Le foibe e gli equivoci del fanatismo

(Di CatReporter79)

Durante la dominazione austriaca in Istria, Dalmazia, nella Venezia Giulia e nel Friuli, gli slavi collaborarono fattivamente alle politiche anti-italiane messe in atto da Vienna, avvantaggiandosene. Questo sarebbe stato uno dei motivi alla base degli indirizzi in chiave anti-slava del regime mussoliniano.

Legittimare i massacri delle foibe (ad essere uccisi o espulsi non furono le camicie nere ma semplici civili) come logica e comprensibile reazione alla violenza fascista, non significa quindi solo sdoganare la vendetta ma anche legittimare, a sua volta e senza rendersene conto, le stesse politiche fasciste.

Simili cortocircuiti sono il risultato dell’intreccio tra fanatismo ideologico e povertà culturale (in ambito storico)

Lo Stato ero io, lo Stato sono io. Il partito ero io, il partito sono io. Eziologia di un equivoco e fenomenologia di una tirannide.

Da “Il Giornale“:

“Alfano tradisce”

“Alfano pugnala il Cavaliere”

“Al-fini il traditore”

«Gianfranco da salvatore della patria a traditore»

Come vediamo, c’è sempre una linea di continuità da parte del maggiore organo di stampa del Gruppo Berlusconi nell’ etichettare e definire il dissenso e i dissenzienti. La destra italiana (o meglio, la sua porzione maggioritaria e più esposta), si dimostra, ancora una volta e per l’ennesima volta, incommensurabilmente distante dal solco della condivisione democratica e della dialettica liberale. La collegialità viene espulsa dal sistema normativo dell’elemento destrorso-berlusconiano (ne ha mai fatto parte?) per lasciare il posto a traiettorie semantiche e retoriche rozze e volgari, cristallizzate al muscolarismo ventrale di stampo fascista. Il capo e i suoi cultori e sacerdoti sono e diventano così gli unici e i soli dispensatori di verità e legittimità politica e ideologica, costi quel che costi, esattamente come avvenne in quel 18 settembre 1943, quando le Camicie Nere voltarono le spalle alla nazione e a chi la rappresentava, legittimamente ed in modo “super partes” ( Vittorio Emanuele III e il Maresciallo Pietro Badoglio) per dar vita ad un segmento secessionista, abusivo ed arbitrario, altro ed antitetico rispetto allo Stato unitario e a chi lo aveva reso tale.