Silvio Berlsuconi e il “niet” di Strasburgo. A cosa serve l’ennesimo “coup de théâtre”

Benché consapevole dell’impossibilità di presentare la sua candidatura alle imminenti elezioni europee, Berlusconi ha tuttavia deciso di annunciarla pubblicamente (e su tutto il territorio nazionale) così da poter, ancora una volta, mettere in moto la macchina del vittimismo allorquando Strasburgo avesse posto il suo legittimo, prevedibile ed inevitabile divieto. In questo modo, l’ ex Cavaliere mira ad ottenere un duplice risultato, cercando di screditare chi gli ha “impedito” una prima volta di candidarsi (la magistratura italiana) e chi glielo ha “impedito” una seconda (l’UE), cavalcando, nell’ultimo caso, la poderosa ondata di antieuropeismo populistico che sta caratterizzando l’attuale momento storico.

La stessa cosa si potrà affermare a proposito dell’autosospensione dalla Federazione dei cavalieri del lavoro. L’ex Premier sa che il titolo gli sarebbe stato revocato a causa della condanna ed allora cerca di calare l’asso del gesto sprezzantemente nobile e dignitoso.

Berlusconi e la “via giudiziaria” della persuasione. Dalle Crociate a Sallusti: anatomia della-di una “menzogna”

Individuo esecrabile sotto il profilo morale e criminale seriale, Joseph Goebbels era e si dimostrò tuttavia un abilissimo comunicatore, tra i primi ad intuire l’importanza della reiterazione e della sloganizzazione della menzogna nell’impianto propagandistico moderno (le prime forme di propaganda organizzata si hanno già in epoca romana, con gli “Acta Diurna” , e il ricorso alla falsificazione conobbe già un’efficacissima diffusione ai tempi delle Crociate, per iniziativa della Chiesa). Se ripetuta, la menzogna tende infatti a sedimentarsi nei tessuti cognitivi, culturali ed emotivi più profondi del bersaglio, fino ad impregnarli ed orientarli.

Dalla condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi, stiamo assistendo alla riproposizione di un refrain, martellante ed uniformante, che vorrebbe l’ex Premier eliminato per “via giudiziaria” e non per via politica, in modo quindi anticonvenzionale e illiberale. Molti esponenti della stessa sinistra si dolgono e rammaricano di quella che , anche ai loro occhi, appare quasi come una sorta di scorciatoia, come se la magistratura italiana fosse in realtà un “gavroche” che ha scippato la democrazia di uno dei suoi fondamenti e non un organismo autonomo che agisce in base ai principi del diritto e dell’equità.

Ecco l’ingresso della “menzogna” nei meccanismi della persuasione, di una menzogna sloganizzata e reiterata, appunto, fino a farsi “verità”. La decisione da parte delle camere di far decadere il Cavaliere, rientra infatti in quella che è la nostra intelaiatura giuridica e normativa; nessun abuso, nessun scorciatoia, nessuna soluzione punitiva “ad personam”, come in tanti altri casi, come per tanti altri casi.

Berlusconi, i brogli e la costruzione del dissenso

L’osservatore meno attento oppure meno equipaggiato sul piano della conoscenza delle macro-dinamiche propagandistiche, tende a liquidare con un’alzata di spalle (se non proprio ad ignorare) le accuse di brogli che, puntualmente, Berlusconi agita e brandisce al termine di ogni competizione elettorale che lo vede sconfitto, nello scenario locale come in quello nazionale, e indipendentemente dalle dimensioni del rovescio.

Si tratta però di un errore, l’ennesimo, di valutazione e sottovalutazione di quell’impianto della persuasione che da 20 anni consegna all’ex Premier il consenso della porzione maggioritaria dell’elettorato.

Il Cavaliere fa in questo caso ricorso ad un esempio di “propaganda nera” ( ovvero totalmente falsa e per questo difficilmente destrutturabile o smentibile), generalmente “grassroots” (diretta al segmento meno evoluto e quindi più suggestionabile della comunità elettorale, il “grass”) alla quale si allacciano altre varianti tattiche come l’associazione all’accusa di vecchi argomenti ed avvenimenti (ad esempio il caso dei brogli, certi a livello fattuale ed incerti a livello dimensionale, del 1946). Scopo di questa coordinata strategica è la sedimentazione nell’elettore di centro-destra, o comunque non di sinistra, di un’insofferenza, ulteriore e martellante, verso l’operato degli amministratori di sinistra usciti vittoriosi dalle sfida delle urne. Ecco allora che farà il suo ingresso un’altra punta di lancia della retorica promozionale, ovvero lo “slogan” (incapsulato nella protesta di aver occupato tutte le più alte cariche pubbliche ) e la sua “ripetizione” (la ridondanza del messaggio che conferisce allo stesso un maggiore credibilità).