L’intimidazione “silenziosa” ai temi del Covid: il motivo per cui molti hanno paura di esprimersi

Distaccarsi dal pensiero maggioritario sul Covid e le politiche di emergenza, e criticarlo apertamente, non è facile, dal momento in cui si rischia lo stigma e l’emarginazione, persino la perdita di amicizie storiche e gravi conseguenze sotto il profilo lavorativo. Ciò vale ancora di più per chi è, in qualche misura, pubblicamente esposto e ha ruoli di grande responsabilità.

Una pressione sociale e un prezzo enormi, che non tutti, ed è comprensibile, sono disposti a sostenere e pagare. Forse anche per questo, progetti e personaggi un tempo schierati contro il “mainstream” (i suoi aspetti più discutibili ) sembrano oggi aver fatto marcia indietro, sposando una linea meno “temeraria” e più allineata.

Trasfusioni di rabbia e paura: la comunicazione del Covid

Quando la propaganda riesce ad agire sugli strati più profondi dell’ inconscio, facendo leva sulle nostre emozioni più “forti” e stimolandole a proprio piacimento (ad esempio rabbia, rancore, ansia o paura), si potrà parlare di “trasfusione”.

La “trasfusione” ottiene i risultati migliori se il target è, per un motivo o l’altro, già predisposto a certe reazioni (magari perché inserito in un contesto sociale e storico difficile). A quel punto riuscirà a condurlo in una sorta di stato di “trance” , che diventa collettivo.

Approfondimento

Molto più di una teoria: la scienza della paura

Soprattutto in questi mesi non sono in pochi a bollare come assurdità “complottistiche” o esagerazioni le proteste contro una certa informazione sul Covid, accusata, a ragion veduta, di aggiungere ansia all’ansia, incertezza all’incertezza, paura alla paura, confusione alla confusione.

A ragion veduta, si è detto, perché il “marketing della paura” non solo esiste, e questa è una chiara e nota evidenza storica, ma rientra in una branca del cosiddetto “Neuromarketing”.

Nel caso di specie sono moltissime le tecniche, dalle parole alla gestualità, dalle scelte cromatiche al ricorso a certi rumori, odori e sapori, a intervenire sul nostro cervello (specialmente sull’amigdala, l’ipotalamo, l’Area di Broca e l’ippocampo), al fine di suscitare ansia, paura, preoccupazione, far riemergere ricordi negativi, ecc.

La propaganda e la comunicazione sono cioè qualcosa di molto più concreto, e dunque efficace, di quanto comunemente si pensi. Strumenti legati a doppio filo alla scienza e non più ad astratte teorie filosofiche (se non addirittura alla superstizione) come si pensava una volta e come qualcuno pensa ancora o racconta.

Ancora ecologisti. Ma per quanto? Il paradosso di una sinistra scientista

La svolta “scientista” e “tecnocratista” di una certa sinistra non stupisce, se si considerano ad esempio il contributo del Positivismo alla sua storia, il socialismo scientifico ed il materialismo marxiani ed il tecnocratismo leniniano (gli ultimi tre declinati in modo degenerativo).

Stupisce invece sopravviva, in quella stessa sinistra, una cultura fortemente ecologista, e per di più con un ruolo dominante, in aperta antitesi con gli aspetti sopracitati (si pensi al dogma sull’origine antropica del riscaldamento globale ed al principio della decrescita). Stupisce non sia vista come una teoria del complotto, nemica del progresso. Un “controsenso” forse spiegabile alla luce del globalismo post-sessantottino ed alla conseguente fusione con il movimentismo.

Non è tuttavia da escludere un abbandono ed un rigetto progressivi anche delle posizioni ecologiste ed un interscambio, in questo senso, con le destre, come del resto già avvenuto in passato.

4Luisella Chiavenuto, Luciano Danti e altri 2Commenti: 1Mi piaceCommentaCondividi

Cosa dovrebbero insegnare le parole di Mario Monti

Le pericolose dichiarazioni di Mario Monti dovrebbero stimolare la riflessione critica di chi si ostina a rifiutare, bollandola come un teoria del complotto, qualsiasi segnalazione sull’uso della propaganda e della comunicazione manipolatoria da parte delle istituzioni e dei loro canali di appoggio nella vicenda Covid (e non solo).

Mario Monti non è , infatti, un politico di quarto rango, ma un ex presidente del consiglio, un senatore a vita ed una delle personalità più in vista nel mondo dell’alta finanza, quindi una figura di vertice, di assoluto rilievo all’interno dell’establishment nazionale e globale.

Il settarismo ufficialista: Andrea Crisanti, da mito infallibile a nuovo Montesano?

Gli attacchi ad Andrea Crisanti, su La7 (dai “rigoristi” Gruber, Severgnini e Giannini) e sui social per aver mostrato alcune perplessità sulla vaccinazione ai bambini e aver ipotizzato la fine della pandemia, dimostrano e ribadiscono come anche il movimento d’opinione ufficialista/rigorista sia polarizzato e dogmatico, tanto quanto le sue controparti radicali (no-vax ideologici,, teorici del complotto, ecc) ed abbia gli stessi meccanismi di funzionamento.

In questo caso, in particolare, assistiamo ad una dinamica tipica delle sette, ovvero l’ostracismo. Chiunque, persino se un vertice o una figura di prestigio, metta in discussione gli indirizzi dominanti e accettati, viene sanzionato, ricusato e allontanato. Crisanti è un nume infallibile fino a quando veicola un certo tipo di messaggio, altrimenti sarà messo da parte e paragonato ai no-vax, accusato di essere un irresponsabile, un imbelle attendista, un pessimo comunicatore. Il “principio di autorità” diventa allora flessibile, adattabile a seconda del momento; uno scienziato, un primario, una rivista scientifica famosa, sono ritenuti credibili, sono “autorità”, solo se allienati, oppure sarà preferito loro un influencer, un calciatore, un attore.

Molte voci potenzialmente indipendenti e dissonanti preferiscono quindi restare in silenzio, nel timore dello stigma e dell’esclusione, rafforzando un circolo vizioso che a sua volta indebolisce la cultura democratica.

La scienza tra metodi ed equivoci

C’è la tendenza, in questa fase storica, a confondere l’approccio etico-politico con quello scientifico. Si pensi ad esempio al rifiuto di accettare anche una piccola quota di morti per Covid tra le migliaia “ordinarie” giornaliere oppure al rifiuto (l’anno scorso) di consentire le attività sportive ritenendole sconvenienti per via dei morti e degli ospedalizzati. O ancora al rifiuto, aprioristico, di una soluzione solo in base al suo canale di provenienza.

Da qui, anche da qui, discende la polarizzazione, discendono molte delle difficoltà che impediscono, e impediranno forse per lungo tempo, la famosa uscita dal tunnel.

Natale, Giovanni e Maria: oltre la polemica

La polemica sul Natale e i nomi Giuseppe e Maria (nata da una notizia parzialmente fraintesa) rilancia la riflessione sul “mito” globalista (e relativista), tra i capisaldi dell’impianto ideologico di una certa sinistra, italiana e occidentale.

Non si è infatti voluto capire che, pur con tutti i suoi limiti, le sue chiusure e le sue contraddizioni talvolta insuperabili, la società “tradizionale” era, per sua natura intrinseca, l’ultimo argine al consumismo di massa e spersonalizzante, imposto da soggetti come ad esempio le multinazionali e le grandi corporation. Dal grande capitale.

Anche l’attacco al merito che oggi la sinistra lamenta, cioè l’idea che tutti possano parlare di tutto, è un’eredità di quel movimento nato negli anni ’60 e ’70 del Novecento (il permissivismo anti-borghese dilatato all’estremo, al parossismo livellatorio, fino ad abbattere ogni norma ed ogni limite) che diede origine al globalismo.

Gli “involontari” alleati dei “no-vax”

Quando le autorità e i loro canali di appoggio chiedono ai cittadini di vaccinarsi, evidenziando l’aumento dei contagi (asintomatici compresi), stanno suggerendo, nella sostanza, l’idea che i vaccini attualmente disponibili siano in grado di renderci immuni, di non farci prendere il virus. Una scelta strategica forse efficace nell’immediato ma disastrosa sul medio-lungo periodo, perché così facendo, quando la curva dei contagi non calerà (a differenza di quella dei morti e degli ospedalizzati), il cittadino si sentirà sfiduciato, tenderà a pensare che i vaccini anti-Covid siano inutili, che la scienza menta o sia inadeguata (anche volendo considerare alcune contraddizioni recenti), e no-vax ideologici e teorici del complotto avranno un argomento potentissimo dalla loro.

Se a “convertirsi” non sono solo i “no-vax”

A fronte di un leader nox-vax che muore di Covid o di un altro che si “converte” dopo aver contratto il virus in maniera mediamente severa (in questi casi sarebbe sempre utile conoscere la storia clinica del soggetto), abbiamo migliaia se non milioni di persone che perdono progressivamente fiducia nelle istituzioni, nelle case farmaeutiche e nella scienza a causa delle loro contraddizioni, dei loro errori, della loro pessima comunicazione, delle loro ambiguità, della loro perseveranza più ottusa.

Anche gli alberi che cadono senza far rumore sono un problema. Per tutti.