Una situazione dunque non facile e non facilmente reversibile e risolvibile, che pone Washington nella stessa posizione, respingente, della Russia nell’Europa orientale.

*Crisi dei missili di Cuba

*Baldwin, è bene ricordarlo, non fu il solo intellettuale statunitense a denunciare l’imperialismo del suo Paese a Cuba, collegandolo alla rivoluzione castrista.

Il 4 Novembre e le contraddizioni dell’antimilitarismo italiano. Un ricordo dal passato (recente): i carri armati “olimpici” e l’orgoglio per il nucleare sovietico

Leggo ed ascolto, come ogni anno, polemiche, anche feroci, sulla Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, posizioni che rispetto, pur non condividendole.

Non posso, tuttavia, fare a meno di notare e ricordare come molti di questi antimilatristi battessero le mani davanti alle sfilate dell’esercito Sovietico in Piazza Rossa, con in testa gli ICBM a testata termonucleare multipla, od alle inziative imeprialiste degli eserciti comunisti (Cuba, Vietnam, URSS e RPC ) nei vari scacchieri internazionali.

L’internazionalismo marxiano è un principio lodevole, ma va conosciuto bene.

Una stretta di mano non cambierà il mondo

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Di forte impatto emotivo, mediatico ed immaginifico, la stretta di mano tra Barack Obama e Raoul Castro in occasione dei funerali del Presidente Mandela è da considerarsi e da archiviarsi come una semplice formalità diplomatica che non sposta, non modifica e non altera gli equilibri tra i due Paesi, cristallizzati al 1962 e protetti da un immobilismo a vocazione trasversale. Soltanto l’amministrazione Carter provò a mettere sul campo il progetto, concreto, di un’ apertura a Cuba che prevedesse anche la fine dell’embargo (l’idea trovava il sostegno delle grandi corporations alimentari del Sud, desiderose di riagganciare il mercato dell’isola caraibica), ma l’intraprendenza castrista in Somalia , il caso della (presunta) brigata sovietica (2 mila o 3 mila uomini) di stanza a Cuba (si sarebbe trattato di una violazione degli accordi Kennedy-Chruščëv del 1962) ed altri incidenti ed incomprensioni, fecero arenare il progetto