Magdi Allam e l’ipocrisia degli atei devoti

Le ultime incursioni razziste di Magdi Cristiano Allam sul pericolo (infondato) Ebola potranno irritare, ma certamente non stupire. Non esiste, infatti, incoerenza tra la fede cristiana del giornalista egiziano ed il suo sentire xenofobo, semplicemente perché Allam non è un cristiano; la sua conversione, infatti, non fu e non è di tipo spirituale bensì ideologico (e, forse, tornacontista).

Al pari di tanti altri conservatori e reazionari, anche Allam ha individuato nell’Islam un pericolo dopo l’11 settembre e, di conseguenza, ha percepito il Cristianesimo quale contraltare naturale e baluardo da opporre ai fedeli di Maometto (ricordiamo, tra gli altri, anche il caso di Roberto Calderoli, sposatosi con rito celtico in mezzo ad un bosco per poi tramutarsi in tradizionalista cattolico convinto dopo il 2001) .

Ateo devoto e non cristiano, Allam è quindi sprovvisto di quel carico valoriale e di quell’allergia sensoriale naturale conseguenza della genuina condivisione del dettato del Nazareno

“Se solo il buon Magdi, si ricordasse di essere lui stesso un immigrato, e che se le frontiere fossero realmente chiuse, oggi lui stesso sarebbe tra coloro che scappano da guerre, carestie, morte e miseria per cercare un minimo di dignità in un altro paese”

La condanna di Dell’Utri, il MPS, la “caccia alle streghe” e il benaltrismo analgesico di una società immatura

Chi scrive ha spesso avuto modo di soffermarsi sulla figura del bielorusso Moisei Ostrogorski (Hrodna, 1854 – Pietrogrado, 1921) , considerato tra i padri fondatori della sociologia politica moderna. Profondo conoscitore dei meccanismi alla base del consenso, Ostrogorsky era convinto vi fosse un parallellismo tra il fideismo religioso e quello politico; per il sociologo di Hrodna, infatti, chi segue un’ideologia mostra molto spesso le stesse caratteristiche del devoto, consegando ad essa la sua capacità di analisi razionale.

Seguendo su Facebook una discussione riguardante la condanna e l ‘arresto dell’ex senatore Marcello Dell’Utri (FI), hanno attirato la mia attenzione due commenti, in particolare, provenienti da due persone distinte ma collocate nell’emisfero ideologico e partitico opposto a quello degli avversari dell’ex parlamentare (il cripticismo e l’interpretabilità della formula sono voluti). In un caso, si faceva ricorso alla parabola della trave e della pagliuzza, con l’immancabile vicenda MPS nella veste della trave idealmente posata sulle spalle del cittadino italiano (in realtà, i fondi destinati alla ricapitalizzazione dell’istituto sono soltanto a titolo di prestito ), mentre, nell’altro, l’estensore dell’intervento manifestava la sua stizzita preoccupazione per quello che considerava un ritorno alla “stagione di caccia alle streghe” con “avversari percepiti come nemici, come merda da distruggere”.

Sostando sulle due considerazioni, potremmo notare come non vi sia ne vi possa essere legame alcuno tra la vicenda giudiziaria che vede coinvolto Marcello Dell’Utri, il caso MPS od altre inchieste o scandali, così come non potremo che rilevare l’improbabilità che la magistratura di uno stato democratico attui una selezione mirata e strategica dei suoi interventi e tantomeno delle mistificazioni “ad hoc” (“stagione di caccia alle streghe”), riuscendo addirittura a portarle a compimento ed affermazione fino all’ultimo grado di giudizio. Inoltre, come già accennato, non saranno i cittadini a ripianare la voragine debitoria dell’istituto senese. Tuttavia, i due utenti hanno sospeso e ricusato la loro capacità di scavo razionale, sospinti dal fideismo ideologico più emotivo, tracciando legami improbabili ed illogici tra argomenti diversi ed antitetici tra loro, anestetizzando qualsiasi esigenza verificatoria. Ecco che un plurindagato e condannato in Cassazione diventerà, “stricto sensu”, una vittima dell’odio politico e sociale, ecco che una vicenda, pur grave, disinnescherà l’enormità di una seconda. Ecco che il sistema normativo espellerà da sé gli anticorpi a salvaguardia dell’indagine consapevole, affidandola al ventralismo più mortificante ed esiziale.

Fecondazione eterologa:La Corte Costituzionale e quella sentenza che ha consegnato alla storia la Decima Crociata.Quando il Duemila trovò il suo inizio nel Medioevo.

Lo scontro tra civiltà proposto e prodotto dagli attentati dell’11 settembre 2001 collocò, nell’immaginario collettivo e nella mitologia mediatica, la Chiesa cattolica nella posizione di baluardo bimillenario a difesa di quella che veniva ritenuta una minaccia da parte del mondo islamico (in particolare, arabo). “Opinion makers” ed “influencers” tuonavano contro l’Islam, invocando la Croce come antidoto per scongiurare la contaminazione con una cultura incapsulata nello stereotipo più respingente, e l’esplosione dei cosiddetti “atei devoti” si poneva quale emblema di questo nuova fase di intolleranza a metà tra il maccartismo ed il razzismo di stampo più classico. La poderosa ondata emozionale generata pochi anni dopo dalla morte di Karol Wojtyła fece il resto, trainando la popolarità e l’influenza del Vaticano nella sua fase più acuta, in Italia, dal 1870 (se non dal 1814).

E’ in questo particolare segmento contestuale che va incastonata la bocciatura astensionista dei quesiti referendari sulla fecondazione eterologa e la ricerca sulle cellule staminali (2005). Le gerarchie ecclesiastiche seppero mettere in campo tutto il loro potenziale mediatico e politico, forti di un incondizionato appoggio che giungeva, trasversalmente, dal mondo dei partiti come da quello della cultura ed, in primis, della società civile, anestetizzata, per l’appunto, dalla retorica anti-islamica oltranzista e dal sentimentalismo più agiografico alimentato dal decesso di Giovanni Paolo II (lo slogan “Santo subito” si fissa come chiave di lettura di questo “frame” storico). Con la sua decisione, la Corte Costituzionale è intervenuta, ancora una volta, a correggere un’anomalia (il tentativo di ingerenza nella sfera più intima e personale del singolo) frutto di una sostanziale immaturità civile del cittadino e delle forze politiche nazionali.

Nota: La Chiesa, tuttavia, non seppe capitalizzare il consenso regalatole dalla speciale congiuntura storica di quella prima fase del secondo millennio; sconfessando una “way of strategy” da sempre attenta e misurata , si produsse in una politica di ingerenza sempre più marcata e contaminante, facendo irruzione con aggressività ed altero disprezzo del dissenso in ogni ambito della vita pubblica italiana, fornendo indicazioni di voto ad ogni consultazione elettorale e referendaria, imbastendo politiche censorie nei confronti della satira (quest’ultima è tradizionalmente la più improvvida delle scelte per qualsiasi attore della comunicazione) e confezionando uscite dai forti accenti reazionari in special modo nei confronti della comunità LGBT. Si sentiva, insomma, padrona del territorio, pur senza esserlo. La successiva emersione degli scandali internazionali legati alla pedofilia, il caso Claps (gestiti in modo del tutto sbagliato, con tentativi di insabbiamento e nessuna attenzione verso le vittime), la crisi economica (la quale fece emergere le contraddizioni di un’ istituzione a vocazione umanitaria cinta di opulenza ed alleggerita dai pesanti carichi fiscali che invece opprimevano il cittadino comune) e l’elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio (il confronto tra lui, ulrtanconservatore antimediatico ed il suo predecessore, fu deflagrante), depauperarono il tesoro in termini di credibilità e simpatia accumulato dal Vaticano, esponendolo alla reazione degli avversari e dando la stura ad una parabola declinante che nemmeno la strategica elezione dell’ottimo Bergoglio sembra riuscire ad invertire.

“L’argomento migliore contro la democrazia è una conversazione di soli cinque
minuti con l’elettore medio”. Winston Churchill (attribuita).

Sutor, ne ultra crepidam. Ancora.

Odifreddi dovrebbe limitarsi a ciò che meglio sa fare: il matematico. L’irruzione, affannosa, affannata e scomposta, in perimetri disciplinari (vedi la storia e la storiografia) sideralmente distanti dal suo e in merito ai quali non possiede le più basilari cognizioni e metodologie di analisi, lo espone a fin troppo facili affondi, mortificandone l’intelletto e la dignità pubblica. Al pari di quello, incondizionato, per la fede ed il suo mistero, risibile e fragile è ed appare il fanatismo per la ratio, armato soltanto della misconoscenza del condizionale.(Chi scrive è un agnostico-determinista.)

Adesso attendiamo scriva un libro sull’Islam, uno di storia controrisorgimentale ed un romanzo revisionistico sulla Resistenza e siamo a cavallo.

P.S: purtroppo, la “tuttologia” è un male che si nutre delle tossine del prestigio mediatico.