Ucraina: quella sinistra che si scopre “sovranista”

Avendo sempre condannato la difesa dell’interesse nazionale e sovrano e la “raison d’état” come inaccettabili rigurgiti fascisti e sciovinisti, la sinistra che oggi insorge (per amor di pace o per amor di Mosca?) contro il sostegno militare indiretto a Kiev non si rende conto di essere tra i massimi responsabili di quello che giudica un appiattimento a Washington ed alla NATO, al di là della disputa ucraino-russa.

“Uroborismi”

L’affaire siriano è ed è stato l’ennesimo palcoscenico per la propaganda cosiddetta “di guerra”, in un continuum che descrive la strategia della persuasione occidentale dal 1917 ad oggi. Come più volte evidenziato, essa si snoda e sviluppa attraverso le seguenti terzine:

A- Ricorso alla paura e identificazione del nemico
1: demonizzazione del nemico
2: uso da parte del nemico di armi letali e non convenzionali
3: guerra come risposta al nemico e non come attacco

B- Bontà delle nostre guerre
1: soccorrere una nazione o un popolo
2: giusta causa
3: estendere la democrazia

Ancora una volta, a fare la parte del leone nel battage mediatico sono le armi di “distruzione di massa”, in questo caso il gas, che ha preso il posto della meno credibile boccetta delle lenti a contatto esibita da Colin Powell a Palazzo di Vetro nel 2003, in uno dei momenti più imbarazzanti dell’intera storia a stelle e strisce. Ad uccidere (e da anni) in Siria non è soltanto il gas, ma anche e soprattutto il piombo ed il cannone, ma è l’arma non convenzionale a smuovere le leve dell’inconscio, e questo per il suo essere e rappresentare un pericolo invisibile, astratto. Non convenzionale, per l’appunto. “Casus belli” forse meno efficace di due grattacieli colpiti a morte, pare comunque sufficiente a raggiungere il bersaglio dello spettatore-cittadino medio della parte del mondo che conta. Aspettando i telefilm di Fox television.

Miopie

La stetta sulle armi promossa e ventilata dal segmento “liberal” de Partito Democratico, non deve scontrarsi soltanto con la pressione delle lobbies degli armamenti (più epicizzata che reale) quanto con la cultura delle armi, peculiarità ed essenza prima di quello che è l’atomo sociale e culturale dell’America profonda: la comunità ulsteriano-scozzese. In un intreccio perverso di ritualismo machista ed ignoranza rurale “white trash”, sono loro ad aver fatto della violenza un brand ed un mezzo di conquista, contribuendo a delineare gli Stati Uniti all’interno dei loro confini attuali. Ghettizzati e costretti alla razzìa in patria sotto Giacomo I nel ‘500, usati dai ricchi protestanti inglesi nelle terre di confine per fare da cuscinetto contro gli indiani nel ‘700, ancora carne da macello durante la Guerra Civile per difendere gli interessi dei padroni del cotone e ora mandati in pasto ai mortai iracheni, sono loro il baluardo culturale, elettorale e sociale a difesa del II emendamento, non la Beretta o la Colt’s Manufacturing Company. I “liberal” statunitensi, esattamente come quelli italiani, fanno però ancora fatica a comprendere l’istologia della massa.