L’acqua, il bambino e la nostra libertà di fare
Rispondi
Secondo i sociologi Jowett e O’Donnell, per propaganda si intende “il tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti del propagandista”. Il sondaggio (parliamo di sondaggi manipolati) è senza dubbio un’arma fondamentale nell’arsenale di qualsiasi politico od “opinon maker”. Si tratta di un tipo di propaganda “verticale”, ovvero diretta e gestita dall’alto, quasi sempre “grigia” (parzialmente falsa) o “nera” (totalmente falsa) mirante, appunto, a “plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento” allo scopo di avvantaggiare questa o quella posizione. Il sondaggio manipolato crea la falsa percezione di un vasto consenso attorno ad un determinato soggetto o ad una determinata causa, giocando su quella che Newcombe definisce “pluralistic ignorance”, “ignoranza pluralistica”; il soggetto crede di essere l’unico a non condividere un certo orientamento (quello sostenuto dal propagandista) e per paura di risultare impopolare o di essere in errore, tace o si uniforma. Per la sociologa tedesca Elisabeth Noelle Neumann, infatti, “l’opinione pubblica dominante costringe alla conformità di atteggiamento e comportamento nella misura in cui minaccia di isolamento l’individuo che dissente”. Negli ultimi giorni, stanno girando in rete e per le piazze “sondaggi” che vorrebbero in crescendo ed in maggioranza partiti e formazioni in realtà in netto calo; in questo modo, i loro leader cercano di contenere il danno, rilanciando con la manipolazione. Ovviamente, tali sondaggi verrebbero “nascosti” dai media eterodiretti dagli avversari. Si apre così un altro ventaglio di opzioni in dotazione alla propaganda (propaganda di tipo “agitativo”): le frasi allusive e la ricerca del nemico. Stay alert.
La battuta della Boccassini su Karima El Marough, in arte Ruby, durante la sua requisitoria (“una ragazza intelligente, di quella furbizia orientale, propria delle sue origini”) è grave, gravissima, per diversi motivi e sotto molteplici punti di vista. E’ grave, è gravissima, perché Boccassini è una donna delle istituzioni, è grave, è gravissima, perché la togata si è lasciata andare ad uno “sconfinamento” oltre il perimetro delle sue competenze (e conoscenze), è grave, è gravissima, perché si tratta di una sortita dai chiari, manifesti ed inequivocabili contorni razzisti e xenofobi. Una battuta che denota ignoranza, dalla sciatteria intellettuale rumorosa, fragorosa, rutilante. Dispiace ma non stupisce, ancora una volta, il silenzio dei censori del politicamente corretto e dell’ecumenismo etnico a corrente alternata; sempre pronti a bacchettare tutto e tutti, anche e molto spesso a sproposito, mettendo sul bilancino del buonsenso virgole e congiunzioni, adesso tacciono, perché a sbagliare è stata una delle loro icone e perché la destinataria dello strale intinto nel qualunquismo è un'”amichetta” di Berlusconi. La mente libera, liberale e libertaria, non potrà che inorridire per la frase alla “Der Stürmer” pronunciata dal Pm milanese, come di questa parzialità ideologica che stupra e azzoppa la morale civile, inquinandola nel suo atomo primo, che è la comunicazione. Fiero di non aver bisogno di eroi.
P.s: immaginiamo un intervento dello stesso tenore, da parte di un magistrato “vicino” al centrodestra, su un ebreo od una donna…
Più volte ho manifestato la mia distanza dalla moda del “tiro al piccione” sul PD, noioso refrain di una mentalità della semplificazione, malinconica e scontata, che a nulla serve e che nulla produce. Appare comunque sempre più chiaro come il partito di Via di Sant’Andrea delle Fratte sia nulla più di un “parcheggio” per le vecchie cere del politburo “comunista” e querciato, privo di una reale progettualità a lungo termine per il sistema-paese. L’idea non è quella di vincere e di vincere per riformare, bensì quella di “galleggiare”.
Il primo cittadino aquilano, Dott. Massimo Cialente, ha “rinunciato” alla sua fascia tricolore, spedendola all’indirizzo del Quirinale, e ha disposto la rimozione della bandiera italiana dai pennoni del Comune (atto, a mio avviso, valicante il perimetro della legalità, oltreché del buongusto). “Noi qui stiamo letteralmente crepando”, è stato lo sfogo/motivazione di Cialente. Posso comprendere, Signor Sindaco, la difficoltà, estrema, che il Suo ruolo comporta, in special modo in una fase tanto critica per la nostra comunità, e per tale ragione Lei ha sempre potuto contare sul mio personalissimo appoggio e sostegno, in questi anni di dura, durissima lotta contro tutti e contro tutto. Questa sua ultima sortita, però, mi ha negativamente scosso e negativamente impressionato, e non posso, di conseguenza, fare a meno di ricordarLE quando nella famosa “biciclettata” di 1 anno fa Lei diceva e prometteva: “ci risaremo tutti, si ricamminerà sotto i portici, la città sarà molto più ricca, saremo arrivati ad 85 mila abitanti, ci sono 5 miliardi da spendere, prendo in mano tutto io”. Ora Lei dice che i soldi non ci sono. Anzi, ci sono, ci sarebbero, ma sono bloccati dalla nostra elefantiaca burocrazia. Ma è possibile se ne sia accorto solo ora? Possibile che un uomo intelligente, capace e, soprattutto, esperto della pubblica gestione come Lei, non fosse a parte di certe lacune e falle del nostro ingranaggio amministrativo? Perché, allora, tutte quelle promesse? Leggerezza? Eccesso di ottimismo? O cos’altro? Rimetta quella bandiera al suo posto, Signor Sindaco; non si arroghi diritti e prerogative che non Le competono. In un certo senso, Lei rappresenta anche me (aquilano emigrato) e rappresenta ancora quelle 309 persone. Buon lavoro e buona fortuna.
Tra i molti epiteti e le molte etichette con cui il Governo Letta è stato e viene classificato, spicca la definizione di “nuova Democrazia Cristiana”, formula utilizzata in senso e con intento dispregiativo, sminuente e canzonatorio. Non sanno, non ricordano o fingono di non sapere o di non ricordare, costoro, che la democrazia e la libertà di cui tutti possiamo godere (pur tra molte e molteplici storture e limitazioni) , è merito proprio di quella “balena bianca” oggi tanto sbeffeggiata e assurta a paradigma del peggio. E’ altresì grazie alla DC, depositaria e “braccio politico” della dottrina sociale della Chiesa cattolica (fin dai tempi della “Rerum Novarum”, quando era un sindacato), se l’Italia ha potuto dotarsi di un’architettura welfare tra le più avanzate, complete e competitive del circuito occidentale (implementando e perfezionando in questo senso l’opera giolittiana), ed è, anche, grazie alla DC, se oggi possiamo vantare quella che forse è la carta costituzionale più avanzata e moderna, anche in senso cronologico, dell’intero pianeta. La cosiddetta “democrazia bloccata” (mancanza di alternanza) e l’insabbiamento delle vicende meno chiare e più dolorose del segmento temporale primarepubblichista, non sono da imputare al partito di Piazza del Gesù, ma all’esigenza di tutelare quegli equilibri yaltiani che al tempo della “dottrina Breznev” non potevano essere alterati e manomessi. L’Italia, potenza perdente, era stata destinata al “mondo libero” e la mancanza di alternative liberali a destra (il partito più corposo era il neofascista MSI) e a sinistra (il PCI faceva la parte del leone), imponevano la salvaguardia e la “blindatura” dell’unica formazione liberale ed atlantista in grado di contenere gli estremismi di opposta matrice, preservando lo status quo democratico. Per questo, Mani Pulite esplose (fu fatta esplodere?) proprio nel 1992, a pochi mesi dal crollo dell’Unione Sovietica (1 gennaio 1992) e per questo, la Mafia, imprescindibile serbatoio di voti in una delle regioni più importanti del Paese, in quel 1992 “perse la testa”, dando il via alla stagione delle stragi, perché la vecchia politica non riusciva più a coprirla, non riuscendo più a coprire se stessa. Caduti gli equilibri est-ovest, caddero anche le sue strutture di sostegno in Italia. La destra e la sinistra nostrane non ebbero mai una Bad Godesberg, questa fu la radice di ogni male; colpa prima ed unica, ancora una volta, dell'”uomo qualunque”, di quell’elettore sempre irretito dal fascino dell’estremismo illiberale, della demagogia pericolosa e dal volto schiavizzante che ogni pensiero totalitario reca con sé, con il suo ventaglio di soluzioni “facili”, e che tanta presa riesce ad avere, soprattutto a certe latitudini, nella realtà latine. Colpa nostra il silenzio su Ustica, colpa nostra il silenzio su Piazza Fontana, colpa nostra l’affaire Moro e il “piano Viktor”, colpa nostra la strage di Via D’Amelio. Non della DC o degli USA. Non di Giulio Andreotti. L’Agenda Rossa? E’ nascosta nelle scrivanie (e nella coscienza) di ciascuno di noi.
Ricordiamo che la dottoressa Cécile Kyenge, medico oculista ed attuale Ministro per l’Integrazione, è cittadina italiana a tutti gli effetti e che risiede in Italia dal lontano 1983. Ricordiamo, inoltre, che durante i primi anni nel nostro Paese, la dottoressa Kyenge si pagava gli studi lavorando come badante, senza padri o madri a coprirle le spalle (a differenza di molti tribuni da salotto). L’Italia è, soprattutto dal 476 dc, un melting pot di etnie e culture, una fusione di mondi e percorsi nella quale nessuno si trova nella condizione di rivendicare primati di originalità. P.s: Io stesso ho sangue francese e germanico, ma non per questo sono francese o tedesco.
Politichetti di lungo corso, consiglieri “ad nauseam”, che passano ai figli il proprio “pacchetto” storico di voti, e con esso il loro seggio, come se si trattasse di un feudo. Rampolli digiuni di politica e di prassi della pubblica gestione che, forse, otterranno addirittura una sedia dietro la grande scrivania, quella al centro della sala. Perché, si sa, una mano lava l’altra, anche se la faccia poi rimane sporca. Ma il pesce non puzza dalla testa, come una vulgata ultimamente tanto in voga vorrebbe far credere alla “massa” tanto desiderosa di assoluzione, bensì dalla coda; colpa prima ed ultima è di chi accetta questi immondi travasi, colpa è dell’uomo qualunque, che sceglie di non scegliere, affossandosi per innalzare il nulla di nulla agghindato Bonne nuit.
P.s: se questo è il nuovo, io sono Georges Jacques Danton
Tanto irritante quanto socio-antropologicamente curioso e degno di studio, l’arsenale di idiozie messo in campo dal qualunquismo popolare durante occasioni e ricorrenze quali il Primo Maggio. Ogni anno si ripete lo stesso spettacolo, rutilante di nulla: tutto va male e tutto andrà male. Ovviamente, come nelle migliori tradizioni del disfattismo nazionalpopolare, si evoca ed invoca un passato mitico ed aureo che, vorrei chiedere a costoro, in quale epoca troverebbe collocazione, dato il carattere sempiterno e costante di questo “inverno nucleare” sociale ed economico. Ps. Il pessimismo viene visto come un “must”, prova ed attestato di intelligenza, capacità di scavo ed allergia sensoriale. È, invece, l’esatto contrario, come lo sono tutti gli estremismi e gli arroccamenti aprioristici. Al suo nulla segue il vuoto della non-proposta, in una costante opera e prassi di modaiola lamentazione.
Meeting Letta – Merkel. Letta: “Confermo che manterremo gli impegni e che tutto starà dentro quegli impegni. I modi e le forme con cui troveremo le risorse è roba di casa nostra e non devo spiegarla a nessuno”. Esistono molti modi per tutelare la propria sovranità e la propria dignità di (grande) Paese, senza dover ricorrere a battute da osteria, sessiste e volgari.