L’ira lucidissima di Donald Trump

Le ipotesi per spiegare il comportamento di Donald Trump dopo il voto sono molteplici, ad esempio ribaltarne l’esito per via politica o giudiziaria, preparare il terreno per il 2024, ottenere delle immunità o il semplice e “banale” orgoglio personale.

Da un punto di vista strategico, comunicativo e propagandistico, il “tycoon” potrebbe ad ogni modo star seguendo un passaggio del “codice del dominio” (da lui usato a piene mani), ovvero stressare ed esasperare la situazione fino a portarla vicino al limite di rottura, così da volgerla a proprio favore.

Ma come?

Vicino al limite di rottura, appunto, ma ritirandosi in tempo, dando l’impressione di fare, lui, delle aperture, di trattare, lui, da un punto di forza. In questo caso riprenderebbe in parte anche il cosiddetto “Equilibrio di Nash” (teoria dei giochi), in cui i “players”, trovatisi in un momento di stallo, devono giocoforza fare delle concessioni agli altri per uscire dall’impasse e ottenere un risultato.

Quale sia questo risultato, per “The Donald”, lo chiariranno i prossimi mesi.

L’esca invisibile: attenzione a chi vuole screditare il dissenso

Qualche giorno fa, ha fatto il giro dei social e del web la frase “e guardacaso chi è che trova il vaccino…? un’azienda farmaceutica ….ho detto tutto …… “, postata su Twitter dal profilo satirico “ffffjd”. Profilo satirico, ma preso dannatamente sul serio da semplici utenti come da testate giornalistiche, pagine e gruppi.

Questo offre alcuni spunti di riflessione, anche oltre l’argomento in oggetto, come:

-il ricorso (ma appunto non è forse questo il caso) a vettori fittizi che diffondano teorie improbabili e bizzarre così da screditare e delegittimare la critica, pur se e quando razionale, alle narrazioni dominanti

-la presenza di piattaforme social (pagine, gruppi, ecc) all’apparenza apolitiche e distanti dalla politica e dall’attualità (ad esempio “Io amo la pasta”) ma in realtà usate per veicolare questo o quel messaggio, approfittando del fatto che, in quel momento, l’utente avrà la guardia abbassata. Una strategia usata, in un certo senso, anche da Berlusconi in passato, ma in televisione.

Noa: l’incredibile attenzione concessa ad “Angela da Mondello” rientra anche in questa strategia, cioè delegittimare la critica ad una certa narrazione governativa e mainstream usando un argomento fantoccio, un esempio indifendibile e imbarazzante.

La seconda ondata? Colpa di Zangrillo, del postino e del ragazzo che ti porta la pizza: analisi tecnica del discorso di Nicola Zingaretti

Covid, Zingaretti: “Troppe persone nel corso dell’estate hanno detto cretinate”

“Troppe persone nel corso dell’estate hanno detto troppe cretinate”. Tipo “che il coronavirus era scomparso, che le mascherine erano inutili, che era un malore”. Ecco, “quelle voci forse hanno contribuito a far abbassare quell’attenzione che era necessaria”. Sono le parole di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e segretario Pd a Live – Non è la D’urso su Canale 5. Il Covid “non era scomparso e non bisogna avere fastidio delle regole ma del virus” prosegue Zingaretti. Infatti “è sbagliato far finta che il problema non esista, tornare a essere liberi vuol dire fare cose in maniera diversa, dire ‘tanto è finito è stato sbagliato, per molti è una cosa lieve ma per tanti significa morire, non si deve perdere di vista che questa è una tragedia”.

Il segretario Pd torna poi a sottolineare l’importanza in questa fase di “non abbassare la guardia” perchè siamo di fronte a “un evento che forse l’uomo non ha mai vissuto”. Di questo “io me sono accorto il 18 agosto quando sono cominciate a tornare tante persone dalle vacanze, persone che stavano bene ma poi col tampone in aeroporto a Fiumicino o al porto di Civitavecchia risultavano positive”. Ecco, “forse iniziare da metà agosto con un enorme tracciamento un po’ è servito”. “Ma – conclude – non si deve abbassare la guardia e si deve combattere”.

Poi venendo agli aiuti economici necessari alle attività produttive messe in ginocchio dalla pandemia, il governatore del Lazio sottolinea: “Credo che il problema più grande che abbiamo avuto sia stata la velocità e non la quantità, dico però che l’economia tornerà a crescere e il lavoro a tornare solo quando sconfiggeremo il CoViD”.”Dobbiamo avere meno timore in certi passaggi per batterlo” spiega ancora Zingaretti, spiegando che comunque gli aiuti per “ristoranti e bar cominciano ad arrivare nei conti”. Adesso, però, “la cosa più importante è dare fiducia, che significa velocità” avverte Zingaretti “questo ci aiuterà a unirci non contro le regole ma per fermare il virus, perchè finchè non lo fermiamo l’economia non riparte”.

Quello riportato è un articolo di Roma Today su un’intervista rilasciata da Nicola Zingaretti (che, ricordiamo, fu tra i primi “negazionisti”) a Barbara D’Urso qualche giorno fa.

Concentriamoci subito sulla prima frase: “Troppe persone nel corso dell’estate hanno detto troppe cretinate, tipo che il coronavirus era scomparso, che le mascherine erano inutili, che era un malore”; il segretario democratico si riferisce, tra gli altri, anche al Prof. Zangrillo (che pure non voleva intendere che il virus fosse scomparso). Zangrillo o qualche minimizzatore, vero o presunto, non potrebbero ad ogni modo aver scatenato, da soli, la seconda ondata, e infatti, appena dopo, il segretario democratico “colpisce” il vero bersaglio: “Quelle voci forse hanno contribuito a far abbassare quell’attenzione che era necessaria”. Ancora: “Non era scomparso e non bisogna avere fastidio delle regole ma del virus”. Ancora: “E’ sbagliato far finta che il problema non esista, tornare a essere liberi vuol dire fare cose in maniera diversa, dire tanto è finito è stato sbagliato, per molti è una cosa lieve ma per tanti significa morire, non si deve perdere di vista che questa è una tragedia“. Ancora: “Io me sono accorto il 18 agosto quando sono cominciate a tornare tante persone dalle vacanze, persone che stavano bene ma poi col tampone in aeroporto a Fiumicino o al porto di Civitavecchia risultavano positive”. Infine: “Non si deve abbassare la guardia e si deve combattere”.

Il vero bersaglio, si è detto: il cittadino. Sempre e comunque, secondo una retorica colpevolizzante e divisiva mai fermatasi e andata di pari passo con una narrazione allarmistica che mai ha fatto concessioni alla speranza, all’ottimismo, all’incoraggiamento.

Il cittadino, cui spetta il combito di distruggere, da solo, il virus, il cittadino che ha “fastidio delle regole”, il cittadino irresponsabile untore perché runner e “movidaro”, vacanziero e bagnante (tutte cose concesse o incoraggiate dal governo con i bonus), reo della colpa, terribile e imperdonabile, di voler vivere. O almeno di provarci.

Un approccio che non è solo immorale ma anche anti-scientifico, dal momento in cui la seconda ondata ha colpito, come previsto e prevedibile, tutta Europa, essendo il Covid-19 un virus stagionale che attacca le vie respiratorie.

Lo Zingaretti e la sua maggioranza scelgono tuttavia di continuare ad accanirsi su fatti di mesi e mesi fa e sui cittadini comuni, cioè su coloro i quali sopportano quasi tutto il peso dell’emergenza, e lo fanno per coprire e nasconderefalle e ritardi che si ripropongono da gennaio. Un modus operandi inedito nella storia recente del mondo libero, che presenterà ineviabilmente il conto all’asse giallo-rosso e ai suoi sostenitori.

Nota: incomprensibile il passaggio: “Un evento che forse l’uomo non ha mai vissuto” (!). Lo Zingaretti dimostra in questo caso delle lacune profondissime in ambio storico.

Perché ti dicono che sei “negazionista”: l’argomento fantoccio

Nella comunicazione del governo, dei suoi influencer, dei suoi canali propagandistici e, come conseguenza finale, dei suoi simpatizzanti, potremo oggi notare un abbondante ricorso all’escamotage dell’ “argomento fantoccio”. Una “fallacia logica che consiste nel conf”utare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta”, un’estremizzazione ed una semplificazione spesso ad elevato impatto emotivo.

Più nel dettaglio e nel caso di specie (l’emergenza Covid), la critica, anche quando razionale, alle scelte dell’esecutivo e/ o alla sua versione dei fatti, viene dirottata su un argomento diverso, su un piano concettuale diverso, ad esempio il “negazionismo”, l’accusa di “negazionismo”. Lo scopo è togliersi da una situazione difficile mettendoci l’interlocutore/avversario. Una tattica comunicativa e propagandistica che è parente stretta della “proiezione” o “analogia” e dell’ “attacca il messaggero”.

Ad essa si sta accompagnando l’uso della “falsa dicotomia” (o “falso dilemma” o “fallacia della falsa scelta”), per cui l’unica alternativa alle soluzioni del Conte II ed alla narrazione dominante sarebbe abbandonare i malati, come farebbero in Svezia e in Svizzera (non è vero).

I “negazionisti” esistono, anche se per fortuna sono pochi, ma non sono certamente tutti coloro i quali esprimono e stanno esprimendo il loro dissenso riguardo l’approccio governativo e mediatico alla crisi sanitaria.

Caro Speranza, quale spirito di marzo?

In un’intervista rilasciata oggi, Roberto Speranza ha invocato un ritorno allo “spirito di marzo”, accodandosi agli appelli di Zingaretti (due giorni fa in un post dove attaccava i cittadini “colpevoli” di aver contestato Gori) e di Conte (oggi in risposta a Repubblica).

Questi continui richiami all’unità ed alla collaborazione, al “rally ‘round the flag”, sono la cartina di tornasole del fallimento, per quanto riguarda l’approccio comunicativo all’emegenza, dell’asse giallo-rosso. Da mesi, infatti, il governo, i suoi collaboratori, i suoi canali e i suoi sostenitori veicolano una comunicazione ostinatamente allarmistica e ansiogena, accompagnata da una demonizzazione del cittadino che non ha forse precedenti nella storia democratica del Paese (nella stessa intervista, lo Speranza ha non a caso detto che a “fare la differenza sono i comportamenti individuali”).

Non si può, per essere più chiari, trattare il cittadino come un irresponsabile untore, scaricare sulle sue già affaticatissime spalle l’onere della soluzione del problema, spaventarlo oltre ogni logica, e poi chiederne la collaborazione e l’aiuto, pretendere da lui scelte misurate e razionali. Un comportamento che non è solo scorretto e amorale ma anche dilettantesco, perché, come insegna ogni studio sulla gestione delle emergenze, il panico è proprio una delle prime cose da evitare e contenere in uno scenario critico.

Zingaretti e quelle cannonate dalla torre d’avorio

“Il Covid si vincerà rispettando le regole e rimanendo uniti. Basta con le intimidazioni e le strumentalizzazioni. Siamo vicino al Sindaco Gori, a tutti i sindaci d’Italia e a chi combatte in prima linea per fermare questa pandemia. Il nemico è il virus, non le regole.”

Così Nicola Zingaretti (che, è bene ricordare, fu tra i primi “negazionisti”) sulle proteste di ieri a Bergamo contro le misure restrittive.

Zingaretti semplifica volutamente la questione, commettendo tre errori:

-Il Covid non si vince, o non si vice soltanto, rispettando le regole. Così facendo, il segretario democratico “scarica” ancora una volta l’onere dell’emergenza sul cittadino

-Il nemico sono anche le regole, laddove ingiuste e/o inefficaci e/o eccesive. Anche se e quando necessarie da un punto di vista sanitario (e lo sarebbero per coprire falle causate dalla politica), avrebbero in ogni caso un peso rilevantissimo sulla vita del cittadino e del lavoratore

-Chi manifesta (e questo è il punto più importante) non è un sovversivo, non un teppista, non è uno strumentalizzatore e non è un fascista, come invece vorrebbe una certa retorica nota dai tempi di Lenin. O meglio può anche esserlo, ma spesso, e soprattutto in questi giorni, si tratta di lavoratori e cittadini che si sentono penalizzati e danneggiati dalle politiche restrittive.

Di nuovo e come molti altri esponenti e sostenitori del governo, Zingaretti sceglie una forma di propaganda “agitativa”, prima chiedendo unità e poi demonizzando il cittadino, ignorandone il malessere e sobbarcandolo di responsabilità che gli spettano solo in parte. Un approccio miope, scorretto ed elitario, destinato a produrre risultati negativi per lui-loro come per gli altri.

Tanto io sono Selvaggia Lucarelli…

Con questo post, Selvaggia Lucarelli (da sempre sostenitrice delle misure restrittive) dimostra la stessa miopia del Primo e del Secondo Stato nel ‘700 francese; ha una posizione economica solida e garantita che le permette anche di spostarsi e far vita sociale, quindi non vive i problemi del resto del popolo e qundi per lei quei problemi non esistono o il loro impatto viene enfatizzato in maniera eccessiva.

Per Lucarelli, il naturale e legittimo bisogno di vivere una vita normale si riduce insomma ad una scusa vergognosa e squallida, ad una bugia simile al trucco del detenuto che vuole scassinare le porte della cella per sottrarsi al giusto castigo. Lucareli vorrebbe di più, perché tanto a subire quel “di più” sarebbero comunque gli altri, il Terzo Stato.

Un approccio (condiviso da molti altri personaggi pubblici favorevoli alle chiusure ed alle limitazioni) non solo limitato ma anche oltremodo offensivo, che allontana dal paese “reale” e fa danno sia a chi lo sostiene che al cittadino.

P E G G I O R A T O ! (!!111)

“Carlo Conti e il Covid, peggiorano le condizioni del conduttore”; così, nei titoli, il Corriere della Sera ed altre testate del gruppo. Approfondendo, si scopre però che Conti è solo passato dal non avere sintomi all’avere qualche linea di febbre e qualche dolore muscolare, come avviene con l’influenza. Teoricamente, è vero, le sue condizioni sono peggiorate, come teoricamente io diventerò più “povero” se perderò un centesimo.

Il Corriere della Sera non è Fanpage o ImolaOggi ma il più prestigioso quotidiano italiano ed uno dei più prestigiosi al mondo, tuttavia non è la prima volta che, in tema Covid, si lancia in titoli allarmistici e/o ospita notizie inesatte o vere e proprie “fake news” senza ricorrere al “fact checking” (si pensi alla bufala di agosto sulle intensive piene a Cremona).

Quale sia il motivo di una simile linea di condotta (incapacità, interesse commerciale o scelta politica) questo la dice purtroppo lunga sullo stato dell’informazione in Italia, almeno nella fase storica che stiamo vivendo.

Viola le norme della buona comunicazione

Alcuni passaggi di un intervento della biologa Antonella Vola a sostegno del DPCM:

“Il coprifuoco non ha una ragione scientifica ma serve a ricordarci che dobbiamo fare delle rinunce” (può essere vero, ma in un post che invita al rispetto delle misure del DPCM e le legittima andranno scelte parole diverse), “che il superfluo va tagliato” (quello di “superfluo” è un concetto relativo, dato che per molti si tratta di attività indispensabili e di lavoro), “che la nostra vita dovrà limitarsi all’essenziale: lavoro, scuola, relazioni affettive strette” (come sopra, con l’aggiunta di un tono inutilmente millenaristico). “L’unica cosa che funziona contro questo virus è limitare il numero di persone che incontriamo nelle nostre giornate” (forse era così in primavera, ma oggi la Medicina ha elaborato soluzioni nuove per contrastare il Covid e il vaccino è ormai dietro l’angolo). “Facciamo tutti la nostra parte: la storia siamo noi!” (esatto solo in parte se con il “noi” si intende il cittadino, che non ha il compito di risolvere e gestire l’emergenza).

Come avviene in altri paesi e/o in altre realtà, medici e scienziati dovrebbero limitarsi nelle loro dichiarazioni pubbliche e farsi sempre affiancare da professionisti della comunicazione. Questa bulimia oratoria, anche se e quando non determinata dall’Ego o dall’interesse personale, è solo dannosa, un problema nel problema.

Quella (sporca) guerra al vaccino che ci attende

L’arrivo del vaccino (e poi delle prime cure risolutive) ci pone di fronte ad una sfida con la malacomunicazione forse non inedita, ma che sarà senza dubbio lunga, difficile e sfiancante. Questo perché se tutti coloro i quali stano traendo vantaggio e beneficio dall’emergenza (tra i politici, tra i giornalisti, tra i virologi “mediatici”, tra i divulgatori, tra gli opinionisti, tra gli editori, tra gli imprenditoi, ecc) per adesso si sono limitati a controllare le posizioni conquistate, l’offensiva su vasta scala, e quasi sicuramente decisiva, rappresentata dal vaccino, li obbligherà invece a dover concentrare ogni sforzo, ogni energia e ogni risorsa nella difesa, strenua e disperata, del loro fronte, delle loro stesse linee.

Ciò significa che sfrutteranno qualsiasi intoppo, qualsiasi minimo ritardo, ogni piccolo insuccesso del vaccino per metterne in dubbio l’efficacia, così da mantenere in vita il più possibile uno stato di tensione e di crisi per gli altri destabilizzante e traumatico ma per loro eccezionalmente proficuo.

Uno scenario inquietante ma realistico, che paradossalmente vedrà molti vaccinisti e “razionalisti” far la guerra a quegli strumenti della Medicina e della scienza difesi fino a ieri.

Certe incomprensibili e irresponsabili dichiarazioni sulla presunta pericolosità del vaccino, per spegnere gli entusiasmi sulla sua imminenza e l’enfasi data ad alcuni stop (ovvi e scontati) durante la sperimentazione, sembrano già muoversi in questo senso.